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Inflation Targeting:aspetti teorici ed empirici

INTRODUZIONE

Negli anni, diverse strategie di politica monetaria, sono state perseguite dalle Banche Centrali. Esse si differenziano, sia in termini di obiettivi principali che si propongono di raggiungere, sia in termini di modalità con cui ottenerli.
Principalmente, esistono due linee teoriche che divergono per la considerazione del legame tra stabilità dell’economia e conduzione della politica monetaria. Secondo una di queste correnti, quella che fa riferimento a Friedman, l’economia è intrinsecamente stabile e manovre monetarie discrezionali sono sconsigliate in quanto destabilizzanti del sistema. Invece, secondo il filone contrapposto, quello che fa riferimento a Keynes, l’economia, essendo instabile, è soggetta a crisi e shock ricorrenti, quindi sono indispensabili manovre discrezionali.
In particolare, il dibattito si è concentrato su due approcci denominati, rispettivamente, monetary targeting e inflation targeting.
Nello specifico, il monetary targeting si basa su un obiettivo intermedio concernente il tasso di crescita dell’aggregato monetario scelto, cioè su variabile che a differenza del tasso di inflazione è più facilmente controllabile. L’obiettivo intermedio opera come una regola che l’autorità monetaria è tenuta a seguire.
Al contrario, l’inflation targeting si basa sul perseguimento, da parte della Banca Centrale, di un tasso di inflazione obiettivo che viene quantitativamente definito e che cerca di raggiungere senza fare leva su variabili intermedie, ma utilizzando il tasso di interesse come variabile strumentale. Essendovi discrezionalità, la Banca Centrale è libera di muovere la variabile strumentale in risposta ai vari shock che si manifestano nell’economia al fine di mantenere il livello inflattivo promesso.
Da questa suddivisione si percepisce chiaramente come la scelta tra regole e discrezionalità è essenzialmente una scelta che si lega ad una assunzione riguardante la stabilità dell’economia, ed in particolare del mercato monetario. L’obiettivo di questo elaborato è proprio quello di analizzare le relazioni esistenti tra il mercato monetario e le scelte di politica monetaria.
In tale ottica, si effettuerà un’analisi delle fondamentali teorie sulla domanda di moneta che sono state proposte in letteratura. Lo studio si soffermerà sulle caratteristiche che la funzione di domanda di moneta assume nei due apparati teorici, specie in termini di stabilità e di trasmissione degli impulsi di politica monetaria.
Il solo aspetto teorico-fondamente, seppur essenziale, risulta insufficiente per far si che i banchieri centrali operino delle scelte reali circa la conduzione della politica monetaria. Ben noto è che ogni teoria, essendo ottenuta tramite un processo logico-induttivo, risulta valida sotto certe ipotesi. È quindi importante per il banchiere centrale capire quale apparato di ipotesi risulta più conforme al sistema economico-finanziario nel quale opera.
A tal proposito, verranno esposte alcune tra le principali metodologie di misurazione empirica della domanda di moneta. Di esse verranno analizzate analogie e differenze con i modelli teorici, nonché possibili interpretazioni dei risultati ottenuti alla luce delle stesse assunzioni teoriche. Si metterà in evidenza che le analisi empiriche, essendo effettuabili con metodi molti differenti tra loro, sia per quanto riguarda il rilevamento dei dati e la costruzione del modello, sia per quel che concerne le metodologie matematiche di estrazione di alcuni valori caratteristici dai dati, non costituiscono una base univoca per la scelta di un regime di politica monetaria piuttosto che un altro. Tale scelta risulta determinata più da questioni di tipo storico-politico-istituzionale, che da analitiche e tecniche analisi empiriche.
Nell’ultimo capitolo, dopo una brevissima analisi storica, verranno analizzate tutta una serie di problematiche che i modelli classici di inflation targeting presentano e si vedrà come essi perdano efficacia nel momento in cui non risultano verificate delle ipotesi forti circa la stabilità dei mercati finanziari e la distribuzione degli shock. Come soluzione a questi problemi verrà analizzato un modello ibrido di politica monetaria proposto da Söderström, che consiste nell’assegnazione ad una Banca Centrale, operante in regime di inflation targeting, di un obiettivo sulla crescita della moneta.

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Introduzione III INTRODUZIONE Negli anni, diverse strategie di politica monetaria, sono state perseguite dalle Banche Centrali. Esse si differenziano, sia in termini di obiettivi principali che si propongono di raggiungere, sia in termini di modalità con cui ottenerli. Nell’ultimo ventennio, la maggior parte delle Banche Centrali dei paesi OCSE ha fissato come obiettivo primario la stabilizzazione dell’inflazione, nella consapevolezza che, eliminando le distorsioni sul livello dei prezzi, si possa aprire la strada verso la crescita dell’output e la riduzione della disoccupazione. Sebbene la dottrina sostenga sostanzialmente le scelte dei banchieri centrali per quel che concerne gli obiettivi, la stessa è profondamente divisa su quali siano le modalità più opportune per raggiungere tali obiettivi. Principalmente, esistono due linee teoriche che divergono per la considerazione del legame tra stabilità dell’economia e conduzione della politica monetaria. Secondo una di queste correnti, quella che fa riferimento a Friedman, l’economia è intrinsecamente stabile e manovre monetarie discrezionali sono sconsigliate in quanto destabilizzanti del sistema. Invece, secondo il filone contrapposto, quello che fa riferimento a Keynes, l’economia, essendo instabile, è soggetta a crisi e shock ricorrenti, quindi sono indispensabili manovre discrezionali. In particolare, il dibattito si è concentrato su due approcci denominati, rispettivamente, monetary targeting e inflation targeting. Nello specifico, il monetary targeting si basa su un obiettivo intermedio concernente il tasso di crescita dell’aggregato monetario scelto, cioè su variabile che a differenza del tasso di inflazione è più facilmente controllabile. L’obiettivo intermedio opera come una regola che l’autorità monetaria è tenuta a seguire. Al contrario, l’inflation targeting si basa sul perseguimento, da parte della Banca Centrale, di un tasso di inflazione obiettivo che viene quantitativamente definito e che cerca di raggiungere senza fare leva su variabili intermedie, ma utilizzando il tasso di interesse come variabile strumentale. Essendovi discrezionalità, la Banca Centrale è libera di muovere la variabile strumentale in

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Giovanna Notarnicola Contatta »

Composta da 73 pagine.

 

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