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Il riscatto dei vuoti urbani. sTreet, un sistema gestionale per alberare il quartiere Isolotto di Firenze.

Informazioni tesi

  Autore: Maddalena Scalabrin
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Architettura
  Corso: Architettura del paesaggio
  Relatore: Francesco Ferrini
Coautore: Martina Lucchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 187

STREEt intende rivoluzionare il concetto di riqualificazione urbana in Italia e nel resto del mondo. Obiettivo del progetto è l'aumento capillare e significativo del patrimonio arboreo di qualsiasi città , grazie all'introduzione di uno o più alberi in spazi vuoti o privi di edifici.
Il software sTREEt sarà in grado di proporre un modulo specifico adatto alle diverse tipologie di spazio disponibile, secondo i parametri forniti di volta in volta dal progettista. STREEt semplifica e velocizza in questo modo le procedure di riqualificazione urbana. I benefici per l'ambiente, i cittadini e il committente, grazie a sTREEt, saranno concreti e verificabili.
La tesi presenta il progetto sTreet e le sue potenzialità, applicandolo al contesto fiorentino, con un'analisi degli spazi urbani vuoti e da qualificare. Comprende un esempio di inserimento di specie arboree in un parcheggio del quartiere Isolotto di Firenze.

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5 Introduzione Al momento attuale più della metà degli abitanti del pianeta vive in ambienti urbanizzati. Nel corso del XX secolo, in parallelo con la crescita della popolazione, l’ampliamento dei sistemi urbani ha portato infatti a uno “straripamento” degli insediamenti. Il cittadino, ormai alienato dal rapporto naturale, ignora come la vita animale, e di conseguenza la sua, dipenda dalla presenza di vegetali in grado di svolgere il processo fotosintetico. Per arrivare a una riqualificazione urbana del territorio è fondamentale una più ampia e profonda cultura del verde che porti tutti noi, cittadini e gestori dei servizi pubblici, ad agire con maggiore attenzione e consapevolezza in sua difesa. L’albero in città può essere collocato in zone inerbite, parchi, giardini, boschi, filari, spartitraffico o piazzali. Queste ultime situazioni, le più problematiche, necessitano di particolare competenza nelle scelte progettuali e nelle operazioni di piantagione e manutenzione, ma sono anche quelle che vengono sfruttate male, o, più spesso, rimangono irrisolte. “La città discontinua, la città che ha decentrato la mobilità e la comunicazione come mai prima nella storia; ha portato a far perdere l’identità di alcuni spazi che sono spesso, “non luoghi” nel senso di nuovi organismi senza un’appartenenza umana complessa, semplificati ossessivamente per una singola funzione e quindi decapsulati” 2 . La realizzazione di progetti che nascono come sommatoria di singoli interventi localizzati appare l'esito naturale dello sforzo per "riempire" questi vuoti. In altri casi l'abbandono e la crescita spontanea sono la causa di aree verdi interstiziali, una delle categorie spaziali più tipiche della città dispersa. Lasciato a se stesso, il verde ha infatti, per propria natura, la tendenza ad occupare tutti gli spazi a disposizione e, pur essendo considerato come valore positivo in 2 ZAGARI F., Questo è paesaggio 48 definizioni, Gruppo mancosu editore, Roma, 2006.

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