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Nuove tecnologie per una società della sorveglianza

Informazioni tesi

  Autore: Caterina Rocca
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: scienze della comunicazione pubblica e sociale
  Relatore: Roberta Lorenzetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 154

La presente tesi analizza i rapporti che intercorrono tra biopolitica, biotecnologie e sorveglianza, con riferimento ai problemi relativi ad etica e privacy, che l'uso di tecnologie di identificazione sempre più nuove e invasive comporta. In particolare analizza l'applicazione delle tecnologie di identificazione a radio frequenza, in inglese Radio Frequency Identification RFID.
Il nostro corpo e la sua rappresentazione sociale sono mutate. Siamo rappresentati da profili creati dalla raccolta continua di dati che ci riguardano, collezionati da soggetti pubblici e privati. L'umanità è schedata in banche dati che si arricchiscono di giorno in giorno grazie alle tracce che lasciamo durante le nostre attività quotidiane, nei consumi, negli usi che facciamo di internet, quando ci vengono forniti beni e servizi, quando cerchiamo informazioni, negli spostamenti fisici e virtuali. Si arriva a dire spesso che “noi siamo i nostri dati”. In questo panorama, il discorso relativo alla tutela della persona e quindi dei dati ad essa collegati coinvolge la tutela della privacy. Infatti, se si analizza l'evoluzione del termine “privacy” si può notare come si sia significativamente allargato il suo significato. Dall'originaria definizione del 1890 di Warren e Brandeis come “diritto ad essere lasciato da solo” riferito alla sfera privata, il termine si è evoluto arrivando a identificare il diritto al controllo sui propri dati personali. Alan Westin nel 1967 definisce la privacy come il diritto di una persona di controllare l'uso che gli altri fanno delle informazioni che la riguardano, Friedman nel 1990 la definisce come “tutela delle scelte di vita contro ogni forma di controllo pubblico e di stigmatizzazione sociale”. Poiché la tutela della sfera privata riguarda non solo i dati in uscita ma anche i dati in entrata (mail indesiderate, spamming), nel 1995 la privacy si configura secondo Rodotà come “il diritto di mantenere il controllo sulle proprie informazioni e di determinare le modalità di costruzione della propria sfera privata”. Rosen infine, nel 2000, la presenta come una “rivendicazione di limiti per difendere il diritto di ciascuno a non essere semplificato, oggettivato o valutato fuori contesto1”. Per cui, la tutela della privacy non ha come solo scopo la riservatezza della vita privata ma si è estesa alla libertà di espressione contro le discriminazioni.
Gli individui sono coinvolti nei flussi della società dell'informazione e della comunicazione. Infatti, il cambiamento sociale che è avvenuto in linea con l'evoluzione della sorveglianza è il passaggio da una sorveglianza mirata ad una generalizzata. Non si controlla più solo l'eccezionale, l'individuo che commette un reato, ma si controllano tutti, in qualsiasi luogo. Tutti possiedono dei profili individuali, familiari, di gruppo, che interessano a molti soggetti. Uno di questi è il mercato, per il quale le informazioni personali sono fonte di guadagno. La sorveglianza è uno strumento che permette uno studio approfondito sul cittadino ormai ridotto a consumatore, al quale vengono offerti vantaggi commerciali in cambio dell'accesso alla propria privacy.
L'interesse della presente tesi nasce dalla riflessione sulla pervasività delle tecniche e dei luoghi di sorveglianza e sul rapporto tra sorveglianza e potere. Come ci controllano le tecnologie della sorveglianza? La sorveglianza, nello strutturare rapporti di potere, rafforza chi si trova in posizione dominante? L'eccessiva conoscenza e l'accesso non tutelato ai nostri dati possono comportare dei rischi, quali il controllo autoritario, la discriminazione, l'esclusione sociale?

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Introduzione La presente tesi analizza i rapporti che intercorrono tra biopolitica, biotecnologie e sorveglianza, con riferimento ai problemi relativi ad etica e privacy, che l'uso di tecnologie di identificazione sempre più nuove e invasive comporta. In particolare analizza l'applicazione delle tecnologie di identificazione a radio frequenza, in inglese Radio Frequency Identification RFID. Il nostro corpo e la sua rappresentazione sociale sono mutate. Siamo rappresentati da profili creati dalla raccolta continua di dati che ci riguardano, collezionati da soggetti pubblici e privati. L'umanità è schedata in banche dati che si arricchiscono di giorno in giorno grazie alle tracce che lasciamo durante le nostre attività quotidiane, nei consumi, negli usi che facciamo di internet, quando ci vengono forniti beni e servizi, quando cerchiamo informazioni, negli spostamenti fisici e virtuali. Si arriva a dire spesso che “noi siamo i nostri dati”. In questo panorama, il discorso relativo alla tutela della persona e quindi dei dati ad essa collegati coinvolge la tutela della privacy. Infatti, se si analizza l'evoluzione del termine “privacy” si può notare come si sia significativamente allargato il suo significato. Dall'originaria definizione del 1890 di Warren e Brandeis come “diritto ad essere lasciato da solo” riferito alla sfera privata, il termine si è evoluto arrivando a identificare il diritto al controllo sui propri dati personali. Alan Westin nel 1967 definisce la privacy come il diritto di una persona di controllare l'uso che gli altri fanno delle informazioni che la riguardano, Friedman nel 1990 la definisce come “tutela delle scelte di vita contro ogni forma di controllo pubblico e di stigmatizzazione sociale”. Poiché la tutela della sfera privata riguarda non solo i dati in uscita ma anche i dati in entrata (mail indesiderate, spamming), nel 1995 la privacy si configura secondo Rodotà come “il diritto di mantenere il controllo sulle proprie informazioni e di determinare le modalità di costruzione della propria sfera privata”. Rosen infine, nel 2000, la presenta come una “rivendicazione di limiti per difendere il diritto di ciascuno a non essere semplificato, oggettivato o valutato fuori contesto 1 ”. Per cui, la tutela della privacy non 1 S. Rodotà, “Controllo e privacy della vita quotidiana”. Reperibile nel sito internet http://www.treccani.it/ 5

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