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Il Breakthrough Cancer Pain (BTCP):una nuova visione neurobiologica del dolore nel paziente oncologico

Informazioni tesi

  Autore: Stefano De Santis
  Tipo: Tesi di Master
Master in Master di II livello - Medicina palliativa
Anno: 2012
Docente/Relatore: Gatti Antonio
Istituito da: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 145

Introduzione. In questo lavoro si è cercato di dimostrare partendo da una analisi sistematica e critica dei complessi e spesso contraddittori dati presenti nella letteratura, l’origine del dolore oncologico cronico e del Breakthrough Cancer Pain (BTCP) assumendo l’ipotesi della sua specificità oncologica e della visione gliocentrica della modulazione del dolore.
Materiali e metodi. Lo scopo della ricerca è quello di studiare in modo approfondito le conoscenze fisiopatologiche che si sono stratificate nel corso degli ultimi due decenni sul BTCP e che hanno portato a quella che l’autore ritiene essere la sua più corretta definizione e inquadramento e che si basa su quattro principi fondamentali: la presenza di un dolore cronico di base, l’interazione del cancro con il sistema nervoso, la terapia medica con oppioide e solo allora la comparsa del dolore episodico intenso.
Si è proceduto alla ricerca bibliografica attraverso la consultazione di banche dati e di testi in formato cartaceo. Per la ricerca su banche dati sono stati utilizzati Medline, Cinhal, The Cochrane Library.
Per le diverse ricerche le parole chiave usate sono state: “Breakthrough Cancer Pain”, “Breakthrough Pain”, “Neoplasms”, “Neuralgia/physiopathology”, “Immune System”, “Physiopathology”, “Pain/etiology” e “Analgesics, Opioid”. I limiti posti sono stati: lingua “inglese”, data di pubblicazione “1999-2011”. L’operatore booleano utilizzato è stato “and”.
Risultati. Il lavoro si compone di tre parti successive. Nella prima parte è stata fatta una disamina ed un inquadramento del dolore acuto e cronico partendo dalle basi neurofisiologiche.
Nella seconda parte, si è posta attenzione sulle basi fisiopatologiche del dolore cronico oncologico analizzando le complesse interazioni tra neoplasia e sistema nervoso, in particolare il ruolo della glia.
Qui si è fatto una disamina critica del ruolo della terapia oppioide e dell’iperalgesia da oppioide.
Nell’ultima parte sono state discusse approfonditamente gli elementi clinici che nella visione dell’autore sono alla base del BTCP, con alcune prospettive terapeutiche, per giungere poi alla dimostrazione della nuova teoria del BTCP nel paziente neoplastico considerandolo come un episodio di dolore, su un dolore cronico ben controllato con terapia oppioide.

Discussione. Il BTCP è un fenomeno clinico complesso caratterizzato da una neurobiologia che non è del tutto chiarita e in continua evoluzione.
Alla base di tutto c’è il concetto della plasticità del sistema nervoso che opera per conservare l’omeostasi dell’organismo.
La neoplasia si sviluppa interagendo nell’organismo con i sistemi di controllo dell’omeostasi e il dolore che si manifesta, rappresenta il risultato di queste interazioni fino allo sviluppo della plasticità disadattativa.
La neoplasia può evocare dolore, stimolando la reazione neuro infiammatoria in cui sono coinvolti il sistema immunitario, il sistema nervoso e la glia. La inopportuna attivazione proinfiammatoria della glia simultanea con l’evoluzione della neoplasia e lo sviluppo del dolore cronico oncologico sottoposto a trattamento con oppioidi possono drasticamente amplificare il dolore con l’evenienza del BTCP.

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5 Capitolo 1. IL DOLORE E LA SUA STORIA Il dolore nella storia della medicina e nelle diverse culture Il dolore ha rappresentato sin dalle origini della storia umana, uno dei problemi piø drammatici per l'uomo ed il sollievo da esso è stato il compito principale di medici-guaritori dell’antichità e ancora oggi rappresenta uno dei problemi piu’ attuali della medicina moderna.(Salvadori, 2005) Fin da quando l’uomo e’ apparso sulla terra, il dolore è stato oggetto di paura, superstizione, interesse e studio e la battaglia per il sollievo e la sconfitta del dolore è stata lunga e tormentata. Quando ancora vivevano di caccia e di raccolta, gli esseri umani hanno appreso, osservando gli animali, alcune modalità di comportamento, per esempio inumidire con la saliva le parti contuse e doloranti del corpo. In seguito forse la ragione e l’esperienza li hanno indotti a bagnarle con acqua fredda e ad applicarvi foglie e radici per contrastare sintomi. Con la costituzione della società e la conseguente specializzazione dei ruoli nella comunità, alcuni individui sono diventati esperti nell’uso dei rimedi officinali. Prima della civilizzazione, magia, religione e medicina erano strettamente collegate, e la malattia ed il dolore venivano considerati una punizione divina causata da una negligenza umana individuale o collettiva, od una conseguenza dell’intrusione di spiriti maligni nel corpo. Nelle popolazioni primitive il dolore era visto come uno spirito nemico dentro la persona che soffriva. ¨ su questa base che lo stregone o lo sciamano intervenivano sul sofferente con una leggera ferita, attraverso la quale doveva uscire lo spirito maligno che generava il dolore. Nel corso dei secoli e attraverso le culture dei popoli, si è passati dalla considerazione del dolore come segno di un evento traumatico in un rapporto semplicistico di causa-effetto, alla visione teologica del dolore e della malattia determinata da influssi delle divinità come nell’antico Egitto, fino alla medicina cinese (2600 a.C.) che lo integrava nell’alterato equilibrio tra le due forze energetiche Yng e Yang. Questa visione si arresta quando, prima in Grecia grazie a Ippocrate (460-377 a.C. circa) ed alla sua teoria dei quattro fluidi, e poi nel resto del mondo, una nuova concezione della medicina permette di interpretare in modo razionale i fenomeni naturali come il dolore. I primi tentativi per diminuire il dolore risalgono agli Egizi, la cui cultura era molto avanzata: furono i primi a capire che il freddo inibisce la circolazione e la sensibilità. Gli Egizi conoscevano la “pietra di Melfi”, una roccia che strofinata sopra le membra da amputare o cauterizzare sedava il paziente.

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