Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Aree vulnerabili da nitrati di origine agricola

La tesi tratta di quelle aree la cui vulnerabilità è legata a un non adeguato uso dei nitrati di origine agricola. Innanzitutto si analizzano le normative in materia volte alla salvaguardia degli ecosistemi e della salute umana - a partire dalla Direttiva 91/676/CEE, da cui discendono tutte le relative norme nazionali. Si è poi proceduto alla trattazione di quegli strumenti tecnici, previsti dalle leggi, volti a limitare, se non ad annullare, ogni contaminazione ambientale da nitrati - vale dire il CBPA (Codice di Buona Pratica Agricola) e il Programma d'Azione. Si conclude con appendici in cui: 1) si propongono diverse soluzioni circa la bonifica di aree contaminate da nitrati; 2) si descrive la situazione della Provincia di Napoli in merito allo stato di qualità delle acque.

Mostra/Nascondi contenuto.
4 Premessa Il seguente lavoro verte sulla vulnerabilità di aree potenzialmente esposte a contaminazioni da nitrati di origine agricola con particolare riferimento alle acque sotterranee (corpi idrici esistenti nel sottosuolo all’interno di apposite rocce serbatoio - gli acquiferi). In generale, un acquifero è vulnerabile se è suscettibile a ricevere e a consentire il passaggio di una sostanza capace di alterare le proprietà qualitative delle acque sotterranee. È bene sottolineare come, in condizioni naturali, i nitrati rappresentino una fase del ciclo naturale dell’azoto e, quindi, un nutriente cruciale per il sostentamento di tutti gli ecosistemi in quanto, tranne eccezioni, costituiscono la fonte di azoto per gli organismi autotrofi necessaria per la sintesi di amminoacidi (e, di riflesso, per gli organismi eterotrofi). Posto questo, tuttavia, occorre anche affermare che la loro presenza (in concentrazioni elevate) negli acquiferi indica spesso una fonte di contaminazione antropica e, di conseguenza, una compromissione della qualità della risorsa idrica (senza dimenticare che elevate concentrazioni in acque superficiali comportano quel fenomeno noto come eutrofizzazione – termine col quale si indica l’abnorme crescita di masse algali dovuta ad apporto eccessivo di nutrienti 1 ; crescita seguita da moria di quegli organismi e conseguente depauperamento in ossigeno, fino a condizioni di anossia) 2 . Fin dagli anni ‘80, è noto che la causa principale degli elevati quantitativi di nitrati rinvenuti nelle acque sotterranee, risiede nelle attività agricole. Infatti, in primo luogo, i nitrati sono utilizzati come fertilizzanti (di norma le piante assorbono l’azoto sotto forma di nitrato); in secondo luogo, provengono dagli effluenti zootecnici 3 . Una serie di normative - europee, nazionali e regionali - regolamenta l’uso e lo scarico degli uni come degli altri al fine di salvaguardare la salute umana e, insieme, l’integrità degli ecosistemi. 1 N e P sottoforma di nitrati e fosfati. 2 Condizioni valevoli, in particolar modo, per i laghi a causa della loro tendenza all’instaurarsi di stratificazioni termiche per lo più stagionali. Anche se la presente relazione tratta sulle acque sotterranee, ciò non implica che una contaminazione di tali acque non si riverberino su corpi idrici superficiali: infatti la circolazione idrica sotterranea e la morfologia del suolo può comportare l’afflusso di acque dal sottosuolo ad acque fluviali o lacustri. 3 Per effluente zootecnico s’intende la miscela di stallatico (escrementi e/o urina degli animali) e/o residui alimentari e di abbeverata e/o acque veicolanti le deiezioni; esso consta di una parte liquida (liquame) e solida (letame).

Tesi di Master

Autore: Vincenzo Autiero Contatta »

Composta da 30 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 363 click dal 31/08/2012.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.