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Questioni aperte sulla legge 20 maggio 1985, n. 222

Trattare dal punto di vista puramente canonistico un argomento così complesso quale la l. 20 maggio 1985, n. 222 rischia di essere alquanto problematico sotto molteplici aspetti.
Innanzi tutto è bene ricordare che tale legge investe svariati rami del diritto e viene a toccare tematiche che spesso esulano dal diritto canonico.
Il Diritto o meglio la scienza giuridica ha carattere di per sé unitario e proprio per questo motivo il diritto canonico trova punti d'incontro con altre discipline giuridiche.
Tali legami fanno sì che spesso non sia sempre agevole ricondurre determinate norme o principi a l'una o a l'altra disciplina dato che la scienza giuridica si trova di fronte ad un fenomeno talmente ampio e complesso che difficilmente si presta ad essere ridotto ed arginato entro meri schemi.
L'esigenza pratica di uno studio scientifico di tale materia ha portato a differenziare le norme giuridiche in svariate discipline che vengono denominate in base alle vicende sociali che esse vengono a regolare.
La scienza giuridica, infatti, è una disciplina che ha ad oggetto di studio la vita sociale e che rispecchia la natura umana nel suo "exsistere" accanto ad una molteplicità di individui che si relazionano fra di loro e danno vita ad una molteplicità di rapporti interpersonali che possono assumere rilevanza o meno per il nostro ordinamento giuridico.
Tale realtà unitaria, ma al contempo complessa non deve, quindi, far dimenticare il carattere unitario degli studi giuridici secondo l'insegnamento del Finocchiaro .
Il Diritto canonico, assieme alla Chiesa cattolica, è spesso visto come una dimensione estranea alla realtà laico-sociale contemporanea, ma in verità esso riveste un ruolo di primaria importanza poiché è fortemente presente nella nostra società e permea i rapporti tra gli individui in svariate occasioni.
Non è possibile, infatti, cercare di arginare o convincersi di poter arginare una realtà così vicina e presente come la Chiesa cattolica che da sempre ha operato e da sempre ha fatto sentire la sua piena influenza, seppure a volte in maniera indiretta, nel nostro Paese, la cui storia e le cui tradizioni si fondono e si mescolano in maniera indissolubile con questa istituzione secolare.
Se da un lato è chiara l'esistenza di un piano spirituale accanto ad uno d'ordine temporale è altrettanto vero che queste due dimensioni fanno parte in maniera inscindibile della persona umana: spesso esse collidono e sono in contrasto tra loro stesse, ma al contempo si integrano ed influenzano reciprocamente senza mai escludersi a vicenda.
Tale concezione è fortemente connaturata nella nostra cultura giuridica che si riflette nel costante e continuo mutare della Chiesa cattolica e delle sue Istituzioni nell'intera società occidentale al fine di adeguarle anche sotto il profilo economico e politico.
Questa affermazioni trovano un riscontro reale nel ruolo delle confessioni religiose incentrato alla realizzazione e al perseguimento del bene dell'uomo attraverso l'opera di carità intesa "come agenzie di servizi, che svolgono opera di apostolato mediante attività di volontariato e di assistenza, mettendo in secondo piano l'attività di comunità dedite al culto e al rapporto con un Dio trascendente, lontano dalle contingenti necessità materiali dell'uomo" (GIOVANNI CIMBALO, La riforma dell'insegnamento universitario e prospettive di insegnamento del Diritto Ecclesiastico, Campobasso 19-20 gennaio 2001, http://ecclesiastico.giuri.unibo.it/file/Campobasso1.htm ).
Lo stesso Giovanni Paolo II, nel promulgare il nuovo Codice di Diritto canonico, esortava: "La nuova legislazione canonica divenga un mezzo efficace perché la Chiesa possa perfezionarsi, secondo lo spirito del Vaticano II, e rendersi ogni giorno sempre più idonea ad attuare la sua missione di salvezza in questo mondo."
La promulgazione del nuovo Codex Iuris Canonici rappresenta una delle tappe fondamentali dell'evoluzione dei rapporti tra Stato e Chiesa che riconduce ad un approccio di tipo concordatario e di integrazione fra questi due ordinamenti.
In tale contesto sia l'ordinamento politico che l'ordinamento confessionale partecipano in modo congiunto alla realizzazione e allo sviluppo della persona umana promuovendone entrambi sia il bene materiale che il bene spirituale.
Alcuni autori hanno ricondotto la conclusione dell'Accordo di modificazione del Concordato Lateranense, avvenuta a poca distanza temporale dalla promulgazione del Nuovo Codice di Diritto canonico, alla spirito di rinnovamento che ha permeato le idee e le istituzioni a partire dagli anni '70, in linea con una maggiore apertura e sensibilità alle nuove istanze dell'epoca.
A tali principi si è ispirata la l. 20 maggio 1985, n. 222 che propone una reinterpretazione in chiave umanitaria delle norme che disciplinano la materia degli enti e dei beni ecclesiastici e le disposizioni relative al sostentamento del clero cattolico anche alla luce delle norme del Nuovo Codice di Diritto canonico.
Si è di fronte ad una legge che è stata pienamente assimilata ed inglobata all'interno dell'ordinamento canonico e che ha trovato piena attuazione nei suoi punti di maggiore interesse: oramai essa riveste un ruolo importante all'interno di esso e i suoi principi ispiratori hanno dettato le regole base anche in tema di legislazione ecclesiastica.
Basti pensare che l'entrata in vigore di tale legge è stata accompagnata dalla contestuale pubblicazione sia nella Gazzetta ufficiale sia negli Acta Apostolicae Sedis, accanto a fonti di derivazione unilaterale.
A più di ventuno anni dalla promulgazione di tale legge si ritiene che con essa la riforma iniziata nel 1984 con gli Accordi di Palazzo Madama abbia trovato una quasi totale attuazione sebbene restino aperte diverse questioni soprattutto di carattere giuridico ed economico finanziario oltre che ideologico su cui permangono contrasti sia in dottrina che in giurisprudenza.
La nostra discussione avrà ad oggetto, dunque, non una mera esegesi delle singole disposizioni contenute nella l. 20 maggio 1985, n. 222 quanto piuttosto ci si soffermerà sulle problematiche ancora irrisolte, analizzando anche possibili soluzioni e prospettive avanzate da teorici e pratici del diritto.

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Questioni aperte sulla legge 20 maggio 1985, n. 222 ANNO ACC. 2005/06 - INS. DIR. CANONICO - TESI DI LAUREA DI CONCETTO - RELATORE PROF. MANLIO MIELE - STUDENTE EFREM NICODEMO - MATRICOLA 50011 4 Capitolo 1 Vicende storico-giuridiche Sommario: 1. Il processo storico e politico che ha ricondotto al confronto concordatario: Separatismo e Giurisdizionalismo nell’età preunitaria. - 2. La debellatio dello Stato pontificio e i primi tentativi di dialogo tra Stato italiano e Chiesa cattolica: la “legge delle Guarentigie”. - 3. “Attentis omnibus circumstantiis, non expedit”. - 4. La chiusura concordata di un conflitto storico: i Patti Lateranensi e la “Questione Romana”. - 5. L’Assemblea Costituente: la problematica giuridica di raccordo tra Patti Lateranensi e Costituzione. 1. Il processo storico e politico che ha ricondotto al confronto concordatario: Separatismo e Giurisdizionalismo nell’età preunitaria La politica ecclesiastica italiana operata dalla Destra storica a decorrere dal 1848 è stata fortemente influenzata dalla idee separatiste liberali della Francia rivoluzionaria. 5 Il Separatismo, in origine, fu concepito al fine di proteggere la Chiesa da ingerenze estranee quali quelle del potere statale e quindi di garantire l’indipendenza dell’istituzione ecclesiastica e la contestuale difesa dei propri interessi. 6 Tuttavia a decorrere dal 1848 è stato dato adito ad un uso distorto di tale sistema poiché esso è 5 Cfr. SANDRO GHERRO, Stato e Chiesa ordinamento, Torino, 1992, pag.41 e segg.. 6 Cfr. M. FALCO, Il concetto giuridici di separazione, Torino, 1913 pagg. 12, 13 e 19.

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Efrem Nicodemo Contatta »

Composta da 94 pagine.

 

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