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Pink Floyd The Wall

The Wall si inserisce a pieno titolo nella tradizione di album concept tipica degli anni settanta, tradizione seguita e sviluppata con successo dagli stessi Pink Floyd a partire da The Dark Side of the Moon. Apparso sullo scorcio del decennio, quando molte convenzioni stilistiche del rock progressivo sembravano aver raggiunto un'impasse e l'estetica punk aveva ormai innescato un processo di rinnovamento della musica rock inglese, The Wall mantiene di quella tradizione alcune caratteristiche-innanzitutto l'idea stessa di 'concept', ovvero la ricerca di un'unità estetica più ampia e il carattere immaginario del soggetto. Allo stesso tempo però se ne distanzia, rappresenta anzi il superamento di certe formule stilistiche progressive aggiornando forme e contenuti al 1979: dal punto di vista musicale appare evidente l'abbandono di strutture estese e complesse a favore di un ritorno a canzoni da tre minuti, il ricorso a una line-up strumentale semplice, con arrangiamenti 'poveri' ma accompagnato a una sottile sovversione dello standard rock beat. Dal punto di vista tematico, affronta un soggetto imbarazzante ma di forte impatto emotivo e intellettuale, usando spesso un tono sarcastico. Nonostante il viaggio interiore costituisca ancora il perno centrale dell'azione, Waters si distanzia nettamente dall'ideologia di tipo gnostico e dal ricorso alla fantasy (tipico di gran parte del rock progressivo e non degli anni settanta), una scelta stilistica evidente anche nei testi che evitano doppi sensi, allusioni, giochi di parole.

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1Non c’è un’origine precisa del ‘pop’ come lo intendiamo oggi—cultura, modalità di percezione, industria, genere musicale. Si possono tuttavia isolare una serie di fattori che hanno contribuito alla sua creazione, pri- ma e dopo il secondo conflitto mondiale: sviluppi tecnologici, un’eco- nomia di stampo fordista (rapido turnover, produzione di massa, obso- lescenza immediata), l’allargamento dell’influenza americana nel mon- do, la spinta alla democratizzazione indotta dalla società consumistica, una sensibilità ‘esistenziale’ postbellica e postnucleare. Al momento della sua comparsa nel vocabolario inglese, verso la metà degli anni cin- quanta, il termine ‘pop’ rappresenta una demarcazione, nel campo della musica di consumo in genere, di una zona più ristretta associata a un pubblico di adolescenti. È la semplice abbreviazione di ‘popular’1 e come tale porta con sé, oltre ai significati moderni di ‘apprezzato dalla gente’ e ‘diffuso fra la gente,’ connotazioni più o meno spregiative di ‘opere di tipo inferiore.’2 In Europa una cultura popolare esiste da sempre, almeno sin da quando esiste una cultura di qualche altro tipo (sacra, aristocratica, seria) rispetto a cui distinguerla. In particolare per quanto riguarda 1 Eredità Gli americani hanno colonizzato il nostro subconscio.—Wim Wenders

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Alessandro Colizzi Contatta »

Composta da 155 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 13634 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.