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Le Psicosi Schizofreniche

Informazioni tesi

  Autore: Giancarlo Mancini
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale
Anno: 2010
Docente/Relatore: Fausta Marsicano
Istituito da: Istituto Skinner - Formazione e Ricerca (Roma)
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 208

Le mie motivazioni "tecniche" per aver scelto l’argomento sulla "psicosi" schizofrenica

Posso dunque a questo punto concretizzare le mie motivazioni più strettamente tecniche, non solo nella possibilità di apprendere quello che è il giusto approccio a questo mondo “Fantastico”, ma cercare soprattutto di approfondire in termini integrativi, tutte quelle strategie e tecniche terapeutiche efficaci nel restituire, possibilmente, alla persona affetta, una migliore qualità di vita. Verificare la validità di tutte quelle ingegnose teorie e possibilità interpretative, raccolte oggigiorno in diversi testi specialistici, su quegli aspetti deliranti che un tempo, da non addetto ai lavori, ritenevo semplicemente privi di senso.
Oggi, posso ritenermi sicuramente soddisfatto per essermi procurato tante risposte, ma so che tante altre ancora dovrò trovarne per essere sempre a passo con i tempi, proprio perchè “Non si finisce mai di apprendere”. Nella seguente trattazione sulla psicosi schizofrenica, mi propongo quindi di effettuare una sintesi costruttiva delle più autorevoli teorie di orientamento sia psicologico che biologico inerenti i fattori etiopatogenetici e i relativi modelli di trattamento. Lo scopo è quello di fornire nuovi spunti riflessivi mediante l’osservazione delle differenze e delle analogie fra i più attuali modelli teorici di riferimento. A partire dalla fine dell’800 fino ai giorni d’oggi diverse teorie e applicazioni cliniche sono state messe a punto circa l’etiologia ed il trattamento di questo disturbo, che da anni attira l’attenzione di clinici di diversa formazione. Ho deciso dunque, di iniziare con un’esposizione delle varie modalità di concepire la malattia di mente presso le società primitive, per informare il lettore su quelle chiavi di lettura dei disturbi mentali che non risultano tanto dissimili da quelle odierne. Che se da un lato il malato veniva visto come indemoniato o tacciato di stregoneria, si era comunque dotati di varie metodologie per cercare di guarirlo. Si noterà infatti come il pensiero degli uomini primitivi tanto lontani da noi, abbia invece tanti punti in comune con il nostro modus operandi e non solo, ma con lo stesso pensiero regressivo del paziente schizofrenico; una regressione che investe non solo il livello ontogenetico ma anche quello filogenetico, si pensi infatti al tipico “Pensiero magico” che ritroviamo dominante e nel malato d’oggi che in quello d’un tempo. Inoltre, noteremo come diverse tecniche psicoterapeutiche attuali siano le dirette discendenti di quelle primitive, e come nonostante l’evoluzione millenaria con i suoi sostanziali cambiamenti, ci ritroviamo oggi a fronteggiar gli stessi interrogativi, almeno per alcuni aspetti.

Proseguendo poi…

con i cenni storici sulla nosografia delle psicosi con specifico riferimento a E. Kraepelin prima e a E. Bleuler poi, considerati pionieri nello studio della Schizofrenia, esporrò le principali intuizioni della teoria psicoanalitica, i principali apporti della psicoterapia sistemico-relazionale, la visione fenomenologica, l’approccio cognitivo-comportamentale e quello più squisitamente cognitivista.

Il fine ultimo del presente elaborato sarà però, il tentativo di applicare il modello cognitivo-causale con la sua SMM (Struttura Motivazionale Multilivello) alla comprensione degli aspetti motivazionali del funzionamento psicotico. Quest’ultimo punto sarà soltanto concettualizzato alla fine di questa prima parte, venendo dettagliatamente elaborato invece nella seconda parte clinica della tesi, dove ci cimenteremo nel trattamento di un caso di “Disturbo Schizoaffettivo -Tipo Depressivo” che seguo personalmente da ormai due anni.

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4 LE SOCIETA’ “PRIMITIVE” SIGNIFICATI, TEORIE E TECNICHE “NAIF” DELLA MALATTIA MENTALE Numerose ricerche storiche ed antropologiche confermano come fossero già presenti presso le popolazioni antiche, teorie e tecniche di guarigione psicologica praticata da sciamani, stregoni, uomini della medicina ecc. che, se in un primo momento vennero considerati, dagli studiosi, degli ignoranti superstiziosi o imbroglioni speculatori della credulità altrui, sono oggi ritenuti gli antenati precursori di diverse applicazioni terapeutiche moderne. Come sostiene Bartels una parte sostanziale della medicina primitiva rappresenta un primo stadio della medicina empirica, come l’impiego di bagni d’acqua e di vapore, del massaggio, di alcune semplici conoscenze chirurgiche, e delle droghe. Sappiamo infatti oggi come la farmacopea moderna, abbia ereditato molte delle droghe più efficaci dalla medicina primitiva. Una importante testimonianza sulla razionalità della medicina primitiva ci è data da G.W. Harley, che visse per un significativo periodo di tempo all’interno della tribù Mano in Liberia, identificando un centinaio di condizioni, di cui solo quindici erano trattate con modalità magica o irrazionale; Più di duecento specie di vegetali, sostiene, erano usate dagli uomini della medicina sotto forma di infusi, decotti ecc. Per quanto riguarda invece il trattamento delle malattie mentali, ad esempio in Lapponia, veniva prescritto dai guaritori uno specifico stile di vita : astensione dalle bevande alcoliche, dal tabacco e dal caffè, alzarsi presto e andare presto a dormire, tenersi occupato con un lavoro leggero. Il paziente non doveva prendere alcuna medicina ma si doveva lavare due volte al giorno, in acqua di mare al mattino e in acqua dolce la sera; Se fosse diventato aggressivo, non lo si doveva legare ma chiuderlo in una camera priva di oggetti pericolosi, e se avesse aggredito qualcuno, gli si doveva dare un colpo su qualche parte nuda del corpo con un ramo senza foglie, mostrandosi arrabbiati e senza paura. Un guaritore lappone curò, in tal modo, molti pazienti mentalmente disturbati. E’ da attribuire a Forest E. Clement, invece, la descrizione di alcune forme di cura della malattia mentale primitiva, in base al semplice nesso di causa/ effetto che le caratterizzava; Volendo schematizzare : *Teoria della malattia Terapia 1. Intrusione di un oggetto malattia Estrazione dell’oggetto malattia 2. Assenza dell’anima Trovare, richiamare, e restituire l’anima perduta 3. Introduzione di uno spirito Esorcismo Estrazione meccanica dello spirito estraneo 4. Infrazione di un tabù Confessione, espiazione 5. Stregoneria Magia riparatrice. *[TRATTO DA ELLENBERGER “La scoperta dell’inconscio” 2001 ed. Boringhieri]

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