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Extra[Ordinario] Progetto di giardino terapeutico per l'Alzheimer

Il tema progettuale del Cafè Alzheimer nasce come risposta alle necessità sociali ed individuali di una “epidemia” sempre più diffusa, l’Alzheimer appunto; questo tema, così complesso e delicato, viene letto attraverso una chiave diversa, paragonando gli atteggiamenti impulsivi e contraddittori di un malato di Alzheimer ai comportamenti estremi dell’uomo contemporaneo, in balia di una società mutevole e frenetica.
Qui il Cafè Alzheimer è inteso come un ambiente permeabile e protetto in cui il malato possa essere assistito e svolgere attività riabilitanti, strumento fondamentale per il controllo della malattia, ma nel contempo vivere la propria “creativa normalità” in ambienti di alta qualità formale ed estetica. Il progetto nasce come disegno di giardini e spazi orizzontali, dove il malato possa vivere una condizione di benessere; a partire da una griglia regolare prendono forma due layer generatori di tutti gli spazi: primo il percorso di wandering, traccia metaforica del vagabondare afinalistico degli Alzheimer; il secondo layer è rappresentato dalla copertura, risultato della sovrapposizione di una serie di griglie che creano un disegno ad intreccio, dando ad una penombra che stimola I sensi del tatto e del movimento.
I due layer, interagendo tra di loro, individuano diversi tipi di relazioni spaziali in un continuo fluire, anche indistinto, tra interno ed esterno. Il movimento in questi spazi diventa una passeggiata “cinematica” lungo la quale si succedono diverse situazioni ed azioni.
E' in questo spazio dalle geometrie semplici ma formalmente complesso che si inserisce Extra[ordinario], una serie di giardini terapeutici che possono diventare uno strumento di prevenzione e cura a favore dei diversi soggetti che lo fruiscono; nel giardino è possibile riappropriarsi dell’originaria relazione uomo-natura, spesso dimenticata nella vita urbana della contemporaneità. Questi giardini sono scenari di espressione liberatoria e creativa, a volte surreali, che non necessariamente riportano alla memoria del proprio passato, ma che possono essere letti e interpretati secondo empatie personali, in un percorso di livelli concettuali che favoriscono l'aspetto terapeutico ma anche la socialità, la contemplazione, il divertimento, il riposo.
Nel suo layout complessivo, il giardino si compone di due spazi interni, giardini d’inverno, e due spazi esterni coperti; ne risulta un luogo non fissato, ma fluido e percorribile, in cui le strutture diventano supporto di immagini e si relazionano al movimento dei malati e dei visitatori.
Due sono gli spazi cardine di questo luogo; il primo, concepito come un orto urbano, è pensato per favorire la pratica dell’ortoterapia sia in gruppo che singolarmente. L'orto consiste in una serie di postazioni disposte in maniera apparentemente casuale sul terreno la cui forma “organica” si differenzia nettamente dalla geometria lineare e pulita della struttura e del disegno dello spazio, ponendosi all’interno di esso come presenza enzimatica, quasi come elementi di disturbo che rompono il rigore geometrico; in questo modo il luogo dell’ortoterapia risulta distinto e facilmente individuabile, sia per la forma che risulta accogliente e non pericolosa, che per il calore visivo e la materialità del legno di cui questi elementi si compongono, diventando punti di riferimento attrattivi che spiccano nella trasparenza dello spazio. L’ambiente dell’orto è caratterizzato dalla stimolazione sensoriale che favorisce, è uno spazio di odori e colori che allontana dall’estraneazione degli ambienti chiusi.
Il secondo spazio chiave, il più grande dei giardini coperti, è pensato come uno spazio che esula dalle attività terapeutiche, è un luogo “altro”, in cui non c’è una specificità d’uso; è un non luogo dedicato alla memoria infantile, in cui si può riposare, giocare, contemplare; la memoria non è una semplice fruizione della mente, è un legame con altre persone e con altre storie individuali che il morbo di Alzheimer spezza in maniera inesorabile cancellando progressivamente i ricordi. Dieci altalene “invadono” questo spazio insieme ad una nuvola di leggere farfalle mobili al vento, che disegnano sul terreno giochi di ombre dinamiche; è uno spazio simbolico, raffigurazione della regressione del malato all’infanzia, in questo caso nel suo aspetto ludico, di libertà e gioia del gioco; è uno spazio da scoprire, da attraversare, da usar. Qui la libera espressione fisica è assecondata dall’oscillazione delle altalene, simbolo per eccellenza della spensieratezza bucolica memore dell’infanzia cui ognuno dovrebbe poter tornare ogni tanto; è proprio questo aspetto ludico e spensierato della vita che questo giardino vuole incoraggiare, come quando da piccoli si volava fino al cielo insieme alle farfalle.
Extra[ordinario] è tale per la sua frammentazione, per l’intreccio che lo attraversa, per la concezione di uno spazio libero da vivere, non chiuso in se stesso ma aperto a interpretazioni diverse e sempre nuove.

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Il tema del Café Alzheimer, trattato durante il laboratorio di Sintesi Finale tenuto da Andrea Branzi, Michele De Lucchi, Clino Trini Castelli, Alessandro Biamonti e Christian Galli, nasce come risposta alle necessità sociali ed individuali di una “epidemia” sempre più diffusa, l’Alzheimer appunto. Questo tema, così complesso e delicato, viene letto attraverso una chiave diversa, paragonando gli atteggiamenti impulsivi e contraddittori di un malato di Alzheimer ai comportamenti estremi dell’uomo contemporaneo, in balia di una società mutevole e frenetica. Il progetto per un Café Alzheimer prevede la realizzazione di spazi in cui il malato possa essere assistito e svolgere attività riabilitanti, strumento fondamentale per il controllo della malattia, ma nel contempo vivere la propria “creativa normalità” in ambienti di alta qualità formale ed estetica. Café Alzheimer 11

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Design e Arti

Autore: Patrizia Frazza Contatta »

Composta da 172 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.