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Studio Idrogeochimico e Mineralogico delle aree minerarie di Su Suergiu (Villasalto) e Monte Narba (San Vito)

Nella regione sarda, dal Neolitico ad oggi, si è susseguita un’ incensante attività mineraria che ha portato all’estrazione di diverse tipologie di minerali di prima e seconda categoria. I resti visibili e tangibili di questa attività sono diventati patrimonio dell’Unesco con l’istituzione del Parco GeoMinerario della Regione Autonoma della Sardegna. In queste aree sono state riconosciute differenti tipologie di inquinamento dove il P.R.A.E. riconosce e delibera delle linee guida su come intervenire per poter minimizzare le diverse tipologie di impatto ambientale che continuano a persistere nel territorio sardo. Prendendo in considerazione le due aree argomento di questa tesi, Su Suergiu e Monte Narba, si cercherà di determinare la composizione mineralogica dei campioni solidi attraverso delle analisi diffrattometriche. Sulle aliquote prelevate dai campioni originali verranno effettuati dei test di lisciviazione a tempi differenti. Le soluzioni ottenute dai test
di lisciviazione verranno sottoposte ad analisi chimiche quantitative attraverso l’uso di strumenti spettroscopici per ricercare quali specie ioniche possano passare in soluzione.

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2 Introduzione Per caratteristiche ambientali e aspetti geominerari, il territorio della Sardegna ha mostrato una forte vocazione mineraria che si è manifestata, dai tempi più remoti sino agli anni più recenti, con un intenso sfruttamento minerario. Il gran numero di miniere di diverso valore produttivo, scientifico e culturale, sparse per tutta l’isola, ne è la testimonianza. La Sardegna rappresenta un caso pressoché unico nel panorama mondiale dell’attività mineraria, non solo in considerazione della sua durata plurisecolare, estesa in un arco di oltre duemila anni, senza considerare l’estrazione dell’ossidiana risalente all’epoca neolitica, ma anche per la varietà delle produzioni, comprendenti l’intera gamma delle sostanze minerali: metallifere (piombo, zinco, rame, argento, oro, stagno, molibdeno), industriali (sabbie quarzifere, argille bentoniche e refrattarie, barite, fluorite, caolino, feldspati, talco, ocre), e litoidi (lapidei ornamentali, materiali per l’edilizia). Durante il lunghissimo periodo di esercizio, l’attività mineraria, storicamente poco attenta all’impatto ambientale, oltre a modificare i lineamenti del paesaggio naturale con la realizzazione di scavi a cielo aperto e imbocchi di gallerie sotterranee, ha prodotto grandi quantità di materiali. Questi, portati in superficie, venivano accantonati come “sterili di miniera” o “minerali utili” alla produzione. A tal fine subivano, in prossimità dell’area mineraria, un trattamento di arricchimento o un processo per la produzione di metalli, dai quali si originavano i cosiddetti “ residui minerari”. La complessa e lunga attività produttiva, ha portato nel tempo a una profonda modificazione dello stato dei luoghi, caratterizzata dalla presenza non solo d’infrastrutture (macchinari e fabbricati) ma anche e soprattutto di numerose aree nelle quali venivano stoccati provvisoriamente o definitivamente materiali, la cui natura comprende le “rocce inerti”, gli “ sterili di miniera”, “minerali poveri” e “fini di lavorazione mineraria”.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali

Autore: Claudio Cuzzocrea Contatta »

Composta da 88 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.