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Uccidere l'anima attraverso il corpo. L'infanticidio in età moderna.

Informazioni tesi

  Autore: Francesca De Rienzo
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze della Formazione Primaria
  Relatore: Stefano D'Atri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 98

Questa mia tesi di laurea è iniziata dallo studio di un caso di infanticidio accaduto a Bologna all' inizio del XVIII secolo.
L'episodio è stato raccontato dallo storico Adriano Prosperi nel libro intitolato "Dare L'anima". È la storia di Lucia Cremonini, una ragazza povera, vittima di uno stupro, che rimane incinta, ma subito dopo il parto uccide il bambino appena nato sgozzandolo. Lucia viene processata e condannata all'impiccagione.
Si tratta di una storia come tante altre in quell'epoca, un gesto legato ad uno scandalo che, se scoperto, non conosce perdono. La nascita di un figlio illegittimo era il colpo più grave alla dignità della donna, che si trovava improvvisamente di fronte al rifiuto della famiglia, all'impossibilità di un matrimonio onorevole, ma soprattutto le avrebbe impedito di ricevere la dote che la città assegnava alle ragazze povere. In questo modo probabilmente la loro vita sarebbe finta in rovina, data, nella maggior parte dei casi, la modesta condizione sociale in cui si trovavano.
Per dare una spiegazione valida a questo gesto nel secondo capitolo ho ripercorso la ricostruzione storica dell'abbandono e dell'infanticidio come pratica sociale, molto diffusa nel Medioevo, diretta al controllo demografico e in particolare alla riduzione del numero delle femmine, che, per l'esigenza della dote, rappresentavano un costo economico per le famiglie.
Ma ci sono anche variabili di natura ideologica, motivazioni religiose e di cultura che costringono i genitori ad affidare i loro piccoli alla morte. A questo punto, per potere comprendere meglio l'entità e l'evoluzione del fenomeno, ho deciso di iniziare con l' indagare i secoli precedenti e documentarmi sull'evoluzione della concezione dell'infanzia.
Ho dedicato ampio spazio a questo argomento nel primo capitolo ed è venuto fuori che l'attenzione per l'infanzia e il riconoscimento del suo valore specifico è un fenomeno che risale a meno di due secoli fa.
Secondo alcuni storici, il sentimento dell'infanzia è in realtà un fenomeno recente, che nasce all'incirca nel XVIII secolo, e che non esisteva nel Medioevo o in epoca moderna.
Data la scarsità di fonti che possediamo della vita dei bambini ho ripercorso le tappe dell'evoluzione del concetto di infanzia attraverso l'analisi dei differenti atteggiamenti di cura che gli adulti hanno riservato alla prima età nel corso dei secoli e il ruolo che di volta in volta gli hanno assegnato nella società.
Oggi noi sappiamo che un bambino è portatore di diritti, ma se ripercorriamo la nostra storia, ci accorgiamo che il posto occupato dai bambini è stato molto marginale, almeno fino al XIX secolo.
Sulla base di queste considerazioni ho quindi spiegato i motivi che conducevano all'abbandono e all'infanticidio dei neonati con estrema facilità, soffermandomi poi nell'ultimo capitolo a spiegare che la pratica infanticida della prole non può essere ricondotta solo a motivazioni sociali oppure economiche, ma anche e soprattutto religiose o implicazioni ideologiche che condizionano il comportamento delle donne perseguitate per secoli.

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7 1.1. Bambini invisibili 1 Quanto piø risaliamo nel tempo, tanto piø le tracce che possiamo trovare si rivelano incomplete non perchØ il bambino non abbia sostenuto il proprio ruolo di bambino, ma semplicemente perchØ la concezione dell’infanzia era diversa 2 . I bambini erano considerati “adulti in miniatura”, non come “esseri speciali”. Anzi nei primissimi stadi dell’infanzia non venivano considerati affatto, spesso non ricevevano neanche un nome (tanto c’era un’altissima probabilità che morissero), e una volta raggiunta l’autonomia venivano catapultati nel mondo degli adulti. Non c’era nessuna separazione tra il mondo dei bambini e quello dei grandi, appena il bambino poteva vivere senza le cure costanti della madre, della nutrice o della bambinaia, apparteneva alla società degli adulti e non si distingueva piø da essa. DeMause, uno degli studiosi piø noti della storia dell'infanzia, scrive: «la storia dell'infanzia è un incubo dal quale solo di recente abbiamo cominciato a destarci. Piø si va addietro nella storia piø basso appare il grado di attenzione per il bambino, e piø frequentemente tocca a costui la sorte di venire assassinato, 1 Tranne dove diversamente citato il capitolo si basa sulla lettura del testo H. Cunningham, Storia Dell’infanzia, XIV-XX Secolo, Bologna, Il Mulino, 1997 2 E. Becchi, J. Dominique, Storia Dell’infanzia, Dall’antichità Al 600, Roma, Laterza, 1996, p. XII

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