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La ristrutturazione finanziaria delle imprese in crisi

Informazioni tesi

  Autore: Luigi Santilli
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Cassino
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Diritto d'Impresa
  Relatore: Francesco Minnetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 122

Il fenomeno della crisi d’impresa ha acquisito negli ultimi anni sempre maggiore importanza, e in questo momento storico è argomento quanto mai dibattuto in vari ambiti.
La recessione economica in atto, già ampiamente considerata come la peggiore mai vissuta dal dopoguerra, dopo aver innescato forti turbolenze sui mercati finanziari ha dispiegato i suoi effetti nefasti anche sulle imprese e, più in generale, sull’economia reale.
Ciò è dovuto soprattutto alla maggiore rischiosità delle attività economiche in un contesto, quale è quello attuale, in cui la globalizzazione ha reso i mercati più dinamici.
Proporzionalmente, tuttavia, cresce anche la vulnerabilità delle imprese, che in siffatte condizioni sono più esposte agli eventi negativi, in particolar modo quelle di piccola e media dimensione.
Il sistema italiano, costituito per oltre il 90% da piccole e medie imprese, da sempre sottocapitalizzate e fortemente dipendenti dal credito bancario, risente delle conseguenze della crisi in modo più acuto rispetto ai sistemi produttivi di altri paesi. Uno degli effetti dell’attuale recessione, infatti, è stato il fenomeno del credit crunch, ovvero la forte contrazione del credito bancario alle imprese: ciò spiega il motivo per cui il tessuto imprenditoriale italiano fatica di più, in confronto al resto d’Europa, ad uscire dallo stato di difficoltà attuale.
Uno degli aspetti più rilevanti è la risonanza che una crisi può avere in un contesto socio-economico in virtù della numerosità ed eterogeneità dei soggetti coinvolti (stakeholder), sia interni sia esterni all’impresa: proprietà, management, risorse umane, fornitori, clienti, banche, ecc.. Queste ultime, in particolar modo, si trovano in una posizione determinante nel contesto di una crisi, in virtù della configurazione bancocentrica del nostro sistema finanziario, che vede gli intermediari in una posizione di forza nei confronti delle imprese.
Inoltre, l’importanza dell’impresa nel sistema economico italiano, e soprattutto la necessità di garantire l’esistenza di tutte le condizioni che ne assicurino la creazione di valore in prospettiva di continuità (going concern), hanno indotto il legislatore negli ultimi anni a mettere in discussione il vecchio impianto normativo in tema di crisi, che era ormai obsoleto rispetto alle esigenze della moderna economia, come denunciato per diversi anni dalla dottrina che si è occupata dell’efficienza delle procedure fallimentari.
Per tali motivi la materia della crisi d’impresa è divenuta sempre più oggetto di osservazione e di indagine da parte degli studiosi di economia, come dimostra l’ampia letteratura sull’argomento. In particolare, negli ultimi quindici anni si è sviluppato anche un altro campo di indagine: il ruolo degli intermediari finanziari nei processi di risanamento.
La finalità del presente lavoro è proprio quella di analizzare il ruolo determinante delle banche nei processi di ristrutturazione finanziaria, che vedono le banche coinvolte direttamente nella predisposizione di tutti gli interventi normalmente attivati per il superamento della crisi d’impresa, dopo aver individuato come si manifesta una crisi e quali sono le sue possibili cause.

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3 INTRODUZIONE Il fenomeno della crisi d’impresa ha acquisito negli ultimi anni sempre maggiore importanza, e in questo momento storico è argomento quanto mai dibattuto in vari ambiti. La recessione economica in atto, già ampiamente considerata come la peggiore mai vissuta dal dopoguerra, dopo aver innescato forti turbolenze sui mercati finanziari ha dispiegato i suoi effetti nefasti anche sulle imprese e, più in generale, sull’economia reale. Ciò è dovuto soprattutto alla maggiore rischiosità delle attività economiche in un contesto, quale è quello attuale, in cui la globalizzazione ha reso i mercati più dinamici. Proporzionalmente, tuttavia, cresce anche la vulnerabilità delle imprese, che in siffatte condizioni sono più esposte agli eventi negativi, in particolar modo quelle di piccola e media dimensione. Il sistema italiano, costituito per oltre il 90% da piccole e medie imprese, da sempre sottocapitalizzate e fortemente dipendenti dal credito bancario, risente delle conseguenze della crisi in modo più acuto rispetto ai sistemi produttivi di altri paesi. Uno degli effetti dell’attuale recessione, infatti, è stato il fenomeno del credit crunch, ovvero la forte contrazione del credito bancario alle imprese: ciò spiega il motivo per cui il tessuto imprenditoriale italiano fatica di più, in confronto al resto d’Europa, ad uscire dallo stato di difficoltà attuale. Uno degli aspetti più rilevanti è la risonanza che una crisi può avere in un contesto socio-economico in virtù della numerosità ed eterogeneità dei soggetti coinvolti (stakeholder), sia interni sia esterni all’impresa: proprietà, management, risorse umane, fornitori, clienti, banche, ecc.. Queste ultime, in particolar modo, si trovano in una posizione determinante nel contesto di una crisi, in virtù della configurazione banco- centrica del nostro sistema finanziario, che vede gli intermediari in una posizione di forza nei confronti delle imprese.

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