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Attaccamento e costruzione dell'identità di genere femminile. La soluzione anoressica

La relazione di attaccamento madre- figlia rappresenta il luogo elettivo per la costruzione e la definizione dell’identità femminile, dell’una e dell’altra e le rappresentazioni che la sostanziano riguardano il livello transgenerazionale, transculturale e transtorico.
La significazione del corpo della bambina passa attraverso l’essere donna e l’essere madre di cui si fa portatrice il caregiver, attraverso la relazione fantasmatica con la sua sessualità e la possibilità satura vs insatura di dare valore e diritto di esistenza al corpo cavo della figlia come frutto della trasmissione della propria esperienza di donna, rispetto ad un livello transgenerazionale, antropologico e culturale (Giuffrida, 2009) . Il misconoscimento del desiderio femminile da parte della madre porta alla configurazione di una relazione tutta sbilanciata sul soddisfacimento del bisogno, che mantiene la bambina all’interno di un circuito del godimento, in cui resterà ingabbiata. In tal senso il corpo anoressico argina dunque la sessualità pubere che angoscia perché debordante e non simbolizzata. Il rifiuto del cibo è rifiuto del corpo e del desiderio tout court, attraverso cui si attua il paradosso della soluzione anoressica, per un verso il tentativo di sottrarsi alla domanda ingozzante e al godimento dell’Altro. E' necessario comprendere come questa dialettica prenda un forma costrittiva nel vissuto presente dell’adolescente anoressica, anche in relazione alla sua declinazione culturale attuale. L’immagine riflessa della donna diventa il crocevia tra esperienza individuale e culturale, assurge alla funzione di domanda di riconoscimento privato e sociale, in una modalità che ancora una volta non dà nome alla sua soggettività, ma che ripiega la definizione di Sé sul corpo, un corpo feticcio che si presenta come unico contenitore per una pulsionalità del sessuale femminile diffusamente rigettata e negata.

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3 INTRODUZIONE Questa tesi nasce come tentativo di esplorare, e per quanto possibile, approfondire un tema oggi piø che mai attuale: il disturbo anoressico come soluzione psicopato- logica alla costruzione dell’identità di donna. Il fenomeno di interesse si inserisce all’interno di quella che oggi viene definita clinica dei nuovi sintomi, per indicare la cura di forme di sofferenza che sembrano dominare la scena pubblica e privata, attraverso un focus sulle trasformazioni an- tropologiche e psicopatologiche che vengono oggi prodotte dal discorso storico- culturale (Terminio, 2010) 1 . Lo scopo del seguente lavoro è proprio quello di analizzare un percorso di costru- zione identitaria in cui la psicopatologia diventa la dimostrazione di un “disordine che non appare piø come un non- senso, ma come un brancolare ripetitivo alla ri- cerca di una bipolarità creatrice di senso” (Olievenstein, 1984) 2 in un contesto culturale che ne definisce le forme. L’espressione «bipolarità creatrice di senso» rende bene il paradosso della pato- logia anoressica, ove l’oscillazione tra un piø di senso e un non- senso trova solo nel sintomo un limite significante, altrimenti assente nella sua matrice costitutiva: relazionale, familiare, sociale e culturale. Il limite trovato dall’anoressica è quello del corpo e della sua immagine, svuotato della sua funzione di fondazione della soggettività matura e desiderante. 1 Terminio N. (2010), Nuovi sintomi e disagio sociale, perchØ scommettere sulla psicoanalisi?, Di Giro- lamo Editore, Trapani, pp. 11- 18 2 Olievenstein C. (1984), Il destino del tossicomane, Borla, Roma, 1993, p. 62

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Psicologia

Autore: Veronica Rinaldo Contatta »

Composta da 134 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.