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La complessità dell'identità

Dunque, ci chiediamo: cos’è che fa dell’uomo un uomo? La domanda si ripropone con un’urgenza che scaturisce dalla necessità di rispondere in una modalità innovativa, tanto quanto le innovazioni che l’hanno riproposta. Innovazione interrogativa alla quale è immanente una declinazione plurale della risposta e che implica un superamento imprescindibile della risoluzione unilaterale e monotematica. Ritorna, sul piano filosofico, l’inaggirabile questione della natura umana.

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3 INTRODUZIONE Le identità multiple Molteplici ambiti del sapere umano mettono in primo piano la questione dell’identità. Lo sviluppo tecnologico ha condotto l’uomo alla possibilità di vedersi clonato in robots che ripetono, simulano i nostri gesti sostituendoci in maniera efficace in molte azioni. Le scienze mediche, con la cosiddetta ″rivoluzione pro-creativa″, sembrano aver messo in crisi la modalità di comprendere il tempo dell’origine, la creazione della vita. Si pensi ad esempio all’utilizzo della diagnosi del preimpianto: si applicano dei test genetici sugli embrioni al fine di decidere il loro impianto. L’applicazione di questa pratica rende precario, «non più definibile con chiarezza il confine concettuale tra il prevenire la nascita di un bambino gravemente malato e la decisione eugenetica di migliorarne il patrimonio ereditario» 1 . Sulla scia delle osservazioni dell’autore di Il futuro della natura umana non intendiamo tacerne l’importanza in ambito diagnostico, ma, nel contempo, consideriamo innegabili le implicazioni che essa induce sul piano etico. Il pensatore tedesco si chiede infatti se sia compatibile con la dignità della vita umana essere generato con riserva, «essere giudicato degno di vita e di sviluppo in base all’esito di un test genetico» 2 . Quest’ interrogativo rimanda alla questione fondamentale del valore da attribuire alla vita della specie umana. Quale significato vogliamo dare alla vita umana? Habermas teme che la genetica liberale, affidandosi alle opzioni interessate dei genitori, nel caso dell’applicazione della diagnosi del preiimpianto, sfoci in un’eugenetica. Il medesimo timore appartiene anche ad Hans Jonas, altro pensatore attento e preoccupato delle sterminate possibilità dell’uomo della tecnica. L’autore di Il Principio responsabilità, Un’etica per la civiltà tecnologica esprime, con preoccupazione, in diversi luoghi e modi, i rischi dello sviluppo della genetica. Il rischio principale sarebbe rintracciabile «[…] nell’eventualità che l’uomo, sostituendosi a Dio, possa un giorno arrivare a manipolare la sua stessa costituzione genetica per i fini più 1 J. Habermas, Il futuro della natura umana, I rischi di una genetica liberale, Torino, 2002. pp. 23, 24. 2 Ivi, p. 23.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Federica Iacono Contatta »

Composta da 144 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.