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Le Istituzioni della Quinta Repubblica Francese

Informazioni tesi

  Autore: Klementina Grimci
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Valter Maria Coralluzzo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 73

La Quinta Repubblica francese nasce dalla crisi della Quarta Repubblica, determinata da ragioni sia istituzionali sia politiche. Nel maggio 1958 vi è in Algeria un pronunciamento militare che i golpisti minacciano di estendere al territorio metropolitano. L’Assemblea nazionale dà vita ad un governo presieduto dal generale de Gaulle, al quale il 3 giugno attribuisce, per sei mesi, i pieni poteri ed il compito di predisporre una nuova Costituzione. Il 29 settembre il Governo sottopone il progetto all’approvazione popolare mediante referendum, che avviene con il 79,2% dei voti a favore.
In origine si dà vita ad un sistema parlamentare fortemente razionalizzato, poi, nel 1962, si assiste alla sua evoluzione verso il predominio del potere esecutivo. De Gaulle, attraverso la revisione degli artt. 6 e 7 della Costituzione (sull’elezione del Presidente della Repubblica), introduce in Francia un sistema di tipo semipresidenziale a preminenza del Presidente, il quale ha una posizione di superiorità gerarchica nell’esecutivo, grazie all’esistenza di una maggioranza parlamentare del suo stesso orientamento politico.
Per quanto riguarda il rapporto di fiducia, la Costituzione stabilisce che il Primo ministro impegna la responsabilità del Governo sul suo programma o su una dichiarazione di politica generale e ciò è stato interpretato ed utilizzato come previsione non di un obbligo, ma della semplice facoltà di chiedere un voto di fiducia iniziale. L’Assemblea nazionale può comunque approvare una mozione di censura, ma a maggioranza assoluta e vengono conteggiati solo i voti favorevoli, per cui chi si astiene o non partecipa al voto si pronuncia di fatto a favore del Governo.
La Costituzione della Quinta Repubblica ha istituito anche il Consiglio costituzionale che, essendo un’istituzione recente, non ha precedenti nell’ordinamento costituzionale francese.
Dall’analisi dell’organizzazione e del funzionamento delle istituzioni della Quinta Repubblica emerge che il Consiglio costituzionale non è il guardiano della Costituzione in quanto può imporre il suo rispetto solamente al Parlamento ed in particolare non può controllare gli atti del Presidente della Repubblica. Il Consiglio non ha potuto, o non ha saputo, opporsi alla deformazione del regime a favore del Presidente, unanimemente considerata contraria alla lettera e allo spirito della Costituzione. Inoltre, da trenta anni il Consiglio impiega tanta energia per perfezionare il suo controllo, ma le sue decisioni sono fortemente influenzate dalla sua composizione.
In secondo luogo possiamo ammettere che nella Quinta Repubblica vi è un forte squilibrio tra potere esecutivo e potere legislativo e che, nelle fasi in cui il Presidente può contare su una maggioranza parlamentare, la forma di governo funziona in senso presidenzialista. Tale squilibrio è stato parzialmente compensato dalla duttilità della forma di governo che ha superato le prove della coabitazione tra Presidente e Primo ministro, la quale è oramai concepita come un fatto naturale. Tutto ciò sottolinea l’unicità di una forma di governo nella quale, a differenza di quel che accade nelle altre democrazie consolidate, ci sono due elezioni decisive per la formazione del Governo.
Malgrado 22 revisioni, la Quinta Repubblica è uno dei sistemi più stabili della storia della Francia. Il suo regime garantisce al paese una relativa stabilità politica. Dal 1958, in quasi 50 anni, essa ha visto succedersi 32 governi, contro i 25 dei 12 anni di vita del regime parlamentare della Quarta Repubblica.
Tuttavia, dopo mezzo secolo, il mondo e la società francese sono molto cambiati ed è giunto anche il momento di procedere ad una modernizzazione delle istituzioni della Quinta Repubblica.
Si è quindi aperto un vivace dibattito sulla necessità di riforme istituzionali volte, a seconda delle opinioni, ad accentuare la componente presidenziale o quella parlamentare della forma di governo.
Nicolas Sarkozy, a poche settimane dalla sua elezione alla Presidenza della Repubblica francese, e godendo di una solida maggioranza tanto all’Assemblea nazionale quanto al Senato, ha istituito un “Comité de réflexion et de proposition sur la modernisation et le réequilibrage des institutions de la Cinquième République”. Lo scopo di questo Comité doveva essere la discussione e la riflessione concentrate su tre grandi temi del diritto costituzionale francese ( potere esecutivo, potere legislativo e potere giudiziario), ed infine la preparazione di un progetto di riforma della Costituzione del 1958. Il 29 ottobre 2007 il Comité ha reso pubblico il suo rapporto, consegnando al Presidente della Repubblica una lista di 77 proposte fortemente innovative per la revisione della Costituzione vigente.

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5 Capitolo primo ORIGINI E FORMA DI GOVERNO DELLA QUINTA REPUBBLICA FRANCESE 1.1 L’ELABORAZIONE DELLA COSTITUZIONE DEL 4 OTTOBRE 1958 Gli ultimi anni della Quarta Repubblica, nota per le sue istituzioni inefficaci e la forte instabilità dell’esecutivo (venti sono stati i governi, ciascuno della durata di circa sei mesi, che si sono succeduti dal 1946 al 1958), erano caratterizzati dalla paralisi del regime e la sua incapacità di far fronte al problema della decolonizzazione, soprattutto per quanto riguarda il cd. “Affaire Algérienne” 1 . Dinanzi alla rivolta dell’Algeria, che rivendicava la sua indipendenza, e alla minaccia di una presa di potere insurrezionale da parte di personalità militari ad Algeri (13 maggio 1958), il Presidente della Repubblica René Coty faceva appello al generale de Gaulle, in ritiro dalla vita politica, a formare un nuovo governo. Quest’ultimo veniva investito dall’Assemblea nazionale il 1 giugno 1958. Con la legge costituzionale del 3 giugno 1958, il Parlamento, ossia l’organo incaricato di revisionare la Costituzione esistente, rinunciava a questa prerogativa e concedeva al governo de Gaulle il potere di elaborare una nuova Carta fondamentale. La stessa legge però rappresentava una limitazione del potere costituente attribuito all’esecutivo. Infatti, essa disciplinava che il nuovo testo stabilito dal Consiglio dei ministri doveva essere conforme a cinque principi fondamentali: • il suffragio universale: unica fonte del potere. Legislativo ed esecutivo dovevano derivare da esso; • potere esecutivo e potere legislativo dovevano rimanere separati “in modo tale che Parlamento e governo avessero assicurato, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, il pieno rispetto delle loro attribuzioni”; • l’esecutivo doveva essere responsabile dinanzi all’Assemblea legislativa; • il potere giudiziario doveva essere indipendente “in modo tale da assicurare il rispetto delle libertà fondamentali definite nel Preambolo della Costituzione del 1946 e nella Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo alla quale esso fa riferimento”; • l’organizzazione di nuove relazioni tra la Francia ed i popoli ad essa associati. Queste cinque basi sono fondamentali perché esse hanno precisato l’orientamento della nuova Carta Costituzionale. La legge del 3 giugno 1958 precisava anche le tappe che il governo avrebbe dovuto seguire nell‘elaborazione della Costituzione: • istituire un Comitato Consultativo Costituzionale, i cui membri dovevano, almeno per i 2/3, essere parlamentari ( a loro volta designati dalle Commissioni competenti dell’Assemblea Nazionale e del Consiglio della Repubblica); • il progetto di Costituzione doveva essere redatto con l’ausilio di questo Comitato ed in seguito sottoposto all’esame del Consiglio di Stato; • completato poi in Consiglio dei Ministri; • infine, sottoposto a referendum popolare. Il 29 luglio 1958, il gruppo di lavoro incaricato da de Gaulle e presieduto dal Guarda Sigilli e futuro 1 P. ARDANT, Les institutions de la Ve République, Hachette Supérieur, Paris, 2006-2007, p. 10.

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