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Tra Realtà e Finzione: la formazione manageriale attraverso il linguaggio cinematografico

«Viaggiare è per definizione sia un avvicinamento che un allontanamento. […] mi chiedo se il senso del viaggio non sia in fondo più nel tornare, dopo aver preso le distanze, per vedere meglio o semplicemente per poter vedere».
La metafora del viaggio risulta incisivamente indicativa di quanto può rappresentare per lo spettatore la visione di un film. Le immagini che si susseguono sullo schermo e il fluire delle parole, della musica, dei suoni, dei rumori, ma anche delle pause, delle sospensioni e dei silenzi, propongono una narrazione che lo invitano alla partecipazione, ad uscire da sé, ad una fruizione attraverso la ragione e la sensibilità.
Al termine di questo viaggio, al ritorno, può accadere che lo spettatore si ritrovi cambiato, più o meno consapevole di tale mutamento. Gli stati d’animo provati lungo il viaggio e alla sua conclusione – siano essi l’entusiasmo, l’adesione e la condivisione, oppure la noia o addirittura il fastidio e il rifiuto – testimoniano comunque come l’opera cinematografica non lasci mai completamente indifferente chi vi si avvicina e la sperimenti.
Le situazioni, i simboli e le metafore presenti nel cinema guidano lo spettatore a conoscete “altre” realtà, verosimili rispetto ai contesti e alle azioni della vita quotidiana, ma spesso, per le caratteristiche peculiari dell’espressività cinematografica, più ricche di suggestioni e di capacità di penetrazione.
L’ intreccio di implicazioni di ordine psicologico, sociologico e pedagogico, che si possono riconoscere come connesse con il cinema, sono tante e tali da invogliare a utilizzare questo strumento di comunicazione per fini formativi, soprattutto in ambito aziendale/manageriale.
L’obiettivo di questa tesi è proprio quello di spiegare “perché” il linguaggio cinematografico si possa usare nella formazione manageriale e “come” usarlo per raggiungere risultati soddisfacenti.
Saranno analizzati in chiave manageriale film come Matrix, Il Signore degli Anelli, Master & Commander, The Dark Knight ecc...

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5 Introduzione «Viaggiare è per definizione sia un avvicinamento che un allontanamento. […] mi chiedo se il senso del viaggio non sia in fondo più nel tornare, dopo aver preso le distanze, per vedere meglio o semplicemente per poter vedere» 1 . La metafora del viaggio risulta incisivamente indicativa di quanto può rappresentare per lo spettatore la visione di un film. Le immagini che si susseguono sullo schermo e il fluire delle parole, della musica, dei suoni, dei rumori, ma anche delle pause, delle sospensioni e dei silenzi, propongono una narrazione che invitano alla partecipazione, ad uscire da sé, ad una fruizione attraverso la ragione e la sensibilità. Al termine di questo viaggio, al ritorno, può accadere che lo spettatore si ritrovi cambiato, più o meno consapevole di tale mutamento. Gli stati d’animo provati lungo il viaggio e alla sua conclusione – siano essi l’entusiasmo, l’adesione e la condivisione, oppure la noia o addirittura il fastidio e il rifiuto – testimoniano comunque come l’opera cinematografica non lasci mai completamente indifferente chi vi si avvicina e la sperimenti. Le situazioni, i simboli e le metafore presenti nel cinema guidano lo spettatore a conoscere “altre” realtà, verosimili rispetto ai contesti e alle azioni della vita quotidiana, ma spesso, per le caratteristiche peculiari dell’espressività cinematografica, più ricche di suggestioni e di capacità di penetrazione. L’ intreccio di implicazioni di ordine psicologico, sociologico e pedagogico, che si possono riconoscere come connesse con il cinema, 1 Wenders W., L’atto del vedere, Ubulibri, Milano 1992, p.27

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Alessandro De Gaetano Contatta »

Composta da 157 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.