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Entelechia, intenzionalità e costituzione dell'oggetto: una lettura fenomenologica

Informazioni tesi

  Autore: Egidio Tinaburri
  Tipo: Tesi di Dottorato
Dottorato in Studio dei testi filosofici
Anno: 2009
Docente/Relatore: Raffaele Bruno
Correlatore: Bianca Mariad'Ippolito
Istituito da: Università degli Studi di Cassino
Dipartimento: Filosofia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 171

Perché mettere in relazione due filosofie così distanti nel tempo, come quelle di Husserl e di Aristotele? Questa tesi non si propone un dialogo improbabile né un semplice accostamento speculativo. La proposta, invece, è di comprendere la novità della fenomenologia riportandone le questioni fondamentali, ma non le soluzioni, all’antica tradizione aristotelica. Ma lo sviluppo di questa proposta segue un movimento non lineare, che vede Husserl dialogare con Aristotele – attraverso e contro Brentano. Il punto di partenza, storico e teoretico, è rappresentato dai corsi universitari che Brentano tenne a Vienna nel 1885-86, e che persuasero il giovane “matematico” Husserl a dedicarsi alla filosofia come professione.
Quale sia stato l’esito di questa scelta è questione che richiede un approfondito esame dei rapporti tra la fenomenologia, la psicologia descrittiva e l’estetica intesa come analisi della sensibilità e della percezione. Ad indirizzare questo percorso vi è la convinzione che per comprendere l’intenzionalità del rapporto coscienza-mondo sia necessario rifarsi alle strutture dell’esperienza originaria come strutture trascendentali, cioè tali da rendere possibile una conoscenza sensata delle cose. La conoscenza è sempre un tener dietro, un perseguire (nachgehen) le cose stesse, non a caso ma attraverso delle intenzioni determinate. E le intenzioni consistono nel seguire i percorsi indicati dai modi di manifestazione delle cose e nell’interrogarle circa la loro essenza, che è ciò che permane pur nel mutare delle prospettive.

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10 INTRODUZIONE Cosa ha a che vedere Aristotele con la fenomenologia di Husserl e, in particolare, con l’idea di una compiuta teoria trascendentale della conoscenza come prospettata da Husserl a partire dalle sue Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica? La domanda, già di per sé, non è priva di importanza, perché sottintende una continuità nel pensiero filosofico che supera le stesse intenzioni dei filosofi. Se è vero che ogni filosofo è chiamato ad assumersi la responsabilità del proprio, personale inizio, è anche vero che ogni inizio è figlio di una tradizione, che in maniera più o meno manifesta dischiude la possibilità di un pensiero e, in un certo senso, gli assegna dei limiti determinati. L’interesse che guida questa ricerca, però, non sarà soltanto né primariamente di tipo storico. Gli studi che trovano sistemazione in questo lavoro, infatti, ruotano principalmente attorno ad alcune questioni fondamentali della fenomenologia di Husserl e cercano, al contempo, di chiarire a quale tradizione propriamente filosofica la fenomenologia può essere ricondotta. Il confronto con Aristotele risponde all’intenzione di distinguere e definire i compiti di una rigorosa teoria della conoscenza. Questa teoria non si risolve in una dottrina filosofica sui fondamenti del pensiero scientifico, ma cerca innanzitutto di analizzare le strutture antepredicative che regolano le nostre modalità pratiche di relazione con gli oggetti della percezione. È su quest’ultimo piano, quello della sensibilità, infatti, che il concetto husserliano di intenzionalità può rivelare interessanti analogie con quella forma specifica di attualità che Aristotele indica come entelechia del vivente, del corpo animato. L’essere diretti ad uno scopo, il tendere ad un’oggettività che si costituisce attraverso degli atti sintetici pur senza ridursi mai ad essi, è un carattere universale di ogni attività sensibile, sia umana che animale, ed è la condizione di possibilità di ogni attività percettiva intesa, aristotelicamente, come assimilazione della forma astratta dalla materia. Ma il confronto con Aristotele significa in primo luogo ricerca delle differenze, di pensiero e di orizzonte speculativo, che rinviano all’orizzonte epocale. A ciò si aggiunge la consapevolezza che la psicologia aristotelica, in

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