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Le rappresentazioni mentali in gravidanza nella genitorialità tipica e ''a rischio'': strategie di prevenzione e di intervento precoce

Informazioni tesi

  Autore: Valentina Orani
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche
  Relatore: Loredana Lucarelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 112

Nel presente Lavoro, verrà esaminata in particolare la maternità “a rischio depressivo”, analizzando le sue caratteristiche e come è possibile intervenire per prevenirla o per contenere i suoi effetti problematici, sullo sviluppo infantile e sulla relazione di attaccamento tra madre e bambino.
Il presente Elaborato è strutturato in tre capitoli.
Nel primo capitolo, focalizzerò la mia attenzione sulla relazione madre-bambino, ossia sull’importanza del legame di attaccamento.
Inizialmente, presenterò Bowlby e vedremo tramite quale percorso si è costituita la Teoria dell’attaccamento e come in questi ultimi venti anni essa si è trasformata, infatti, il suo oggetto di interesse e di studio con il tempo è cambiato: dall’analisi dei comportamenti e dei segnali che contribuiscono a strutturare, nella relazione che il bambino intrattiene con le figure adulte più significative, a partire dai genitori, i suoi legami o pattern di attaccamento, si è arrivati a mostrare più interesse per i modelli rappresentazionali circa le proprie relazioni di attaccamento che il bambino costruisce nel primo anno di vita. [...]
Nel secondo capitolo, presenterò una rassegna teorica degli studi e delle ricerche svolti in merito alla gravidanza e alla maternità.
Inizierò, presentando l’importanza del “desiderio di maternità”, vedremo come esso si costituisce già a partire dall’infanzia di ogni donna (Freud, S., 1915), come è legato alle esperienze vissute con i propri genitori e come influenza l’andamento della gravidanza e i sentimenti verso il feto, ossia, verso il bambino immaginario e verso il bambino reale (Lebovici, S., 1983), dopo la nascita.
In seguito, analizzerò le fasi che costituiscono il processo di gravidanza, cercando di capire l’importanza che ogni fase possiede, infatti, durante tutta la gestazione, la donna affronta una serie di compiti adattativi (Bibring, G. L., 1959, 1961) e il modo in cui essi verranno fronteggiati, influenzerà sia l’identità individuale della donna, sia il rapporto che si instaurerà tra Ella e il proprio figlio. [...]
Successivamente, analizzerò le rappresentazioni mentali materne che si costituiscono durante la maternità, vedremo proprio che i vari cambiamenti, che si verificano durante la gestazione, comportano sostanziali modificazioni nel mondo rappresentazionale della donna, tutto ciò si ripercuoterà nel rapporto tra madre e bambino.
Ancora, presenterò i diversi stili materni che la donna può acquisire nel corso della gravidanza nei confronti di suo figlio e vedremo come numerose ricerche, (Raphael-Leff, J., 1983) studiando le relazioni precoci madre-bambino, hanno cercato di individuare una continuità tra lo stile materno adottato in gravidanza e il tipo di cura fornito al bambino dopo la nascita.
Inoltre, considerando gli sviluppi più attuali degli studi in questo ambito, presenterò gli aspetti teorici e applicativi, dell’analisi delle rappresentazioni paterne durante e dopo la gravidanza, mostrando l’utilità di un altro indispensabile strumento: l’IRPAG, intervista per le rappresentazioni paterne durante la gravidanza (Ammaniti, M., Odorisio, F., Tambelli, R., 2006)
Infine, prenderò in considerazione alcuni strumenti utilizzati nella ricerca e nel lavoro clinico, che consentono di esplorare le rappresentazioni mentali genitoriali prima e dopo la nascita del bambino, come: l’IRMAG e l’IRMAN (Ammaniti, M., Candelori, C., Pola, M., Tambelli, R., 1995) e la Working Model of the Child Interview (Zeanah, C. H., 1992; Zeanah, C. H., Benoit, D., 1995; Zeanah, C. H., Larrieu, J. A., Heller, S. S., Valliere, J., 2000).
Nel terzo e ultimo capitolo, approfondirò le caratteristiche della maternità “a rischio depressivo”. Vedremo che la genitorialità, intesa come processo, non sempre viene affrontata e gestita facilmente dai futuri genitori e in particolare dalla neomamma, a volte, come nel caso in cui la madre sviluppa una depressione post-partum, essa diviene molto difficile, pensiamo che ogni donna che si prepara a diventare mamma deve affrontare una serie di compiti adattativi (Bibring, G. L., 1959, 1961) e mmaginiamo che nel caso in cui la donna è affetta da depressione post-partum, questi compiti non solo diventano più complessi, ma anche più numerosi.
Analizzando le varie caratteristiche della depressione post-partum, il tipo di comportamento, il tipo di accudimento e il tipo di rappresentazioni materne nei confronti di se stesse e del bambino, che le donne depresse possiedono, scopriremo che essa può provocare esiti negativi sullo sviluppo infantile, incrementando l’incidenza dell’instaurazione di legami di attaccamento insicuri tra bambino e caregiver (madre).
Nonostante ciò, mostrerò che esistono diverse possibilità di intervenire in queste situazioni, fornendo la giusta prevenzione e l’adeguato supporto alle madri in difficoltà e ai loro bambini, non solo dopo la nascita, ma già a partire dalla gravidanza, sulla base dell’analisi delle rappresentazioni mentali materne.
In particolare, presenterò alcuni programmi di intervento denominati interventi “Home Visiting”, utili per supportare e favorire la genitorialità e un rapporto positivo tra genitori e figli.

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1 Introduzione La maternità è una fase molto speciale nella vita di ogni donna, che assume connotazioni sia positive, sia negative: sono tanti i cambiamenti a cui si va incontro, a partire da quelli fisici che sono quelli più osservabili, fino ad arrivare a quelli interiori più difficili da esplorare. Tutti i cambiamenti permettono alla donna di scoprirsi non solo più come tale, ma anche come madre, in grado di accettare un “altro da sé” che inizialmente viene solo immaginato, successivamente percepito tramite i movimenti fetali ed infine accolto tra le proprie braccia al momento della nascita. Le esperienze vissute dalla donna, anche se spesso, possono compromettere la sua identità individuale, le consentono di crescere, maturare e di ristrutturare la propria individualità. La donna attua una riorganizzazione della realtà esterna e della realtà interna (Stern, D., 1985). Infatti, per il suo bambino prepara un luogo accogliente, come la cameretta, ma anche uno spazio nella propria mente che possa accoglierlo come idea. L’obiettivo di questo Elaborato finale, principalmente è quello di comprendere quel complesso rapporto che si instaura tra le rappresentazioni materne che possono essere analizzate durante la gravidanza, le interazioni precoci tra madre e bambino e lo stile di attaccamento che il bambino acquisisce intorno al primo anno di vita. Verranno quindi esplorate le rappresentazioni mentali che la donna possiede durante la gravidanza, nei confronti del figlio che aspetta, di se stessa come madre e come donna, ma anche nei confronti della gravidanza stessa. Inoltre, verrà presa in considerazione la relazione di attaccamento tra madre e bambino che si sviluppa dopo la nascita, analizzando le varie caratteristiche e presentando le diverse modalità con la quale può essere osservata. Mediante una rassegna della letteratura scientifica verrà messo in luce che la gravidanza non è sempre una fase positiva e serena della vita di una donna, a volte, essa a causa di diversi fattori si presenta come una gravidanza “a rischio”. Nel presente Lavoro, verrà esaminata in particolare la maternità “a rischio depressivo”, analizzando le sue caratteristiche e come è possibile intervenire per prevenirla o per contenere i suoi effetti problematici, sullo sviluppo infantile e sulla relazione di attaccamento tra madre e bambino.

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Parole chiave

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depressione post partum
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genitorialità a rischio
rappresentazioni mentali
maternità
attaccamento
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