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John Cassavetes. Un cinema vitale.

Il cinema di John Cassavetes è un unicum nel panorama americano che ha ispirato molta parte della generazione di cineasti successiva. La mia tesi, analizzando le istanze poetiche, iconiche, simboliche e filosofiche del lavoro del regista di origine greca, mette in luce come in tutta la sua opera sia presente una componente vitale, di "dispendio" che attraversa i vari elementi che concorrono alla realizzazione dei suoi film. L'atteggiamento del regista verso la sua opera si riflette nell'atteggiamento dei personaggi all'interno della finzione, dai coniugi di "Volti", ai tre amici di "Mariti", da Mabel Longhetti a Cosmo Vitelli, tutti passano attraverso la dissipazione, il detour esistenziale, tutti sono legati da un filo rosso che li stringe assieme nel gioco della "perdita", di sé e delle proprie certezze, tutti sono chiamati a rispondere al cambiamento che, improvviso o meno, irrompe nelle loro vite. Dove la libertà viene prima di tutto, che per Cassavetes è libertà di non fissarsi in una situazione definitiva, contro le regole e le norme codificate del cinema classico. Nel proposito di raccogliere diverse modalità di rapportarsi col mondo, per rimuovere un sapere legato ad una troppo consolidata fiducia nel pensiero puro, è un continuo rincorrere quella fondamentale “ambivalenza", unione di sensi diversi, di differenze, che è anche una tematica legata indissolubilmente al cinema.

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6 Introduzione La sfida, la libertà, lo "spreco" Ciò che rimane, o dovrebbe rimanere, dopo la visione di un film è la sensazione di aver "abitato", per un certo lasso temporale, all'interno di un luogo che non è necessariamente quello in cui ci ritroviamo di solito, anzi, dovrebbe essere propria dell'autore cinematografico la capacità di montare, assemblare e poi far sì che rimanga in piedi (come un architetto o un ingegnere) un piano di realtà che, nel suo inevitabile scorrimento, MOSTRI inaspettatamente una certa verità, che prima alla nostra percezione non si era svelata. Il cineasta come avventuriero, come diceva Truffaut. Scrivere di Cassavetes significa anche ripercorrere un modo molto specifico di fare cinema, che va al di là della denominazione incasellante che la storiografia critica ha tramandato di "indipendente". Non tanto perché vogliamo confutare quest'idea, ma perché, oggi come oggi, definire indipendente un cineasta o un singolo film, può non avere nessuna parentela con la stessa definizione di cui si può (necessariamente a buon diritto) fregiare Cassavetes. Come tutti i concetti che circoscrivono un'idea col tempo rischiano di assumere l'aspetto di cliché o comunque di perdere la loro originaria radicalità (sempre che ne avessero una), per allargare il loro campo d'azione a fatti che indeboliscono, nella loro assunzione, l'idea originaria della cosa. Certo, non si vuole processare nessuno, né istituire distinzioni di grado, né un'ipotetica scala di valori, ma gettare uno sguardo su un'esperienza che ha lasciato i suoi segni indelebili su tanto cinema americano (e non) e che può forse far chiarezza su cosa significhi davvero

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Fabio Marascio Contatta »

Composta da 156 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 453 click dal 25/10/2012.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.