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Gli askoi ad anello tardo-villanoviani ed orientalizzanti dell'Italia centrale tirrenica

L’oggetto del presente lavoro di tesi consiste nello studio degli askoi ad anello, una particolare forma ceramica, caratterizzata da un anello cavo all’interno che funge anche da base, a sua volta comunicante con un collo solitamente cilindrico caratterizzato da una piccola bocca trilobata. Il corpo e la bocca sono collegati da un’ansa quasi sempre a cestello.
Questa tipologia vascolare appare diffusa nell’Italia mediotirrenica durante il periodo orientalizzante, con alcune particolari eccezioni riferibili all’epoca villanoviana.
Preso atto che finora, ad eccezione dello studio di Bignasca sui kernoi circolari, non sono state realizzate pubblicazioni su tale tematica in grado di fornire un quadro chiaro ed esaustivo del problema, al fine di fornire una completa ed efficace presentazione di tutti i reperti disponibili è parso utile e propedeutico, se non indispensabile, stilare un catalogo. Esso si propone di fornire, sia pure sinteticamente, una prima visione d’insieme per quanto concerne le caratteristiche formali degli askoi ad anello, nonché per ciò che riguarda la loro diffusione e distribuzione geografica.
Pur trattandosi di un esame limitato, poiché sono numerosi gli askoi ancora inediti che non è stato possibile inserire nelle schede, tuttavia nel secondo capitolo è stato possibile discutere dei dati ricavati dalla redazione del catalogo consentendo un’analisi che riguarda, nello specifico, la presenza di determinate classi ceramiche e una classificazione tipologica basata sulle particolarità formali e sui motivi decorativi, le cui caratteristiche specifiche, in alcuni casi, permettono di individuare l’appartenenza ad una precisa maestranza o centro di produzione. Infatti nel capitolo relativo alle origini degli askoi, utilizzando le informazioni ottenute dalla precedente attività di schedatura, si è proceduto col trattare il problema inerente il commercio di questi prodotti per chiarire anzitutto i rapporti tra i vari centri produttivi etruschi e, nel caso di manufatti importati, i rapporti tra gli Etruschi e l’Egeo e l’area vicino-orientale.
È stata quindi affrontata la questione cronologica per circoscrivere, limitatamente all’Italia centrale, i contesti di appartenenza degli askoi; i due problemi, infatti, sono connessi l’uno all’altro poiché è noto che il Mediterraneo è stato da sempre area di scambi commerciali e culturali, ma è soprattutto nel periodo orientalizzante che si colloca lo sviluppo delle reti di scambio, nel momento in cui i rapporti tra Etruschi, Greci, Fenici e popoli Italici divennero sempre più intensi e costanti.
Inoltre, attraverso il commercio – prexis, più volte citato nei testi omerici e basato su relazioni di ospitalità e rapporti reciproci di scambi, avveniva l’incontro tra aristocratici greci e indigeni, attratti, sia gli uni che gli altri, dagli oggetti esotici provenienti dall’Oriente. Da quel momento in poi l’oggetto esotico, staccandosi dal controllo del suo trasportatore, iniziava il passaggio da un possessore all’altro, attraverso la pratica del dono, fino a terminare il suo percorso nella tomba di un personaggio autorevole.
Probabilmente, gli askoi ad anello sono entrati nel circuito commerciale dell’Italia tirrenica proprio in qualità di oggetti esotici, anche se, quantunque sia evidente il loro utilizzo legato a specifiche attività rituali o simposiache, non si è ancora chiarito il rapporto che lega la loro particolare forma alla funzione. Ma soprattutto, è necessario ribadire che questi recipienti, di piccole dimensioni e dalla capacità interna ridotta, potevano essere portatori di un significato ben più importante di quello che le loro dimensioni potrebbero far pensare. Appare ovvio che bisogna escludere qualsiasi generalizzazione, ma ponendo la giusta attenzione ai contesti e alle associazioni degli oggetti in relazione alla personalità del defunto, è possibile un progresso delle conoscenze.
Tale problema è stato, quindi, affrontato nel capitolo finale attraverso l’analisi e discussione dei contesti di ritrovamento.
In generale la lettura dei corredi tombali etruschi riveste un interesse specifico, poiché oltre ad essere l’unico modo per comprendere al meglio le dinamiche sociali alla base delle comunità etrusche, i sontuosi corredi tombali dei principes e degli aristoi di periodo orientalizzante, non sono una semplice raccolta di oggetti in apparenza eterogenei, ma una costruzione simbolica raffinata che unisce manufatti portatori di differenti messaggi specifici e complementari, tra i quali vi è quello dell’appartenenza ad una stirpe.

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4 Introduzione L’oggetto del presente lavoro consiste nello studio degli askoi ad anello, una particolare forma ceramica, caratterizzata da un anello cavo all’interno che funge anche da base, a sua volta comunicante con un collo solitamente cilindrico, sormontato da una piccola bocca trilobata. Il corpo e la bocca sono collegati da un’ansa quasi sempre “a cestello”. Questa tipologia vascolare - decisamente rara - appare diffusa nell’Italia mediotirrenica durante il periodo orientalizzante, con alcune particolari eccezioni riferibili all’epoca villanoviana. Finora, ad esclusione dello studio di Bignasca sui kernoi circolari attestati in Oriente a partire dal Bronzo Antico e successivamente diffusi in Grecia e nel Mediterraneo occidentale, non sono state realizzate pubblicazioni su tale tematica in grado di fornire un quadro chiaro ed esaustivo del problema. Per questo motivo, al fine di fornire una presentazione quanto più possibile completa di tutti i reperti disponibili è parso indispensabile stilare un catalogo. Esso si propone di fornire, sia pure sinteticamente, una prima visione d’insieme per quanto concerne le caratteristiche formali degli askoi ad anello, nonché per ciò che riguarda la loro diffusione e distribuzione geografica. Poiché dalle prime ricerche è subito emersa evidente la dispersione di questa forma su una vasta area territoriale, le schede redatte mostrano gli esemplari seguendo un ordine geografico che, partendo dall’Etruria meridionale e settentrionale, prosegue con la descrizione degli askoi rinvenuti nel Latium Vetus, nell’Agro Falisco ed in Campania, per giungere infine in Sardegna. Nel catalogo sono stati inclusi anche quegli esemplari la cui provenienza rimane ignota, ma sui quali sono comunque formulabili fondate ipotesi sull’appartenenza ad uno specifico centro produttivo, in base alla classe ceramica o ai motivi decorativi. Poiché le produzioni ceramiche etrusche presentano una notevole varietà tipologica, all’interno di ogni area geografica i materiali sono stati ulteriormente organizzati per classi ceramiche, dando la precedenza all’impasto seguito dalla ceramica figulina. Nel secondo capitolo è stato possibile discutere dei dati ricavati dalla redazione del catalogo consentendo un’analisi che riguarda, nello specifico, la

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Silvia La Rocca Contatta »

Composta da 164 pagine.

 

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