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Il ''fair use'': l'utilizzo equo nella fruizione delle opere dell'ingegno

Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Vettor
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Dams - Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Piero Di Domenico
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 77

Il processo di comunicazione ha subito, nell’ultimo quarto di secolo, un sostanziale cambiamento dovuto all’avvento delle nuove tecnologie, in particolare del digitale. Il modello comunicativo che si è venuto a creare si basa e si sviluppa fondamentalmente attraverso Internet e il World Wide Web, rendendo indispensabili quegli strumenti che permettono l’accesso alle risorse online.
Tale accesso ha rappresentato, e rappresenta tuttora, un terreno problematico e controverso, in cui continuano a scontrarsi senza tregua consumatori e produttori di contenuti, legislatori e sostenitori della “cyberanarchia”. Nonostante siano in molti che, come John Perry Barlow, sostengano e rivendichino “l’autonomia della rete e la sua estraneità alla politica e al diritto”, si è resa necessaria una serie di norme regolatrici della rete che disciplini i comportamenti informatici. Tali norme sono sia di carattere virtuale, vale a dire istruzioni di calcolo, standard, protocolli e procedure informatiche, sia di carattere sociale, cioè quei modelli di comportamento condivisi, seguiti da ogni singolo membro di una comunità, sia norme di carattere giuridico, vere e proprie leggi che determinano la liceità di un comportamento online.
Alla nascita di Internet la combinazione di protocolli convenzionali e regole sociali era sufficiente a mantenere l’ordine: allora il diritto aveva un ruolo marginale, dovuto principalmente al fatto che la rete permetteva “comunicazioni globali non controllate”. Ciò ha fatto sì che i primi tentativi di ostacolare la circolazione di informazioni illegali, solo secondo il diritto di alcuni paesi, fallissero. Il punto di svolta è costituito dall’apertura della rete agli interessi economici: a partire dagli anni Novanta Internet si è espansa fino a diventare il canale commerciale dominante e ciò ha comportato un conseguente cambiamento dei meccanismi regolatori della rete. Poiché sono entrati in gioco interessi specifici in competizione tra loro, è venuta meno la stabilità del principio di auto-regolazione.
Oggi assistiamo a numerosi interventi giuridici in materia, sia a carattere nazionale che internazionale; tali interventi costituiscono uno dei temi più spinosi e controversi del mondo digitale, dal momento che inequivocabilmente creano conflittualità e divergenze tra gli utenti, favorendone alcuni per penalizzarne altri. Tra tutti i provvedimenti adottati secondo il diritto, questa tesi desidera affrontare, per quanto possibile, il vasto tema della proprietà intellettuale, focalizzando la sua attenzione su un aspetto non così secondario della disciplina dedicata al diritto d’autore: il fair use.

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Capitolo Primo Panoramica sul diritto d’autore: tanti scenari differenti La proprietà intellettuale è uno degli ambiti in cui maggiormente si assiste a un progressivo venir meno dei confini normativi territoriali e a una sempre crescente internazionalizzazione degli interessi legati alle opere dell’ingegno. Nel quadro italiano, per esempio, la normativa dedicata al diritto d’autore deriva, in buona parte, da fonti sovranazionali: è soprattutto il legislatore comunitario ad intervenire nella definizione dell’assetto di tale disciplina giuridica. È quindi buona norma distinguere con precisione gli argomenti di cui si sta trattando, dal momento che sono infinite le sfumature che differenziano i vari ordinamenti, a partire dalle disuguaglianze tra quello americano e quello italiano. Il diritto d’autore è un diritto della persona e come tale riconosce e tutela l’espressione della persona “autore”. Il suo principale obiettivo è, o meglio, dovrebbe essere quello di “incentivare la creatività ed evitare che si inaridisca”. 7 La parola chiave è “informazione”. Le analisi della proprietà intellettuale, a partire dagli aspetti di carattere economico, prendono le mosse da un ragionamento a proposito del concetto di informazione. L’informazione è un bene immateriale e l’immaterialità rende le risorse informative fisicamente indelimitabili, nonché utilizzabili da molteplici soggetti contemporaneamente. Senza un intervento ad hoc dello stato o di un altro organo di controllo si verificherebbe il fallimento del mercato. Onde evitare il tracollo si è optato per istituire un sistema di monopoly rights (o property rights), cioè diritti monopolistici che conferiscono benefici ai titolari e, allo stesso tempo, impongono costi alla collettività. L’idea di fondo, che si avrà modo di approfondire di seguito, consiste nel rendere esclusiva la forma di espressione dell’idea creativa; si è venuto quindi a creare un mercato “artificiale” (non naturale) di diritti per la soddisfazione dell’interesse pubblico e privato. “Nel momento della nascita dei moderni sistemi di tutela giuridica 7 7 M. Scialdone in “Copydoc - Il copyright sulla cultura”, Lilik, 2009

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