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L'irripetibilità dell'atto tra fonti europee, Costituzione e prassi giudiziaria

E' noto come, soprattutto negli ultimi anni, la questione dell'integrazione europea e, in particolare quella dell'efficacia delle norme della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, stiano assumendo una portata sempre più incisiva negli ordinamenti nazionali. E' necessario, dunque, considerare l'efficacia delle norme convenzionali, nonché delle sentenze della Corte europea anche in un ambito fino ad oggi gelosamente custodito, qual'è il processo penale. In tema di irripetibilità degli atti in dibattimento per cause sopravvenute ed imprevedibili (art. 512 c.p.p.) la Corte europea, nell'interpretare le norme C.e.d.u. indica alcuni criteri per assicurare il rispetto del "giusto processo europeo". Innanzitutto una decisione non può essere basata "esclusivamente o in modo determinante" su dichiarazioni che non siano state ripetute in dibattimento, ossia non sottoposte al confronto con l'accusato, fatta eccezione per il caso in cui sia oggettivamente impossibile (si pensi ad esempio alla morte del teste sopravvenuta dopo le prime dichiarazioni). Laddove, al contrario, ciò si verificasse, risulterebbero violati i crismi posti a tutela del principio del contraddittorio nella formazione della prova contenuti nella nostra Carta fondamentale e nella C.e.d.u. All'accusato, infatti, deve essere concessa "un'opportunità adeguata e sufficiente" di contestare le accuse elevate a suo carico, "al momento della deposizione o successivamente". L'Europa sembra "accontentarsi" di una forma di contraddittorio "più debole" rispetto a quello costituzionale al fine di assicurare uno standard minimo di tutela, al quale ogni Stato membro sia in grado di adeguarsi. Perciò a livello europeo si che l'ordinamento italiano si conformi almeno a questa soglia minima di tutela.

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L’irripetibilità dell’atto tra fonti europee, Costituzione e prassi giudiziaria 10 INTRODUZIONE E’ ormai a tutti noto che, soprattutto negli ultimi anni, la questione dell’integrazione europea sta occupando un ruolo sempre più centrale nei vari settori della vita politica, sociale, economica e giuridica del nostro Paese. Ciò appare ancora più evidente se si guarda all’”internazionalizzazione” di alcuni aspetti propriamente afferenti alla sfera del diritto interno e, in particolare a quella che potremmo definire come una sorta di “europeizzazione” del processo penale. Il processo di integrazione si è spinto così oltre che oggi è addirittura possibile parlare di “spazio processuale penale europeo” 2 . Le teorie sulla sovranità statale hanno lasciato il passo all’esigenza di elaborare categorie concettuali comuni, che si atteggino quali strumenti rafforzati di tutela dei diritti soggettivi del singolo, e, in particolare quali mezzi idonei a formare uno spazio effettivo di tutela. E’ da questa riflessione che ha avuto luogo il presente elaborato, attraverso il quale s’intende offrire l’analisi di una questione molto attuale, ossia quella relativa al rapporto tra la nostra Costituzione e l’ordinamento internazionale, con peculiare riferimento alle frequenti censure rivolte dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (da ora in poi Corte EDU 3 ) all’Italia, a causa delle continue violazioni delle norme della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (d’ora in poi CEDU), poste a difesa dell’”equo processo”. Nello specifico, s’intende esaminare il ruolo che, nel processo equo globale, la prova dichiarativa divenuta irripetibile per il 2 A. Gaito, Procedura penale e garanzie europee, Torino, 2006, 9. 3 Tale espressione è stata coniata da F. Viganò, Fonti europee e ordinamento italiano, in Dir. pen. e proc. – Speciale Europa, 2011, 5.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Mara Auriemma Contatta »

Composta da 174 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 574 click dal 23/01/2013.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.