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Il Cinema di Andrej Tarkovskij

Per l'analisi dell'opera di Andrej Tarkovskij si è pensato al regista come ad un pellegrino, un uomo, un artista alla ricerca delle cose spirituali che toccano l'uomo. In questa tesi si ripercorrono tutte le opere, dal primo mediometraggio, "Il rullo compressore e il violino" (1960), fino al suo ultimo film, "Sacrificio" (1986).
Sette film in tutto, sette tappe di un pellegrinaggio artistico. Il passato de "L'Infanzia di Ivàn" (1962) è un sogno-ricordo del ragazzo, che lo spinge con incoscienza ad affrontare le sue missioni rischiose, fino alla morte; il Quattrocento di "Andrej Rublëv" (1966) e la memoria personale de "Lo specchio" (1974) individuano momenti forti della storia. In "Lo specchio" c'è la bomba di Hiroshima, corredata dalle immagini documentarie della guerra civile spagnola e della controffensiva dell'Armata Rossa contro l'avanzata nazista. La bomba atomica taglia in due la storia del mondo intero, come già era successo con la crocifissione sul Golgota (rappresentata anche per altri motivi in Andrej Rublëv), così c'è un prima e un dopo Hiroshima, cioè la triste possibilità dell'umanità di autoannientarsi.
Alla ricerca di un equilibrio interiore perduto nel corso dei secoli è lo psicologo Kelvin, protagonista di Solaris (1972), che si ritrova faccia a faccia con la propria coscienza, nello scontro con una realtà ignota, e con dolore cerca la via migliore per salvare la propria dignità. Stalker (1979), ultimo film girato in patria, è un'altra immersione in un luogo misterioso, la 'Zona', che racchiude una stanza dove si realizza il desiderio più intimo. Con Nostalghia (1983), inizialmente intitolato 'Viaggio in Italia' si chiude questa catena di viaggi per aprirsi al capolavoro girato a Gotland, isola svedese così vicina all'ex Urss, terra d'origine da cui preferì allontanarsi per non dover soccombere.
Questa spinta alla sopravvivenza artistica, e materiale, lo ha portato a concepire un'opera di tremenda attualità: cosa può fare l'uomo per scongiurare la catastrofe nucleare? Tarkovskij passa dal suicidio di fuoco di Domenico sul Campidoglio (in Nostalghia), dopo un lungo e significativo discorso, al gesto estremo del protagonista di "Sacrificio", che trasforma in modo miracoloso, l'irreversibile corso degli eventi, grazie all'incontro intimo con Maria, una specie di 'strega' benefica.
Questo lavoro non analizzerà tutte le opere del regista russo, ma essenzialmente il pensiero, la poetica e lo stile, mediante rimandi ai film, alle dichiarazioni e ai suoi scritti. E' una ricerca che punta a scoprire l'uomo-artista nel suo intimo, nel suo mondo particolare di creatore per il cinema.
Infine un profilo biofilmografico dove si descrivono l'educazione e alcune tappe importanti dell'uomo Tarkovskij, accompagnato da alcune note sull'accoglienza che la critica italiana ha riservato ai suoi film.

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5 INTRODUZIONE Per l'analisi dell'opera di Andrej Tarkovskij parto dalla convinzione che un film è il risultato della volontà di un autore. Tale si può definire un regista che con i suoi interventi contribuisce a dare un senso unitario e una forma definitiva all'opera filmica, nata dalla sua intuizione, o come probabilmente viveva nella sua immaginazione quando è stato stimolato da un testo di natura letteraria (sceneggiatura, soggetto o racconto) suo o di altri. Secondo Tarkovskij l'autore è quel "regista che crea il proprio mondo, e (chi) non tenta di riprodurre la realtà che lo circonda." 1 Tutti i registi filtrano gli apporti dei collaboratori per ottenere una giustapposizione significativa dei vari materiali, ma sono propri dell'autore quei caratteri innovativi, e ini- mitabili che si riscontrano con continuità in ogni sua opera. "Solo in presenza di una sua personale visione delle cose -scrive Tarkovskij- trasformandosi in una sorta di filosofo, egli (il regista) si manifesta come artista e il suo cinema come arte" 2 Tarkovskij è stato sempre una persona sincera, sia nei rapporti interpersonali che in quelli professionali, ma soprattutto con il cinema non ha mai voluto scendere a compromessi, per non uccidere la disciplina entro cui s'esprimeva. Credo che immaginasse l'arte avvolta da un velo aurale, un velo che non deve essere scalfito, tantomeno tradito per soddisfare esigenze poco edificanti. L'arte non permette dunque alcun tradimento, altrimenti il suo significato più vero e profondo viene smarrito dal suo 'traditore'. Il cine- ma è un'arte della visione che si esercita nel tempo, ma per Tarkovskij è soprattutto un mezzo di conoscenza spirituale, suscitatrice di energie psichiche finalizzate ad una crescita comune. Attraverso essa l'uomo rea- lizza, dunque, il suo essere sulla terra: si innalza spiritualmente. Tarkovskij ha contraddetto l'opinione corrente che filmare lo spirito era impossibile, le sue opere hanno la capacità di far vibrare le emozioni di chi si concede alle sue 'visioni filmate', perché cattura mediante tutti i 1 ANDREJ TARKOVSKIJ, in S.REGGIANI-L.TORNABUONI (a c.), Ma la morte non esiste, "La Stampa", 30.12.1986 [frasi dal film-intervista di D.BAGLIVO, Un poeta nel cinema: Andrej Tarkovskij. 2 Andrej TARKOVSKIJ, Scolpire il tempo, Milano, Ubulibri 1988, p.58; d'ora in avanti le citazioni da questo saggio saranno contrassegnate dalla sigla 'St' se- guita dal numero di pagina.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Salvatore Tomai Contatta »

Composta da 134 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2082 click dal 06/11/2012.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.