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Un percorso melanconico

La tesi parte dal lavoro di Freud su lutto e melanconia, passando per autori quali Binswanger e Abraham, andando a connotare il tutto su un piano più moderno tramite il lavoro di psichiatri come Borgna e Lolli.
L'interesse per la melanconia è oggi più vivo che mai; il motivo è, forse, dovuto al fatto che questo argomento, al di là della sua importanza storica, solleva questioni che interessano particolarmente l'uomo d'oggi: non è certo un caso, infatti, se il numero degli studi su questo tema è costantemente cresciuto e continua a crescere, nei campi della medicina, della psichiatria, della storia, della filosofia, della religione, della teologia, dell'astrologia, dell'alchimia, dell'arte e della letteratura.

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4 PRESENTAZIONE Il tema della melanconia ha da sempre affascinato ed interessato gli studiosi, sin dai tempi dell’antica Grecia, in cui si riteneva che i caratteri umani e, dunque, i loro comportamenti, fossero frutto della varia combinazione dei quattro umori base, ovvero bile nera, bile gialla, flegma ed infine il sangue. Di conseguenza, si riteneva che la causa della malattia risiedesse in un loro squilibrio, fino a degenerare nella morte. Nel corso dei secoli tali convinzioni si sono sradicate dalle discipline, come la medicina, che si occupavano di melanconia, per far posto a teorie scientificamente fondate. Ma è indubbio che la svolta fondamentale nello studio della melanconia si abbia con lo scritto di Sigmund Freud del 1915, Lutto e melanconia ,nel quale viene identificata l'essenza della melanconia attraverso una comparazione con l'effetto normale del lutto. Il quadro d’insieme dei due stati li rende facilmente accostabili, sebbene il lutto come reazione alla perdita di una persona amata non possa essere considerato uno stato patologico qual è invece quello melanconico, nello specifico, la psicosi maniaco-depressiva.. La persona in lutto per la morte dell’oggetto è afflitta da un profondo scoramento, perde ogni interesse per il mondo esterno e la stessa capacità di amare, ma si tratta di una condizione transitoria che dopo un certo tempo potrà essere superata grazie a quel lavoro del lutto con il quale l’Io del soggetto potrà tornare ad investire nuovi oggetti. Nella melanconia, invece, l’oggetto è andato perduto come oggetto d’amore e nel soggetto che ne è colpito si assiste ad un fortissimo svilimento del senso di sé operato attraverso ripetute e pervicaci autoaccuse di indegnità. Come Freud sottolinea, nel lutto è il mondo ad essere svuotato ed impoverito, nella melanconia è l’Io. L’ascolto analitico di questi autorimproveri ne svela la dinamica sottostante: le accuse che il soggetto rivolge a se stesso sono in realtà dirette alla persona amata perduta, all’oggetto che gli ha inflitto l’abbandono, che lo ha deluso. Ed è qui che Freud ci fornisce la chiave del quadro patologico. “La donna che commisera fortemente il proprio marito per il fatto che costui è legato a una moglie così incapace, intende in realtà accusare il marito di incapacità, indipendentemente dal significato che a tale incapacità possa essere attribuito.” (Freud, 1915.)

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Mariateresa Cerullo Contatta »

Composta da 36 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.