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Tutela penale del documento informatico

La nozione di documento è oggetto di un’antica ma ancora attuale disputa che si concentra intorno a due opinioni: la prima, che intende dare una definizione di documento che sia valida per tutto l’ordinamento, è efficacemente espressa dalla formula per la quale il documento (che deriva da docere, insegnare) è una cosa che ci fa conoscere un fatto e si contrappone al testimone che è una persona che narra e non una cosa che rappresenta; la seconda, che, invece, non ritiene possibile una definizione unitaria di documento che sia valida anche per l’ordinamento penale, che identifica il documento con la nozione più ristretta di documento scritto, classica e autorevole è quella che definisce il documento come “ogni scrittura fissata sopra un mezzo trasmissibile, dovuta ad un autore determinato, contenente manifestazioni di volontà ovvero attestazioni di verità, atte a fondare o a suffragare una pretesa giuridica o a provare un fatto giuridicamente rilevante in un rapporto processuale o in un altro rapporto giuridico”. Questa definizione contiene i tre elementi che si ritiene un documento debba avere per poter essere tutelato penalmente:
1 - la forma scritta;
2 - la riconoscibilità dell’autore;
3 - il contenuto.
Questa è la base dalla quale partire per poter vedere se e come si possa tutelare il documento elettronico (rectius informatico) in un quadro normativo non ancora modificato dalla Legge n. 547 del 23 dicembre 1993.

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1 1.1 Il falso informatico: difficoltà applicative nell’impianto originario del codice Nel nostro ordinamento i reati di falso sono previsti nel titolo VII del codice penale, relativo ai delitti contro la fede pubblica, in un apposito capo, il capo III, denominato “della falsità in atti” e costituito dagli articoli da 476 a 493-bis. La miglior dottrina ha osservato che “il nostro codice ha diluito la materia della falsità documentale in ben diciotto articoli, accresciuti poi a venti per effetto di leggi speciali. Ne è derivata una minuta casistica con una esasperante serie di distinzioni e sottodistinzioni, l’utilità delle quali è quanto mai discutibile dati i larghi poteri discrezionali che sono conferiti al giudice.” 1 ; invece l’oggetto tutelato è unico e consiste nella fiducia e sicurezza nelle relazioni giuridiche (pubblica fede) insita in ogni documento. 2 1 F. ANTOLISEI, Manuale di diritto penale p.s.II, XII ed., Milano, 1997, p. 90; ID., Nebuloso frammentarismo in materia di falso, in Giur. It., 1950, II, p.57. Nello stesso senso v. FIANDACA-MUSCO, Diritto penale p.s.I, II ed. rist. agg., Bologna, 1997, p. 566. 2 Sul punto non c’è unanimità in dottrina: una parte sostiene la tesi della plurioffensività (vedi per tutti F. ANTOLISEI, Manuale, cit., p.90 secondo il quale “l’oggetto giuridico dei delitti di falso documentario, …, è duplice: da un lato, consiste nella fiducia e sicurezza delle relazioni giuridiche; dall’altro, negli interessi specifici che trovano una garanzia nella genuinità e nella veridicità dei documenti in quanto mezzi di prova.” e che “… la considerazione di essi è assolutamente necessaria, se si vuole evitare di cadere, nell’applicazione della legge, in un aberrante formalismo.”), un’altra la critica (vedi per tutti FIANDACA-MUSCO, Diritto penale, cit., p.567 ss. per il quale “…i singoli

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Davide Cardinali Contatta »

Composta da 80 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.