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Le politiche per l'energia dell'Unione europea e le relazioni con l'area del Mar Caspio, 1989-1999.

Il tema della sicurezza energetica è da decenni una questione centrale nel processo di costruzione della politica energetica dell'Unione Europea. All'inizio degli anni '90 sorsero sulle rive del Mar Caspio, come conseguenza del crollo dell'Unione Sovietica, quattro nuovi Stati indipendenti, i nuovi titolari esclusivi delle risorse di uno dei maggiori bacini petroliferi dell'ex Unione Sovietica. Tra le principali aree di produzione di idrocarburi dell'ex superpotenza, quella del Caspio era l'unica ad essere situata, per la gran parte, al di fuori dei confini della neonata Federazione russa.
L'Unione Europea, in una fase di radicali mutamenti dello scenario internazionale e di grandi trasformazioni interne, lavorò con gli strumenti, pur limitati, a propria disposizione, per consolidare le relazioni con i nuovi Stati indipendenti ed assicurarsi l'accesso alle risorse da loro detenute. La forte dipendenza da fonti esterne per l'approvvigionamento energetico rendeva di fondamentale importanza perseguire una maggiore diversificazione delle fonti.
La Carta Europea dell'Energia, l'assistenza tecnica (TACIS) e il programma INOGATE, dedicato ai sistemi di trasporto interstatale di gas e petrolio, furono i principali strumenti messi in opera.

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Introduzione E' opportuno iniziare questa trattazione dal suo titolo, chiarendone gli elementi. Quello qui esaminato è il tema delle politiche per l'energia dell'Unione europea. La scelta di utilizzare questa espressione, rispetto a quella affine di “politica energetica”, deriva dalla constatazione che, nel periodo preso ad esame, l'Unione europea non aveva una propria politica energetica compiuta, ma era altresì capace di porre in essere una serie di interventi riguardanti il campo dell'energia. Solo di recente (con il Trattato di Lisbona) l'Unione europea si è dotata di competenze specifiche sulla materia e ancora oggi, dopo che si è a lungo lavorato nel senso di una convergenza delle politiche energetiche nazionali dei membri dell'UE, è difficile dire se si possa parlare di una vera politica energetica europea. Il secondo elemento di questa tesi è l'area del Mar Caspio, intesa in senso ristretto come il gruppo di tre Stati, Azerbaijan, Kazakhstan e Turkmenistan, che occupano le rive occidentale e orientale del mare chiuso, o in senso più ampio a ricomprendere tutti i cinque Stati rivieraschi, inclusi Russia e Iran, ed anche i Paesi vicini. Il tratto che unisce questo secondo al primo elemento è evidente: si tratta delle grandi riserve di gas e petrolio presenti nel sottosuolo di quei Paesi, rimaste per lungo tempo sottoutilizzate e riscoperte dall'occidente sul finire del secolo passato. Il terzo elemento riguarda l'arco storico analizzato, gli anni dal 1989 al 1999. Quel primo anno segnò l'inizio di un periodo estremamente dinamico per l'evoluzione delle politiche per l'energia nella Comunità europea e fu testimone dell'adozione dei primi provvedimenti intesi a far avanzare l'integrazione del mercato energetico interno. Vedremo come questa fase evolutiva interna si intrecciò con le azioni intraprese dalla Comunità sul piano esterno, influenzandole e ricevendo ulteriore stimolo da esse. Il 1989 è anche l'anno della caduta del muro di Berlino e l'anno in cui l'attenzione della Comunità europea si volse ad est, verso la metà del continente dalla quale era rimasta per decenni divisa e, ancora più ad 3

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Matteo Bottecchia Contatta »

Composta da 200 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.