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La caduta della luna: sogno o incubo dell'umanità

Da sempre l’uomo guarda alla luna con curiosità, con sospetto, con timore. Quel corpo celeste antropomorfizzato, quel viso luminoso che occhieggia in mezzo al cielo dal comportamento anomalo e dall’aspetto mutevole, da sempre ha suscitato innumerevoli interrogativi: perché la luna non è sempre in cielo e cosa succede quando non c’è? Per rispondere a queste domande si è fatto ampio ricorso all’immaginazione, generando la credenza popolare profondamente radicata nell’antichità, che la luna potesse essere sradicata dal cielo per mezzo della magia.
Il presente lavoro affronta, appunto, il tema della caduta della luna, un topos che affonda le sue radici nella letteratura classica.
È Lucano il primo a farne motivo di poesia nel libro sesto della sua Farsaglia, a rendere possibile il passaggio da inerte credenza popolare ad affascinante tema letterario. Punto di partenza e modello imprescindibile per tutti i futuri poeti e scrittori, amanti della luna o di Lucano.
Così nel corso del tempo e attraverso la lente d’ingrandimento di altri autori il tema assume nuove prospettive e significati.
In Leopardi, Baudelaire, Goethe, Tommaso Landolfi, Italo Calvino il fenomeno della caduta della luna diventa sempre più sconvolgente e inquietante, adattandosi a generi letterari assai differenti tra di loro, dal poema storico al racconto fantastico o fantascientifico.
L’obiettivo di questo lavoro è dunque quello di fornire una rassegna non esaustiva delle ricorrenze del tema nella letteratura di tutti i tempi, allo scopo di mettere in risalto le differenze, le novità significative, ma anche le invarianze.

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5 Introduzione   Lunare e lunatico sono due aggettivi che rivelano chiaramente il modo in cui l’uomo guarda da sempre alla luna, attribuendole il potere di influenzare in modo nefasto o almeno problematico il proprio temperamento. Ecco cosa riporta il dizionario Garzanti alla voce lunatico: “Si dice di persona volubile, strana, facile agli sbalzi d’umore, alle ire improvvise e di breve durata”. Pierrot, il pagliaccio dei Funambules, è il personaggio lunare per eccellenza, già nel biancore del volto. Il suo sguardo trasognato e malinconico è rivolto verso altri mondi e incarna una figura cara all’immaginario romantico. Ma la luna è anche connessa al mondo delle tenebre, delle creature infernali e nell’antichità l’aspetto che la contraddistingue, ciò cui viene associata indissolubilmente è la magia. Non per nulla la divinità che la rappresenta è Ecate, la dea degli spettri e di ogni magia. Ancora nel Cinquecento il sinonimo di strega era “ianatica”, termine derivato da Diana, dea notturna della luna. La stregoneria e la luna sono dunque strettamente legate, lo conferma il fatto che Giacomo Leopardi, il poeta della luna, passi in rassegna le ricorrenze nei testi antichi del topos della caduta della luna proprio nel capitolo dedicato alla magia del Saggio sopra gli errori popolari degli antichi (1815). È una credenza popolare profondamente radicata nell’antichità e autori del calibro di Orazio, Virgilio, Tibullo, Ovidio fanno riferimento a questo straordinario fenomeno. In tutti i casi esso si verifica

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Beatrice Denaro Contatta »

Composta da 45 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.