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Longanesi e il cinema: da ''Dieci minuti di vita'' a ''Vivere ancora''

“L’influenza di Longanesi è stata decisiva, nel gusto e nel costume letterario di questo Paese, più di quanto non lo sia stata quella di qualsiasi altro uomo […] In nessuna generazione, un italiano ha scavato così a fondo e durevolmente come ha fatto Longanesi in quella nostra.”

Con queste parole Indro Montanelli ricordava Leo Longanesi, uno dei personaggi più incisivi ed autentici del Novecento italiano, una figura che il nostro Paese, a quarantacinque anni dalla prematura scomparsa, pare aver archiviato.
Scrittore, editore, grafico, sceneggiatore: un artista eclettico (e ci passi la definizione, nonostante la sua avversità: “schifo che mi reca la parola «artista»!”), autentico figlio dell’Ottocento e di una borghesia che amava a fasi alterne, fascista e frondista nello stesso tempo, Longanesi è stato un intellettuale acuto, velenoso, virtuosamente contraddittorio: un pensatore scomodo per molti, forse anche per se stesso.
Il nostro tempo non ci consente di avere sotto mano molti altri intellettuali come Leo, proficui in quantità e qualità. Riflettendo i canoni di una tradizione culturale italiana che pareva ormai scomparsa, Longanesi, prima che artista, fu artigiano di se stesso: seppe abilmente trasformare, in maniera inedita, le varie discipline con cui andò confrontandosi durante la sua breve ma ardente carriera.

Celebri le vicende editoriali del “carciofino sott’odio” (volendo riprendere quel curioso epiteto che si era ricamato addosso), nelle pagine a seguire tenterò invece di mettere a fuoco il suo meno noto rapporto col cinema, di cui seppe cogliere le numerose implicazioni sociali, anticipando almeno d’un decennio la poetica Neorealista di Visconti e De Sica.

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5 Introduzione ―L‟ influenza di Longanesi è stata decisiva, nel gusto e nel costume letterario di questo Paese, più di quanto non lo sia stata quella di qualsiasi altro uomo […] In nessuna generazione, un italiano ha scavato così a fondo e durevolmente come ha fatto Longanesi in quella nostra.‖ 1 Con queste parole Indro Montanelli ricordava Leo Longanesi, uno dei personaggi più incisivi ed autentici del Novecento italiano, una figura che il nostro Paese, a quarantacinque anni dalla prematura scomparsa, pare aver archiviato. Scrittore, editore, grafico, sceneggiatore: un artista eclettico (e ci passi la definizione, nonostante la sua avversità: ―schifo che mi reca la parola «artista»!‖ 2 ), autentico figlio dell’Ottocento e di una borghesia che amava a fasi alterne, fascista e frondista nello stesso tempo, Longanesi è stato un intellettuale acuto, velenoso, virtuosamente contraddittorio: un pensatore scomodo per molti, forse anche per se stesso. Il nostro tempo non ci consente di avere sotto mano molti altri intellettuali come Leo, proficui in quantità e qualità. Riflettendo i canoni di una tradizione culturale italiana che pareva ormai scomparsa, Longanesi, prima che artista, fu artigiano di se stesso: seppe abilmente trasformare, in maniera inedita, le varie discipline con cui andò confrontandosi durante la sua breve ma ardente carriera 3 . 1 I. MONTANELLI, Addio a Longanesi, ―Corriere della Sera‖, 29 settembre 1957 2 L. LONGANESI, Parliamo dell‟elefante. Frammenti di un diario, Milano, Longanesi & C., 1947, p.34 3 P. LONGANESI, Longanesi: un antidoto contro la mediocrità in G. APPELLA, P. LONGANESI, M. VALLORA, Leo Longanesi. Editore, scrittore, artista, Milano, Longanesi & C., 1996, pp. 21-23

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Valeria Ferro Contatta »

Composta da 135 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1430 click dal 26/11/2012.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.