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Subappalto e mafia: analisi della disciplina a tutela dei subcontratti dalle infiltrazioni mafiose.

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Presotto
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Scuola Sup. di Studi Univ. e Perfezionamento S.Anna di Pisa
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Gaetana Morgante
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 136

La seguente tesi costituisce il diploma di licenza specialistica conseguito presso la Scuola Superiore Sant'Anna di Studi Universitari e Perfezionamento.
Essa ha ad oggetto la disciplina del subappalto e, più in generale, dei subcontratti utilizzati nella realizzazione di opere pubbliche. Più precisamente, si è voluto analizzare la tutela penalistica che il legislatore ha apportato.
Il lavoro si articola in tre capitoli. Nel primo si inquadrano gli elementi della questione: esame sull'inquadramento dogmatico del subappalto pubblico e sue differenze da quello disciplinato dal diritto privato; definizione del problema delle infiltrazioni da parte di organizzazioni criminali di stampo mafioso che, tramite i subappalti, riescono a controllare gli appalti e a garantirsi un cospicuo di afflusso di denaro pubblico da destinare al perseguimento di fini illeciti. In particolar modo la mafia si avvale, da un lato, della sua capacità intimidatrice, dall'altro lato, della capacità di creare accordi e di far partecipare alla spartizione degli appalti numerosi esponenti dell'imprenditoria (ad es. il piano di rotazione programmata degli appalti). Oltre che ad ottenere gli appalti, la mafia è in grado di condizionare gli esiti delle procedure di affidamento, favorendo solamente gli imprenditori ad essa fedeli.
Nel secondo capitolo viene esaminata la lunga evoluzione della disciplina amministrativa relativa al rilascio dell'autorizzazione, da parte delle stazioni appaltanti, a svolgere il subappalto. Vengono esaminati il r.d. 2248/1865 all. F, la legge Rognoni-La Torre, la l. 55/1990 e le sue modifiche subite nel corso degli anni Novanta (ll. Merloni, Merloni-bis, Merloni-ter) per arrivare, infine, all'attuale art. 118 del Codice dei Contratti Pubblici che disciplina il regime di autorizzazione allo svolgimento dei subcontratti.
Si potrà notare come l'autorizzazione, originariamente caratterizzata per essere una semplice forma di assenso manifestata dalla Pubblica Amministrazione, si sia progressivamente arricchita di requisiti, dovuti alla crescente consapevolezza, da parte del legislatore, dell'estrema facilità con cui le cosche mafiose si inserivano nelle procedure di assegnazione e riuscivano a manipolarle. Molto importante è stata la l. 55/1990 che all'art. 18 ha introdotto una serie di puntuali requisiti che hanno cercato di limitare tali infiltrazioni e di fissare dei criteri con cui le pubbliche amministrazioni potessero orientare il loro operato. Fondamentale è stata l'innovazione apportata dal legislatore che ha unificato numerose categorie contrattuali quali il subappalto, il cottimo, il nolo a caldo, il contratto con posa in opera in un'unica figura giuridica. Ha così posto fine ad una stagione giurisprudenziale in cui si è cercato di estendere, mediante interpretazioni orientate, la tutela amministrativa e penale, di cui godevano il subappalto ed il cottimo, anche ad altre tipologie contrattuali, molto usate nella prassi, che però non avevano alcuna definizione giuridica. Con il nuovo Codice dei Contratti Pubblici, si è realizzata l'unificazione della disciplina, abbandonando il criterio nominalistico ed inserendo dei requisiti numerici il cui superamento comporta l'applicazione della normativa di tutela amministrativa e penale.
L'ultimo capitolo è dedicato alle fattispecie penali. Si tratta, in particolar modo, dell'art. 21 della legge Rognoni-La Torre, che sanziona il subappaltatore, l'appaltatore ed il cottimista che effettuino un subappalto in assenza di autorizzazione amministrativa, e degli artt. 10-bis e 10-quinquies della l. 575/1965, ora trasfusi nell'art. 74 del nuovissimo Codice Antimafia, che puniscono i funzionari pubblici che consentano la conclusione di subcontratti in assenza dei requisiti previsti dalla legge.
Grande spazio viene inoltre dato ad uno degli strumenti più importanti usati nella lotta alla mafia: le misure di prevenzione. Tali provvedimenti si legano in maniera indissolubile alla concessione dell'autorizzazione per il subappalto, in quanto la loro applicazione in capo al richiedente o al subappaltatore o al cottimista costituisce causa ostativa alla concessione.
Questo lavoro esamina l'evolversi della disciplina delle misure di prevenzione che si sono via via arricchite fino a costituire una branca significativa del diritto penale, su cui è intervenuto il Codice Antimafia.

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3 Introduzione L'obiettivo del seguente lavoro è analizzare la disciplina penale del subappalto di opere pubbliche 1 ; più precisamente saranno esaminati gli strumenti normativi che nel corso del tempo il legislatore ha elaborato per contrastare le infiltrazioni mafiose nel ramo dei subappalti. La scelta di concentrarsi esclusivamente sui rischi concernenti la presenza di organizzazioni mafiose 2 nella gestione dei subappalti è dettata dal fatto che, sostanzialmente, lo sviluppo della normativa di diritto pubblico, volta a garantire il corretto svolgimento delle procedure di subappalto, si è formata parallelamente alla presa di coscienza, da parte del legislatore e della società, della pericolosità del sodalizio mafioso. Non a caso il principale intervento riformatore, quello del 1982, è avvenuto in una situazione emergenziale causata dagli attacchi perpetrati dalla cosche ai danni delle istituzioni dello Stato. Trattare dell'attività della criminalità mafiosa significa esaminare la questione che ha fatto da volano alla produzione normativa in materia di subappalto. Il subappalto di opere pubbliche è un contratto assolutamente identico, nei suoi connotati strutturali, al contratto di subappalto di diritto privato, disciplinato nel codice civile. In entrambi i casi si ha un 1 Importante precisazione. I contratti pubblici di appalto – e quindi anche di subappalto- possono avere ad oggetto sia lavori sia servizi sia forniture. Queste tre diverse tipologie erano disciplinate in diverse leggi, separate tra loro, ora abrogate e riunite nel Codice dei Contratti Pubblici (d.lgs. 163/2006). Gli appalti pubblici di lavori hanno ad oggetto l'esecuzione, o la progettazione esecutiva e l'esecuzione, di lavori od opere: la differenza tra questi due concetti è che l'opera comprende il risultato di un insieme di lavori, come definito dall'art. 3, co. 8, del Codice dei Contratti Pubblici. Gli appalti pubblici di forniture sono appalti pubblici diversi da quelli di lavori o di servizi, aventi per oggetto l'acquisto, la locazione finanziaria, la locazione o l'acquisto a riscatto, con o senza opzione per l'acquisto, di prodotti (art. 3, co. 9). Gli appalti pubblici di servizi sono appalti pubblici diversi dagli appalti pubblici di lavori o di forniture, aventi per oggetto la prestazione dei servizi di cui all'allegato II del Codice dei Contratti Pubblici (art. 3, co. 10). In questo lavoro, quando si utilizzerà l'espressione subappalto di opere pubbliche si intende riferirsi anche al subappalto di lavori pubblici. Pur avendo ad oggetto questa tipologia di subcontratto, le considerazioni e le analisi che verranno fatte valgono anche per i subappalti di forniture e servizi. 2 Per organizzazioni mafiose intendiamo non solamente i gruppi riconducibili all'organizzazione criminale di Cosa Nostra ma anche a tutti le altre entità criminose conosciute in Italia (camorra, mafia catanese, clan dei casalesi, n'drangheta, sacra corona unita).

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illecita concessione di subappalto
legge merloni-bis
art. 10-quinquies
legge 646/1982
legge 575/1965
illecita autorizzazione di subcontratti
rotazione programmata degli appalti
art. 74 codice antimafia

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