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La Finanza Etica. Il Caso Etica Sgr e il Rating Etico: Sabaf S.P.A.

Questo interesse e questa attenzione verso il benessere porta a riconsiderare un aspetto che da anni era stato messo da parte: l’approccio etico nell’economia. Da qualche anno ormai si sente parlare di etica: le imprese iniziano ad adottare codici etici, e molte volte si dotano di un comitato etico, si parla di etica nelle professioni, etica dell’ambiente, etica del diritto, finanza etica (di cui si parlerà nel seguente lavoro). Se ne parla come se l’etica fosse un qualcosa in più nell’ordinarietà delle cose e nel nostro caso nell’economia. Forse l’espressione più giusta è “un ritorno dell’etica”, perché la stessa economia è nata dalla filosofia, dalla ricerca della buona vita per l’uomo.
Il presente lavoro inizia, infatti, con lo studio sulle teorie etico-economiche, evidenziando come già i filosofi dell’Antica Grecia riflettevano sul senso dell’agire umano, anche in campo economico. La domanda socratica “Come bisogna vivere” e l’Etica Nicomachea di Aristotele hanno ispirato gran parte degli studi successivi sull’economia, fino al Seicento – Settecento, quando l’agire economico ha iniziato ad avere una sua “autonomia”.
Nel primo capitolo oltre, all’analisi delle teorie che si sono succedute fino ai giorni nostri, e delle influenze che hanno avuto sull’economia reale, si riflette anche sulle ragioni che hanno portato al distacco tra l’etica e l’economia, e successivamente si analizza come la globalizzazione e la conseguente finanziarizzazione dell’economia abbiano accentuato ancora di più l’urgenza etica.
per lungo tempo, lo studio dell’economia ha fatto riferimento a un concetto di felicità e ben-essere interamente identificabile e caratterizzabile in termini di aumento della ricchezza individuale. Parallelamente, a livello macro, la “società del benessere” incarnava l’idea per cui l’aumento della ricchezza economica e dei livelli di consumo si sarebbe tradotto nell’aumento del grado di felicità degli individui e dell’intera società. Alcuni studi recenti, dagli anni ’70 in particolare con Easterlin, hanno evidenziato il “paradosso della felicità”, cioè all’aumentare del reddito, il livello di felicità riportato dagli individui aumenta
fino a un certo punto oltre il quale comincia a diminuire.
L’inquinamento, lo sfruttamento delle risorse, la speculazione, la deregulation spinta dai mercati finanziari, l’esplosione dell’indebitamento, il nuovo ruolo assunto dalle banche, la mancanza di identità delle imprese divenute ormai solo mezzo per il profitto da raggiungere a tutti i costi, fanno sì che la riflessione si sposti su quale economia oggi può portare davvero a quel benessere sociale, che possa garantire a noi, alle nostre famiglie ed all’intera comunità non solo un presente migliore, ma anche di preservare il futuro delle prossime generazioni. È in questo contesto che nasce e si inserisce nell’economia mondiale il fenomeno della finanza etica, che cerca di riportare una cultura che affianchi alla crescita economica, una crescita sostenibile “attenta all’uomo e al mondo in cui vive.”
Nel secondo capitolo si studia in maniera approfondita questo nuovo fenomeno, evidenziandone la storia, la legislazione, gli strumenti e la diffusione sul mercato, con uno sguardo particolare al Socially Responsible Investment. Quest’ultimo è oggetto del terzo capitolo nel quale si approfondiscono gli strumenti maggiori dello SRI, i fondi etici: la loro diffusione sul mercato europeo e italiano, le caratteristiche che li differenziano dai fondi comuni tradizionali e l’andamento sui mercati, in quanto è un fenomeno che negli ultimi anni si è diffuso notevolmente tra il pubblico degli investitori.
Nel capitolo quarto si parla invece di una realtà italiana, Etica SGR, appartenente al gruppo Banca Etica, società che offre unicamente fondi socialmente responsabili. È un caso particolare di studio in quanto, in Italia, la sua crescita è in controtendenza sia rispetto al mercato italiano dei fondi comuni, che ai fondi etici presenti sul territorio nazionale. Particolare attenzione verrà posta sul processo di selezione ESG, e in particolare sul caso delle imprese italiane. Dal 2010, infatti, la società ha adottato una propria procedura interna di valutazione delle imprese nazionali. Il lavoro termina con l’applicazione pratica di tale metodologia su di una società, che è un “modello” di impresa socialmente responsabile, la Sabaf s.p.a., che ha adottato dal 2001 il bilancio integrato, segno di una maggiore diffusione della sua politica socio-ambientale, oltre che economica.

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1 INTRODUZIONE Nell’approcciarmi al seguente lavoro vorrei iniziare con questa frase: “L’uomo più si avvicina al benessere, più si dimentica di essere uomo”. Non è la citazione di un economista, o di un filosofo o di qualche noto studioso, ma è una frase di un uomo anziano, Felice Mangiarano, che da 80 anni vive su una carrozzella, incontrato in una domenica di marzo, nel CIM di Bisceglie. La sua fragile condizione, prima ancora che la sua età, lo portano ad affermare di essere innanzitutto un “uomo”, e tale deve essere nel rispetto per sé stesso e nel rapporto con gli altri. Ma cosa c’entra questa affermazione con l’economia? La risposta può sembrare anche scontata, ma l’economia moderna con il passare degli anni e del tempo, pian piano si è dimenticata della sua funzione, in quanto “è l’economia che è al servizio dell’uomo e non viceversa”. Ma se riflettiamo meglio su questa frase notiamo come si parli di “benessere”: per lungo tempo, lo studio dell’economia ha fatto riferimento a un concetto di felicità e ben-essere interamente identificabile e caratterizzabile in ter- mini di aumento della ricchezza individuale. Parallelamente, a livello macro, la “società del benessere” incarnava l’idea per cui l’aumento della ricchezza economica e dei livelli di consumo si sarebbe tradotto nell’aumento del grado di felicità degli individui e dell’intera società. 1 Alcuni studi recenti, dagli anni ’70 in particolare con Easterlin, hanno evidenziato il “paradosso della felicità”, cioè all’aumentare del reddito, il livello di felicità riportato dagli individui aumenta fino a un certo punto oltre il quale comincia a diminuire. 2 Il dibattito sulla definizione e la misurazione del benessere individuale che si è sviluppato negli ultimi anni ha raggiunto pieno riconoscimento con la crea- zione, nel 2008, da parte del presidente Nicolas Sarkozy della “Commissione sulla Misurazione della Performance Economica e del Progresso Sociale” con l’obiettivo di evidenziare i limiti dell’utilizzo del PIL quale indicatore del benessere e formalizzare un set di indicatori e linee guida per la misurazione del benessere da utilizzare nel momento di policy design e policy evaluation. 3 1 Cfr. VENTURI P., RAGO S., Verso l’economia del benessere, AICCON, Forlì, maggio 2011, pag. 9 2 Ibidem 3 Ivi, pag. 10

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Gabriele Camillo Contatta »

Composta da 213 pagine.

 

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