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Il problema delle leggi in psicologia secondo Adolf Grünbaum e Kurt Lewin

Questa tesi si propone di mettere a confronto le prospettive di due importanti pensatori del ‘900 – Kurt Lewin e Adolf Grünbaum – sulla possibilità e sulle condizioni di un’indagine di carattere scientifico anche degli eventi mentali tradizionalmente definiti “complessi”, come ad esempio le emozioni, l’intenzionalità o i sogni. Entrambi gli autori sono strettamente legati alla corrente filosofica dell’empirismo logico, e per cominciare introduco lo scenario storico e culturale in cui si collocano le loro prospettive. Kurt Lewin, psicologo sperimentale e accademico, professore di filosofia e psicologia, guarda alla teoria psicoanalitica come una possibile “mappa” per un territorio di eventi mentali che non venivano considerati affrontabili scientificamente da altri approcci sperimentali di successo in quegli anni come il comportamentismo, la gestalt o la psicofisica. Lewin si avvicina al problema delle leggi dal punto di vista dello psicologo sperimentale e senza approfondire la complessa questione della loro validazione empirica, ma con il suo approccio topologico e la ricerca-azione egli propone un modello sperimentale atto a contenere e rappresentare l’intero campo di variabili intervenienti, e quindi a fornire validità empirica anche per leggi su classi di eventi mentali che prima della psicoanalisi non si consideravano prevedibili (e quindi studiabili). Lewin credeva che la psicologia si trovasse alle porte di una nuova fase di evoluzione metodologica che le avrebbe permesso di rappresentare sperimentalmente l’unicita’ dell’esperienza individuale insieme a tutte le variabili ambientali presenti nel “campo”, e si augurava che il proprio contributo potesse aiutare non solo la psicoanalisi ma ogni tipo di psicologia sperimentale a passare da una fase “aristotelica” ad una “galileiana” di sviluppo epistemologico. Adolf Grünbaum, filosofo della scienza e accademico, professore di filosofia e psichiatria, interviene sulla questione delle leggi quando, in risposta alla critica rivolta da Popper attraverso la psicoanalisi al tradizionale criterio induttivo, gli dimostra che le teorie di Freud sono falsificabili e che pertanto il criterio induttivo di demarcazione (in questo caso tra scienza psicologica e pseudo-scienza) gode di ottima salute. Con la sua critica Grünbaum ricostruisce il legame tra le leggi formulate da Freud e l’elusiva base empirica fornita dai fenomeni mentali che erano oggetto delle sue teorie, articolando passaggi logici e metodologici cruciali per attribuire scientificita’ ad ogni tipo di studio di questi eventi mentali.

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  1   INTRODUZIONE In questo lavoro cercherò di mettere a confronto le prospettive di due importanti pensatori sul metodo di indagine della psicologia, e più in particolare sulla questione dell’ esistenza e dei criteri di conoscibilità di leggi generali che servano a spiegare il funzionamento psicologico degli esseri umani. Per quanto diversi nelle loro prospettive, negli aspetti specifici della questione che scelgono di affrontare, nell’attenzione e nella comprensione da loro ricevuta nell’ambito della psicologia accademica, entrambi gli autori di cui ci occuperemo hanno condiviso alcune posizioni teoriche fondamentali, prima fra tutte l’idea che compito della psicologia sia la comprensione non solo degli aspetti più “elementari” dell’attività psichica umana (come la percezione e la memoria), ma anche dei suoi aspetti più “complessi” (come ad esempio le emozioni, i sogni, e l’intenzionalità). Seppure da punti di vista diversi – Kurt Lewin come psicologo sperimentale e accademico, professore di filosofia e psicologia, e Adolf Grünbaum come filosofo della scienza e accademico, professore di filosofia e psichiatria – nel porsi il problema delle leggi in psicologia entrambi questi autori rivolsero un particolare interesse alla possibilità di un’investigazione di carattere scientifico anche degli eventi mentali più complessi e sperimentalmente “elusivi”. Questo interesse li porta entrambi a sviluppare un rilevante confronto dialettico con la psicoanalisi freudiana, che per prima aveva proposto un modello dinamico della psiche, e che a differenza delle altre teorie psicologiche del tempo si proponeva di investigare appunto gli aspetti meno direttamente osservabili dell’attività mentale. Mentre infatti proprio in quegli anni le varie forma di psicologia sperimentale che si stavano sviluppando (come il comportamentismo, la Gestalt, e la psicofisica) erano

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Maria Grazia Di Giorgio Contatta »

Composta da 57 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 317 click dal 14/02/2013.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.