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Strategie di formazione nel rapporto tutor-studente

Questa tesi invita a scoprire le strategie della formazione degli adulti e le responsabilità che emergono, per ciascun professionista della salute, dall'accompagnamento dello studente nel tirocinio non solo rispetto alla trasmissione di un sapere, ma soprattutto nell’identificazione di un modello e di un ruolo professionale. Sono state analizzate le teorie di insegnamento e di apprendimento in modo di comprendere quali strategie migliorano l’insegnamento e rendono più efficace l’apprendimento. Molti studiosi quali Rogers, Schon, Lindman, Tough, ecc. hanno dato il loro contributo nella formazione degli adulti. Uno dei contributi più noti è stato dato da Malcolm Knowles (2010) attraverso una teoria dell’apprendimento degli adulti che tiene conto delle caratteristiche specifiche che presentano i discenti adulti, ossia un'arte e una scienza di aiutare gli adulti ad apprendere. Gli ultimi vent’anni hanno prodotto dei nuovi importanti sviluppi nel contenuto dei progetti di apprendimento per gli adulti, in seguito a tutto ciò è nata l’esigenza di formare professionisti in grado di sviluppare e integrare l’apprendimento teorico, “il sapere” (competenze intellettuali), e l’apprendimento clinico, “il saper fare” (competenze tecnico/gestuali-organizzative), con “il saper essere” (competenze comunicative-relazionali). Con la legge n. 341 del 1990, all’art.13 (Riforma degli ordinamenti didattici universitari), viene istituita in Italia la funzione tutoriale. La didattica tutoriale è quella che oggi sembra rispondere meglio alle esigenze di una formazione centrata sullo studente, orientata ai bisogni sanitari di una società in rapido cambiamento, capace di formare professionisti in grado di mantenere livelli adeguati di competenze. I protocolli d’intesa tra Università e Regioni, nelle norme attuative per la gestione dei corsi di Laurea e Laurea Magistrale, hanno definito con maggior dettaglio i requisiti, le modalità di reclutamento e soprattutto le funzioni di questa figura. Le competenze specifiche del tutor, soprattutto di tipo metodologico e relazionale, attraverso le quali si vanno a produrre cambiamenti, ossia apprendimenti, negli individui coinvolti nella relazione educativa sono legate all’esercizio della tutorship . Alcune metodologie della tutorship indicate come funzionali per l’acquisizione di saperi strumentali sono: il PBL, il role playing, gli autocasi, il briefing e il debriefing. Visto il significato e la necessità del ruolo del tutor nella formazione degli adulti nasce l’esigenza di uno strumento metodologico attraverso il quale strutturare il percorso formativo allo scopo di raggiungere, nella modalità più adeguata, la finalità di una maggiore autonomia degli studenti. Proprio a tal proposito, la pedagogia ha approfondito il tema della progettazione educativa. Per capire meglio le funzioni e l’interesse che lega il tutor all’ambito della progettazione, si è inteso percorrere le fasi della progettazione educativa ipotizzando un progetto educativo per lo studente del primo anno nel laboratorio analisi di biochimica clinica.
Nello svolgere il proprio compito lavorativo, i tutor dovranno mettere in campo delle capacità relazionali quali: la comunicazione, la creazione di un rapporto di fiducia e la conoscenza che il tutor può avere di se stesso, che lo aiuteranno ad entrare in contatto con gli studenti e a instaurare e mantenere una relazione di aiuto e sostegno. L’aspetto relazionale riveste un’importanza particolare per il tutor, il quale svolge una professione interamente basata sul rapporto interpersonale e di conseguenza, per quanto “esperto” e abile tecnico, centra il suo focus lavorativo su questa dimensione. Provare a percorrere le tappe della relazione educativa all’interno dei rapporti umani può rendere tali professionisti maggiormente consapevoli della responsabilità, ma anche della ricchezza che questo compito porta con sé.
In conclusione, si evidenzia l’esigenza di promuovere e sviluppare le conoscenze e le competenze dei tutor come professionisti della salute in grado di aiutare e promuovere l’innovazione, offrendo una professionalità dinamica, in permanente formazione. La formazione dei tutor deve necessariamente continuare nel corso della carriera con i master, corsi del programma Educazione Continua in Medicina (ECM), gli stage ed i congressi, sotto un' ottica di costante formazione ed aggiornamento. Solo in questo modo i tutor potranno essere sempre in grado di promuovere gli obiettivi del progetto educativo, cioè poter trasformare lo studente in un professionista della salute che svolga la propria professione in piena autonomia professionale.

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2    Introduzione Questa tesi invita a scoprire le strategie della formazione degli adulti e le responsabilità che emergono, per ciascun professionista della salute dall’accompagnamento dello studente nel tirocinio non solo rispetto alla trasmissione di un sapere, ma soprattutto nell’identificazione di un modello e di un ruolo professionale. Quando il sapere non è costituito solo da nozioni ma comporta anche l’acquisizione di comportamenti, atteggiamenti, di ruoli e di valori, è veicolato dalla relazione tra chi apprende e chi insegna (Sasso, Lotti, Gamberoni, 2009). Sono state analizzate le teorie di insegnamento e di apprendimento in modo di comprendere quali strategie migliorano l’insegnamento e rendono più efficace l’apprendimento. Secondo Rogers (1969) la verità dell’uomo moderno consiste nel fatto che vive in un ambiente in continua evoluzione, per ciò lo scopo dell’istruzione deve essere la facilitazione dell’apprendimento e definisce l’insegnante un facilitatore d’apprendimento. Uno dei contributi più noti è stato dato da Malcolm Knowles (2010) attraverso una teoria dell’apprendimento degli adulti che tiene conto delle caratteristiche specifiche che presentano i discenti adulti, ossia un’arte e una scienza di aiutare gli adulti ad apprendere. Knowles ha iniziato a costruire il modello andragogico d’istruzione basato sul modello pedagogico e ha identificato le differenziazioni del modello andragogico rispetto a quello pedagogico sulle base di sei presupposti quali: il bisogno di conoscere,  il concetto di sé,  il ruolo dell’esperienza del discente,  disponibilità ad apprendere,  l’orientamento verso l’apprendimento  e  la motivazione. Gli ultimi vent’anni hanno prodotto dei nuovi importanti sviluppi nel contenuto dei progetti di apprendimento per gli adulti. Anche gli studi di Tough riguardavano i progetti di apprendimento concentrati sul “ruolo di aiuto” del formatore e hanno prodotto un “immagine composta ma abbastanza coerente dell’aiutante ideale secondo le quali le abilità relazionali del formatore riguardano: la capacità di monitorarsi continuamente per giungere a un buon livello di consapevolezza, le competenze relative alla gestione delle emozioni, la conoscenza di strumenti utili all'individuazione e alla valorizzazione delle differenze individuali, la consapevolezza di sè, l’ascolto attivo. In seguito a tutto ciò è nata l’esigenza di formare professionisti in grado di sviluppare e integrare l’apprendimento teorico “il sapere” (competenze intellettuali) e l’apprendimento clinico “il saper fare” ( competenze tecnico/gestuali-organizzative) con “il saper essere” (competenze comunicative-relazionali). Con la legge n. 341 del 1990, all’art.13 (Riforma degli

Tesi di Master

Autore: Kristela Bushkolaj Contatta »

Composta da 54 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.