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Il segreto professionale del giornalista: storia e casi di un diritto equivoco

Informazioni tesi

  Autore: Francesco Santucci
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Maria Romana Allegri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 52

Questa tesi di laurea dà conto dell’evoluzione normativa nazionale e internazionale in merito al segreto professionale nell'attività giornalistica, in particolare nel rapporto con le fonti delle notizie. La materia presa in esame è oggi particolarmente rilevante per la moltiplicazione delle fonti scaturita dalla rivoluzione tecnologica e per la sovrapposizione fra il diritto nazionale e quello europeo. Al centro di questo studio si pone dunque la figura del giornalista come interprete della modernità, compito fondamentale per la costruzione di una solida democrazia. Nel giornalismo odierno caratterizzato dalle nuove tecnologie le fonti, che siano dirette, indirette o ufficiali fornite dalle agenzie di stampa, si rivelano uno strumento indispensabile per la ricerca di informazioni e notizie. La tutela della segretezza della fonte risulta però non del tutta chiarificata nell'ordinamento giuridico italiano; confusione che deriva dalla legge professionale dell’attività giornalistica, la n. 69 del 1963, che manca di una specificità dei rapporti tra giornalista e fonte, e dall'articolo 200 del nuovo codice di procedura penale il cui limite maggiore riguarda l’esclusione della tutela del segreto professionale per pubblicisti e freelance non iscritti all'albo dei giornalisti. L’articolo 200 del c.p.p. rimane inoltre strettamente legato al singolo caso e alla singola autorità giudiziaria nella richiesta al giornalista della fonte delle informazioni aumentando la complessità della materia.
Preso atto dei limiti normativi italiani, questo lavoro si è occupato successivamente della legislazione europea in merito al segreto professionale del giornalista. In particolare la Cedu e le sentenza della Corte di Strasburgo da essa derivate e la Raccomandazione n. R (2000) 7 del Consiglio dei Ministri che hanno contribuito a risolvere alcune e fondamentali criticità degli ordinamenti nazionali in merito al segreto professionale del giornalista, tutelando in pieno tale diritto così come espresso dall'articolo 10 della Cedu. Queste analisi hanno portato la mia tesi a concludere che vi è la necessità di adeguare l’ordinamento italiano verso la piena tutela del diritto alla segretezza della fonte della notizia, così come espresso dalla Cedu, per permettere al giornalista di compiere la propria missione nel diritto di critica e nel dovere di cronaca.

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INTRODUZIONE Una esaustiva definizione dell’attività giornalistica la fornisce la Corte di cassazione con una sentenza del ’95: “Per attività giornalistica deve intendersi la prestazione di lavoro intellettuale volta alla raccolta, al commento e all'elaborazione di notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale attraverso gli organi di informazione. Il giornalista si pone pertanto come mediatore intellettuale tra il fatto e la diffusione della conoscenza di esso… differenziandosi la professione giornalistica da altre professioni intellettuali proprio in ragione di una tempestività di informazione diretta a sollecitare i cittadini a prendere conoscenza e coscienza di tematiche meritevoli, per la loro novità, della dovuta attenzione e considerazione”. 1 Le moderne democrazie si fondano sulla partecipazione dei cittadini alla vita politica del paese ed è compito dell’informazione preparare l’audience ed agire da cane da guardia contro il potere. Le grandi rivoluzioni culturali, sociali e soprattutto tecnologiche degli ultimi decenni hanno ampliato le competenze necessarie al fine di comprendere la realtà e hanno moltiplicato le fonti disponibili per l’acquisizione delle notizie. Per questo motivo il ruolo del giornalista assume ancora più importanza come interprete della modernità e come guida nel mare magnum delle reti mediali. Per assolvere questo impegno la Costituzione italiana, entrata in vigore nel ’48, ha dedicato un articolo, il 21, alla libera manifestazione del pensiero. In particolare questo strumento legislativo chiarisce che: 1 Cass.civile, 20 febbraio 1995, n. 1827. 3

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