Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Documentario cinese indipendente contemporaneo

L’obiettivo di questo lavoro è condurre un’indagine del cinema documentario cinese contemporaneo e individuarne alcune delle tendenze tematiche ed estetiche.
Si tratta di un compito naturalmente complesso: la produzione documentaria negli ultimi anni è letteralmente esplosa in Cina, complici le nuove tecnologie di fruizione e produzione di immagini. Rendere conto di tutte le tendenze e gli sviluppi, anche teorici, di una messe così sterminata di opere sarebbe impossibile. Alla produzione propriamente cinematografica si deve aggiungere il fatto che la maggior parte dei documentari cinesi è prodotta per la televisione. Questi documentari televisivi, al di là dell’inevitabile limitazione di una piattaforma di fruizione sempre più soggetta alle leggi dello spettacolo e del mercato , non sono meno interessanti dei più illustri “colleghi” cinematografici. A complicare ulteriormente il quadro è l’inevitabile globalizzazione produttiva: numerosi documentari sono il frutto di complesse configurazioni di capitale e competenze internazionali. Chiunque abbia assistito a una rassegna di documentari indipendenti cinesi non può non aver notato come un numero consistente di questi sia il frutto di coproduzioni o di finanziamenti provenienti dall’Europa o dagli Stati Uniti. Lo stesso concetto di ‘Cina’, o di documentario cinese, è il prodotto di una negoziazione fra più fronti, i cui termini sono il capitale produttivo, l’autore e i flussi culturali globali.

Del capitale si è già accennato; per quanto riguarda l’autore, egli può scegliere di posizionarsi in diversi modi rispetto alle posizioni di potere rappresentate dal Partito comunista cinese (PCC), a eventuali committenti e al proprio orientamento estetico ed etico. Costruire una propria “nicchia ecologica”, facendo del dissenso o della “artisticità” del proprio lavoro una marca di valore è una vera e propria tattica di sopravvivenza (nel senso di Michel De Certeau) . Parlando del mondo e rappresentando un mondo, i documentaristi assumono una posizione politica – o post-politica .
Circa i flussi culturali globali, il documentario è parte di un cinema che, nello sforzo di mappare la complessa configurazione di ideascapes, mediascapes, etnoscapes e financescapes (Arjun Appadurai ), è parte integrante di un discorso sulla modernità (o postmodernità, o postsocialismo) cinese, e che dunque si interroga sulla possibile identità di una cultura e di un popolo coinvolte in una trasformazione epocale e radicale. Interrogandosi su temi quali la memoria individuale e collettiva e le contraddizioni sociali scaturite dalla rapidissima urbanizzazione e trasformazione sociale, i documentari sono una voce importante nell’elaborazione di una nuova identità da società avanzata. Si tratta, evidentemente, di un processo ancora in fieri di cui è difficile prevedere gli esiti nel medio e lungo termine.

L’indagine è limitata a un numero ristretto di opere ritenute rappresentative del documentario cinese contemporaneo. I criteri di scelta sono stati essenzialmente il valore rappresentativo e la maturità artistica ed espressiva. Questo approccio “qualitativo” viene integrato da una sintesi che mira a definire i documentari scelti come luoghi diversi di un territorio in espansione, piuttosto che tappe di un unico possibile percorso interpretativo.

Mostra/Nascondi contenuto.
4 Introduzione L’obiettivo di questo lavoro è condurre un’indagine del cinema documentario cinese contemporaneo e individuarne alcune delle tendenze tematiche ed estetiche. Si tratta di un compito naturalmente complesso: la produzione documentaria negli ultimi anni è letteralmente esplosa in Cina, complici le nuove tecnologie di fruizione e produzione di immagini. Rendere conto di tutte le tendenze e gli sviluppi, anche teorici, di una messe così sterminata di opere sarebbe impossibile. Alla produzione propriamente cinematografica si deve aggiungere il fatto che la maggior parte dei documentari cinesi è prodotta per la televisione. Questi documentari televisivi, al di là dell’inevitabile limitazione di una piattaforma di fruizione sempre più soggetta alle leggi dello spettacolo e del mercato 1 , non sono meno interessanti dei più illustri “colleghi” cinematografici. A complicare ulteriormente il quadro è l’inevitabile globalizzazione produttiva: numerosi documentari sono il frutto di complesse configurazioni di capitale e competenze internazionali. Chiunque abbia assistito a una rassegna di documentari indipendenti cinesi non può non aver notato come un numero consistente di questi sia il frutto di coproduzioni o di finanziamenti provenienti dall’Europa o dagli Stati Uniti. Lo stesso concetto di ‘Cina’, o di documentario cinese, è il prodotto di una negoziazione fra più fronti, i cui termini sono il capitale produttivo, l’autore e i flussi culturali globali. Del capitale si è già accennato; per quanto riguarda l’autore, egli può scegliere di posizionarsi in diversi modi rispetto alle posizioni di potere rappresentate dal Partito comunista cinese (PCC), a eventuali committenti e al proprio orientamento estetico ed etico. Costruire una propria “nicchia ecologica”, facendo del dissenso o della 1 Berry 2009:74.75.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Alessandro Gaudiano Contatta »

Composta da 258 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1240 click dal 11/12/2012.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.