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Efficienza Energetica degli edifici storici - Riqualificazione Della sede municipale di Castelmassa

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Campadelli
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Ferrara
  Facoltà: Ingegneria
  Corso: Ingegneria civile e ambientale
  Relatore: Davide Concato
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 152

La tesi di laurea è il punto di partenza per valutare lo stato di fatto di un edificio pubblico - il Municipio di Castelmassa in Provincia di Rovigo - utile per giungere a degli interventi migliorativi che nella seconda parte saranno proposti per ottenere una maggiore efficienza energetica e quindi un notevole risparmio di energia

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Capitolo 1 La normativa in Italia sul risparmio energetico nell’edilizia - 7 - Capitolo 1 La normativa in Italia sul risparmio energetico nell’edilizia 1.1 La legge 373/1976 Il problema del risparmio energetico risale in Italia agli anni ’70 del secolo scorso quando, dopo la «guerra del Kippur» tra Israele e i paesi arabi nel 1973, vi fu l’aumento del costo dell’energia che contribuì a determinare una crisi economica mondiale. Così nel nostro Paese il 30 aprile 1976 viene promulgata la legge 373 “Norme per il contenimento del consumo energetico per usi termici negli edifici” con la quale si analizza il problema energetico legato ai consumi per il riscaldamento. Nella legge sono regolate le caratteristiche di prestazione dei componenti, l’installazione, l’esercizio e la manutenzione degli impianti termici per il riscaldamento degli ambienti e per la produzione di acqua calda per usi igienici e sanitari e sono regolate le caratteristiche di isolamento termico degli edifici da costruire o da ristrutturare, nei quali sia prevista l’installazione di un impianto termico di riscaldamento degli ambienti. 1.2 La legge 10/1991 e i DPR 412/1993 e 551/1999 La legge 373 aveva carenze di tipo tecnico (si fissavano i limiti di potenza degli impianti di riscaldamento senza però fornire metodi di calcolo e verifica; non veniva considerata l’efficienza degli impianti) e così dopo 15 anni viene integrata e in parte sostituita dalla legge n. 10 del 9 gennaio 1991 «Norme per l’attuazione del piano energetico nazionale in materia di uso razionale dell’energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia», pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 13 il giorno 16 dello stesso mese. Nata quindi con l’intento di razionalizzare l’uso di energia per il riscaldamento, la legge n 10/91 è una legge quadro che fissa principi e responsabilità di validità generale che verranno regolamentati successivamente dai DPR 412/93 e dal DPR 551/99 che ne disciplinano anche i vari calcoli. Nei DPR vengono così ad essere definiti le zone climatiche (A-B-C-D-E-F) in funzione dei gradi giorno, la classificazione generale degli edifici per categorie , i valori massimi della temperatura ambiente, e i tre parametri a cui è legata l’efficienza dell’edificio: il rendimento globale medio stagionale, definito come rapporto tra il fabbisogno di energia termica utile per la climatizzazione invernale e l’energia primaria delle fonti energetiche, al di sotto di certi valori del quale non avviene il risparmio energetico (ottenuto dal prodotto rendimento di produzione x rendimento di regolazione x rendimento di distribuzione x rendimento di emissione dell’energia termica) , il F.E.N. (Fabbisogno Energetico Normalizzato convenzionale per la climatizzazione invernale, definito come la quantità di energia primaria globalmente richiesta, nel corso di un anno, per mantenere gli ambienti riscaldati ad una temperatura costante di 20° C con un adeguato ricambio d’aria durante una stagione di riscaldamento convenientemente fissato) e il Cd, verificato minore del Cd-valore limite del coefficiente di dispersione volumica per trasmissione dell’involucro edilizio ed ottenuto dal rapporto tra la potenza termica dispersa per trasmissione attraverso l’involucro dell’edificio e il volume lordo riscaldato. Negli ultimi articoli del DPR vengono definiti i limiti di esercizio degli impianti termici affinché non vengano superati i valori massimi di temperatura fissati dal decreto e ne vengono regolamentati anche la manutenzione e i relativi controlli. Il D.M. 13/12/1993 richiede anche la verifica dell'assenza di fenomeni di condensa interstiziale dei componenti opachi e vetrati. Per determinare la verifica igrometrica delle strutture si deve applicare il diagramma di Glaser che richiede come dati lo spessore, la conduttività termica, la permeabilità dei vari strati componenti rispetto alle condizioni invernali ed estive. Per disciplinare i molti calcoli, i DPR hanno avuto come punti di riferimento varie normative UNI, tra le quali: UNI 10344, UNI 10345, UNI 10346, UNI 10348, UNI 10349, UNI 10351, UNI 10355, UNI 10376, UNI 10379 che forniscono indicazioni progettuali per valutare in sede preventiva, in progetto, o in verifica le caratteristiche degli impianti; indicazioni progettuali per il calcolo dei

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Parole chiave

risparmio energetico
trasmittanza
efficienza energetica
classe energetica
acqua calda sanitaria
verifica termoigrometrica
ponte termico
uni ts 11300 parte 1
uni ts 11300 parte 3
uni ts 11300 parte 2
indice di prestazione energetica
prestazione energetica per raffrescamento
inerzia termica dell'edificio
sostituzione serramenti

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