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Le trasfusioni di sangue nella bioetica e nella legislazione italiana

Informazioni tesi

  Autore: Rosaria Vava Meneghin
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1995-96
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Scienze Naturali
  Relatore: Giovanni Berlinguer
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 76

Poichè molti temi bioetici compaiono parallelamente alle nuove applicazioni delle scoperte medico-scientifiche e tecnologiche, si è rivelato molto interessante vedere come se la cavassero in passato.
La prima parte della tesi fa una dettagliata e documentata carrellata sulla storia delle trasfusioni di sangue e di emoderivati. Si sofferma in particolare sui i problemi e le dispute ''bioetici'', che già allora si presentavano e già si cercava di affrontare.
Si parte dal sangue usato come rimedio miracoloso fin dalla preistoria, passando per i primi tentativi più o meno maldestri di vere trasfusioni, praticati fin dal secolo XVI, e si arriva alla prima testimonianza documentata di trasfusione umana nel 1667. Solo ai primi del '900 si scoprono i gruppi sanguigni e pochi anni fa avviene la creazione, attraverso il ''DNA ricombinante'', di parti di sangue artificiale.

La parte più corposa della tesi è il secondo capitolo che si occupa dei temi etico/scientifici legati alle trasfusioni.
La tecnica medica è notevolmente progredita rispetto al passato, ma non per questo i dilemmi bioetici vengono percepiti in modo meno preoccupante.
Nel presente è tanto importante prestare le migliori cure possibili ai malati quanto tutelare i donatori. A costoro, anche in contrapposizione alla situazione dei venditori mercenari di sangue, è riconosciuta una importante funzione civica e morale.
In particolare si pongono al centro dell'attenzione di questo studio i possibili rischi (da un prelievo mal fatto a un donatore ai costi di qualsiasi inconveniente per il Sistema sanitario nazionale) che possono provocare le trasfusioni di sangue e la somministrazione di emoderivati. I rischi più gravi e frequenti sono le trasmissioni di malattie come Aids ed epatiti. I più colpiti sono stati coloro che, a causa delle proprie malattie, hanno avuto bisogno di sangue e di emoderivati (politrasfusi).
Si individuano e si presentano alcuni casi e situazioni bioeticamente sfavorevoli che grazie alla ricerca scientifica e tecnologica si sono evoluti (o si evolveranno tra breve) in modo positivo.

La terza parte della tesi affronta tutti i problemi accennati, oltre che dal punto di vista bioetico anche da quello legale. La legge 107/90, in particolare, affronta i molti aspetti dei problemi legali delle trasfusioni. Viene seguita l'applicazione della legge nel tempo e viene confrontata con alcune legislazioni estere.
Il problema etico-legale dell'indennizzo e del danno biologico per i contagiati viene presentato, analizzato e affrontato in prospettiva.

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LE TRASFUSIONI DI SANGUE NELLA BIOETICA E NELLA LEGISLAZIONE ITALIANA I. LE TRASFUSIONI NEL TEMPO I.1.Premessa Il sangue di un eroe, di un santo, di un uomo pio o di uno giovane e vigoroso, di un nemico o di una persona morta o anche di un animale sacro ha costituito da sempre un distillato delle loro esistenze e delle loro qualità. Forse per questo si è cercato in ogni modo di acquisire queste caratteristiche o di guarire da una malattia mediante l'assunzione o la trasfusione del sangue di quella persona o di quell'animale. Attualmente le trasfusioni sono pratiche mediche fondamentali o di supporto nelle terapie ospedaliere. Tuttavia, ancora oggi attribuiamo, più o meno coscientemente, al fluido sanguigno un potere anche curativo-simbolico e mitico che fino a non molti secoli fa era il modo più i mportante di considerare il sangue e che ha permesso, grazie a tentativi, più o meno fruttuosi e spesso letali per "donatore" e ricevente, di mantenere vivo l'interesse per questo argomento e di gettare lentamente le basi per la moderna tecnica trasfusionale. I.2. Il sangue nel mito e nella storia antica Fino a pochi secoli fa il sangue non era trasfuso, ma solo "assunto" come bevanda o in alimenti. Nel periodo preistorico uno dei pigmenti più frequenti era il rosso. Era usato per riti funerari, per la pittura del corpo e in pitture rupestri, anche se non sempre in riferimento al sangue; ma con tutta probabilità i segni rossi disegnati nei graffiti sui corpi di animali diversi e nei punti vitali, indicavano le ferite o i punti da ferire. A volte i graffiti (1), come a Niaux (nei Pirenei), erano arricchiti da realistici "rivoli" di sangue. In quasi tutte le sepolture rinvenute del paleolitico superiore (circa 30.000 anni fa) c'erano tracce di ocra rossa che era estratta in apposite miniere; in uno di questi siti preistorici di circa 20.000 anni fa, le Arene Candide in Liguria (2), si trova una sepoltura in grotta con polvere di ocra alla base e con un altro velo sparso sopra dopo la deposizione. Nel sito archeologico di "Isernia la Pineta" in Molise (3), datato circa 650.000 1 anni, non ci sono pitture rupestri, ma sono state scoperte le più antiche tracce dell'uso di ocra rossa forse per motivi estetici oppure rituali. Queste testimonianze ci indicano la fortissima e ancestrale valenza magico-propiziatoria, come segno tangibile dell'uccisione di una preda, che aveva già da allora il sangue per la nostra specie.

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Parole chiave

bioetica
donatori di sangue
emoderivati
legge n. 107-1990
trasfusioni di sangue
danno biologico
trasfusioni

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