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Andrea Segre, dal documentario al cinema di finzione: analogie e differenze

Nel presente elaborato si intendono cercare analogie e differenze tra i documentari ed il film di Andrea Segre. Il primo capitolo presenterà brevemente le esperienze scolastiche e lavorative – escluse quelle cinematografiche - del regista, il suo impegno sociale e culturale attraverso la produzione culturale indipendente, il video partecipativo e la cooperazione internazionale che hanno segnato tutto il suo percorso registico dal punto di vista delle tematiche.
Nel secondo si analizzeranno i documentari, in particolare quelli dal 2003 in poi, oltre ad essere i più premiati sono gli unici ad essere in commercio e che è stato possibile visualizzare dato che le opere realizzate prima di tale data, nemmeno il regista le ha più.

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INTRODUZIONE Andrea Segre, è un giovane sociologo/regista, si è laureato con il massimo dei voti in Scienze della Comunicazione ed è dottore di ricerca in “Sociologia: processi comunicativi delle politiche interculturali nella sfera pubblica” presso il Dipartimento di Sociologia di Padova e di Bologna. Il tema del progetto di ricerca è stato: “Il racconto video della sofferenza a distanza”. Durante la sua carriera universitaria ha girato alcuni documentari, il primo è datato 1997: Lo sterminio dei popoli zingari trasmesso da RAI3, descrive l'olocausto dei popoli Rom durante il fascismo ed il nazismo, realizzato assieme ad altri tre giovani documentaristi, tutti alla loro prima esperienza. A partire dal 2001 si è avvicinato al documentario d'autore e al movimento dei documentaristi italiani, inoltre ha sviluppato un percorso specifico di applicazione del video-documentario in contesti di cooperazione internazionale. Fino al 2006 è stato membro del Consiglio Nazionale di ICS – Consorzio Italiano di Solidarietà, con il quale ha sviluppato progetti e partecipato a missioni in Albania, Kosovo, Bosnia, Iraq, Moldova e Tunisia, durante le quali è riuscito a realizzare vari documentari. Il suo forte impegno sociale e culturale ha per oggetto la produzione culturale indipendente, è uno dei soci-fondatori dell’associazione culturale ‘toniCorti’ di Padova (con la quale ha realizzato il suo primo documentario) e del gruppo ZaLab con cui ha sviluppato in varie zone del Mediterraneo (Palestina, Tunisia, Italia, Spagna) laboratori di video partecipativo: è una particolare modalità di realizzazione video, prevede il coinvolgimento di un gruppo o una comunità nella creazione di un'opera e sono loro stessi a decidere l'argomento su cui si baserà. E' un'efficace strumento per coinvolgere e rendere attive le persone emarginate o discriminate e farle uscire dalla marginalità/invisibilità. Lo scopo di un laboratorio video partecipativo è spingere le persone ad analizzare i propri problemi, a dare voce alle proprie preoccupazioni o semplicemente ad 3

Laurea liv.I

Facoltà: Interfacoltà di Lettere e Filosofia, Scienze Politiche

Autore: Fabiana Gobbo Contatta »

Composta da 59 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.