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La Trinità di Masaccio: l'impianto prospettico, le proporzioni perfette

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Michele Colapinto
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: scienze per i beni culturali
  Relatore: Giiuseppe Conti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 122

Rappresentare su un piano lo spazio nelle sue tre dimensioni è stato obiettivo dell’uomo-pittore fin dall’antichità. Comprendere le leggi che permettono di mettere in relazione un oggetto, la distanza da cui viene osservato e le sue reali dimensioni, è stato il problema che i matematici greci si sono posti prima degli artisti.
Rimandando il discorso sul percorso che durante i secoli ha portato l’uomo a intuire, realizzare e poi razionalizzare le sue conoscenze a proposito della prospettiva, si presenta adesso questo lavoro, che si propone essenzialmente di descrivere le proposizioni e i procedimenti di carattere geometrico-matematico che consentono di costruire l’immagine di una figura dello spazio su una superficie, attraverso l’analisi di un’opera che forse più di ogni altra testimonia chiaramente le conquiste dell’uomo nell’ambito della rappresentazione prospettica.
Più precisamente, questo studio si occuperà di uno degli episodi più suggestivi del Rinascimento; si osserverà il risultato della collaborazione tra due dei protagonisti assoluti di questo periodo storico.
Filippo Brunelleschi, fu l’artefice del passaggio dalla ricerca astratta sulla rappresentazione della realtà sul piano, alla sua applicazione concreta; Tommaso di ser Giovanni di Mone Cassai, detto Masaccio, fu uno dei principali innovatori della pittura del ‘400, rifiutò evidentemente lo stile allora dominante del Gotico Internazionale e riprese le conquiste tardo medioevali di Giotto, rileggendole alla luce delle rivelazioni del Rinascimento. Insieme concepirono l’impianto prospettico di una delle opere che è considerata tra i manifesti del periodo, la Trinità. Realizzata tra il 1425 e il 1428 è l’opera in cui si compie una delle maggiori rivoluzioni che la storia dell’arte conosca: lo spazio architettonico e le figure della narrazione sono rappresentati in modo unitario.
Lo studio sarà organizzato in maniera organica; si analizzerà dapprima l’opera, la sua storia e gli interventi di restauro poi verranno descritti brevemente i passi che durante la storia hanno portato l’uomo alla conquista del metodo della prospettiva. Si passerà poi ad una trattazione più approfondita del tema anche dal punto di vista più teorico e matematico e quindi alla ricerca del punto centrico Albertiano e della distanza di visione. Verrà descritto e spiegato anche l’equilibrio della composizione e le sue perfette proporzioni, elementi, questi ultimi, che già nel mondo greco e latino, insieme alla piacevolezza del colore e della luce, identificavano l’idea di bellezza.

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7 Capitolo I L’esistenza di Tommaso di ser Giovanni da Castel San Giovanni, noto già presso i contemporanei come Masaccio, fu breve, ma in quanto dedicata completamente alla pittura, capace di lasciare un segno in- delebile in tutti gli artisti che furono poi, ancora più di lui, i protago- nisti e i simboli del Rinascimento. A sostegno delle parole appena scritte, è sufficiente spiegare l’origi- ne del suo soprannome e il successo che alcune opere di Masaccio ebbero già presso gli artisti suoi coevi e immediatamente successivi. “Fu persona astrattissima e molto a caso, come quello che avendo fisso tutto l’animo e la volontà alle cose dell’arte sola, si curava poco di sé e manco di altrui. Non già perché è fusse vizioso, essendo egli la bontà naturale, ma per la tanta straccurataggine (...) perché e’ non volle pensar già mai in maniera alcuna alle cure o cose del mondo, e non che altro al vestire stesso per Tommaso che era il suo nome, fu da tutti detto Masaccio.” Così lo descrive il Vasari, che nelle Vite stila anche un già lungo ma forse incompleto elenco degli artisti che tra il ‘400 e il ‘500 avrebbero osservato, copiato e studiato il ciclo straor- dinario delle Storie di San Piero. Tra i nomi del suddetto elenco figu- rano, fra gli altri, quelli del Verrrocchio, del Ghirlandaio, di Botticelli, del Perugino, di Leonardo da Vinci e di Michelangelo Buonarroti, che viene ricordato pure nell’epitaffio di Fabio Segni: “Pinsi e la mia pit- tura al ver fv pari; l’atteggiai l’avvivai le diedi il moto le diedi affetto; insegni il Bvonarroto a tvtti gli altri e da me solo impari”. Essendo esiguo il numero di documenti che possono essere d’aiuto Masaccio e il Rinascimento 1. Alcune note biografiche

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