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Aspetti emotivo-motivazionali in bambini con dislessia evolutiva

Il tema fondante di questo lavoro di tesi è la dislessia evolutiva, uno dei disturbi specifici d’apprendimento che colpisce circa un milione e mezzo di bambini. Il deficit si manifesta con difficoltà nella lettura, nell’automatizzare il processo; causa lentezza e, spesso, ma non sempre, scarsa comprensione. E’ fondamentale precisare che un dislessico nasce e muore con il suo deficit; nonostante si possa migliorare, non può scomparire. Inizialmente la causa unica era stata imputata alla vista,dal momento che per leggere è necessario vedere. Questo è in parte vero, ma non risolve da solo il problema. Da allora, era il 1896, molto è cambiato e molto si è detto, ma una causa unica e una ricerca che potesse far affermare “Eureka!!”non c’è stata. E, questo, non a causa di negligenza o poco impegno, ma perché, probabilmente una causa unica non c’è. Il locus deficitario è individuato in diversi punti in base ai bambini presi in esame; e tante altre differenze possono essere riscontrate in adulti con dislessia acquisita, nei quali il deficit si manifesta
in modo chiaro e specifico, molto più che con DE.
Nel 1997 è nata l’Associazione Italiana Dislessia e negli ultimi anni siti web e blog per dislessici, insegnanti, operatori nel campo della riabilitazione e per chi voglia informarsi. Una legge ancora non esiste e sarebbe importante per tutti coloro che, in particolar modo i genitori, vedono i loro bambini con delle difficoltà, anche riconosciute, ma che non sono considerate al momento delle valutazioni, delle verifiche o degli esami. E lo stesso problema è vissuto da un dislessico che, superate delle difficoltà scolastiche, magari a gran fatica, si ritrova a partecipare ad un concorso in cui non ritrova delle agevolazioni tecniche, non di conoscenza, magari con l’utilizzo di un computer. Pochi mesi fa è stato presentato un disegno di legge, ripreso da un precedente disegno mai approvato, che potrebbe tutelare in maniera significativa i dislessici di ogni età, dal momento che riguarda bambini in età scolastica, ragazzi e adulti per quanto concerne il mondo del lavoro.
Con questo lavoro, non essendo sperimentale, non si ha nessuna pretesa di accrescere la conoscenza del settore, ma solo di offrire un resoconto sintetico di ciò che è la dislessia, di cosa vive un dislessico e di come si può aiutare.
Nel primo capitolo si è parlato del deficit, prima incluso nei DSA, e poi trattato singolarmente. Nel secondo capitolo l’argomento trattato è quello riguardante la componente emotiva.
Il terzo capitolo infine è dedicato alla riabilitazione, o meglio all’abilitazione, dal momento che le abilità non sono state perse, ma mai acquisite.

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Introduzione Il tema fondante di questo lavoro di tesi è la dislessia evolutiva, uno dei disturbi specifici d’apprendimento che colpisce circa un milione e mezzo di bambini 1 . Il deficit si manifesta con difficoltà nella lettura, nell’automatizzare il processo; causa lentezza e, spesso, ma non sempre, scarsa comprensione. E’ fondamentale precisare che un dislessico nasce e muore con il suo deficit; nonostante si possa migliorare, non può scomparire. Inizialmente la causa unica era stata imputata alla vista,dal momento che per leggere è necessario vedere. Questo è in parte vero, ma non risolve da solo il problema. Da allora, era il 1896, molto è cambiato e molto si è detto, ma una causa unica e una ricerca che potesse far affermare “Eureka!!”non c’è stata. E, questo, non a causa di negligenza o poco impegno, ma perché, probabilmente una causa unica non c’è. Il locus deficitario è individuato in diversi punti in base ai bambini presi in esame; e tante altre differenze possono essere riscontrate in adulti con dislessia acquisita, nei quali il deficit si manifesta in modo chiaro e specifico, molto più che con DE. Nel 1997 è nata l’Associazione Italiana Dislessia e negli ultimi anni siti web e blog per dislessici, insegnanti, operatori nel campo della riabilitazione e per chi voglia informarsi. Una legge ancora non esiste e sarebbe importante per tutti coloro che, in particolar modo i genitori, vedono i loro bambini con delle difficoltà, anche riconosciute, ma che non sono considerate al momento delle valutazioni, delle verifiche o degli esami. E lo stesso problema è vissuto da un dislessico che, superate delle difficoltà scolastiche, magari a gran fatica, si ritrova a partecipare ad un concorso in cui non ritrova delle agevolazioni tecniche, non di conoscenza, magari con l’utilizzo di un computer. Pochi mesi fa è stato presentato un disegno di legge, ripreso da un precedente disegno mai approvato, che potrebbe tutelare in maniera significativa i dislessici di ogni età, dal momento che riguarda bambini in età scolastica, ragazzi e adulti per quanto concerne il mondo del lavoro. 1 Iossa, M., Dislessici, esercito di fantasmi, Corriere della Sera, 24 ottobre 2008 p.10 4

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Claudia Pileri Contatta »

Composta da 67 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.