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La rivolta tunisina e i nuovi media: un caso di indagine qualitativa.

La crescente attenzione nei confronti dei new media e delle modalità per mezzo delle quali rimodellano la politica, nazionale e internazionale, il sistema dei media e, più in generale, la nostra società e il modo in cui viviamo e interagiamo all’interno di essa, rappresenta nell’ambito degli studi inerenti la comunicazione pubblica e politica un campo di ricerca rivelatosi particolarmente florido negli ultimi anni, specie dopo l’avvento del web 2.0 capace di ampliare e dilatare il concetto di “rete” attraverso le sue peculiarità più importanti quali condivisione e partecipazione.
Questi ambienti online, e le straordinarie opportunità di condivisione e scambio d’informazioni che li caratterizzano, hanno aperto consistenti brecce nella galassia dell’informazione classica, basata ancora, in qualche misura, su di un flusso informativo monodirezionale orientato ad un pubblico percepito come indistinto e passivo.

In tal senso, il recente fenomeno della “primavera araba” che ha investito, oltre alla Tunisia, altri due Paesi del Maghreb, Libia ed Egitto, e la cui portata potrebbe aver influenzato positivamente anche alcune realtà medio-orientali (Siria su tutte), fornisce un importante spunto di ricerca e riflessione su questo tipo di dinamiche. In particolar modo, i processi di rivolta scaturiti in Egitto e Tunisia hanno visto gli utenti della rete, specie di social networks ma non solo, essere particolarmente attivi nell’organizzazione e nello sviluppo delle proteste di piazza.
Il nodo tematico dal quale muove i suoi passi questa ricerca è dunque il seguente: qual è stato il ruolo dei new media per gli esiti della rivolta tunisina che hanno portato alla cacciata del Presidente Ben Alì? Sì può effettivamente parlare, a ragione, di una rivoluzione guidata da Facebook o da Twitter?

Un'indagine qualitativa svolta su circa una ventina di tra media-attivisti, giornalisti, geeks, politici tunisini riguardo i ruoli del web 2.0 e di internet nell'economia della rivolta che ha causato la destituzione del presidente Ben Alì.

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3 Introduzione “Oggi abbiamo mezzi di comunicazione così flessibili da potersi adattare alle nostre capacità sociali, e stiamo assistendo alla nascita di nuovi modi di coordinare attività rese più semplici da questi cambiamenti. Questo genere di strumenti comunicativi sono stati chiamati in modi diversi, tutti però condividono un tema comune: “social software”, “social media”, “social network” e così via. Sebbene esistano differenze tra queste diciture, l’idea centrale resta la stessa: viviamo nel bel mezzo di una notevole crescita della nostra abilità di condividere, di collaborare e di intraprendere azioni collettive, al di fuori dei contesti tradizionali delle istituzioni e delle organizzazioni” (Shirky, 2009:18) La crescente attenzione nei confronti dei new media e delle modalità per mezzo delle quali rimodellano la politica, nazionale e internazionale, il sistema dei media e, più in generale, la nostra società e il modo in cui viviamo e interagiamo all’interno di essa, rappresenta nell’ambito degli studi inerenti la comunicazione pubblica e politica un campo di ricerca rivelatosi particolarmente florido negli ultimi anni, specie dopo l’avvento del web 2.0 capace di ampliare e dilatare il concetto di “rete” attraverso le sue peculiarità più importanti quali condivisione e partecipazione. Ciò ha favorito la nascita di un “paradigma della rete”, utilizzato sempre più come specchio della nostra organizzazione sociale e come strumento fondamentale per la

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Anthony Quaggetto Contatta »

Composta da 214 pagine.

 

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