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Cultural studies, subcultures e popular music: Bruce Springsteen e gli U2

Informazioni tesi

  Autore: Laura Lucchese
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue straniere per la comunicazione internazionale
  Relatore: Nicoletta Vallorani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 159

Chi non ha mai ascoltato una canzone alla radio, al cinema o in qualsiasi altro luogo e modo?
Tutti ne entrano in contatto, prima o poi, a tutti sarà capitato di fischiettare o canticchiare un motivetto mentre si sta facendo altro, o sentire suoni provenienti da chissà dove: la musica è ovunque nella nostra vita quotidiana. Anche senza saperlo, o volerlo, ne siamo in contatto ogni giorno; musiche diverse sono parte integrante del nostro tempo libero, al lavoro, in chiesa, nelle pratiche sociali, come inni nazionali, canzoni delle regioni fino ad una semplice ninnananna. Quindi, la musica nasce in luoghi diversi, in culture diverse e diventa parte integrante di essi e, quindi, di ogni individuo. Questo è reso possibile grazie al suo carattere evocativo, permette di ricordare delle immagini, delle sensazioni o emozioni, in chi la ascolta, ma suscita sentimenti e stati d’animo anche in chi la produce.
Ho deciso di affrontare il tema della popular music attraverso le canzoni di Bruce Springsteen e degli U2, proprio perché nessuno si mostra indifferente davanti ad un tipo di musica, tutti ne vengono coinvolti, volontariamente o no. Chiaramente il tema della popular music non poteva essere preso e analizzato di per sé senza fare una specie di introduzione per dire chi la studia e dove si sviluppa maggiormente. E, quindi, ho parlato dell’importanza assunta dai Cultural Studies e delle subculture all’interno delle quali la musica rappresenta una sorta di linguaggio comune.

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IV INTRODUZIONE La musica esiste da sempre, siamo immersi in essa, è «vitale» come direbbe Middleton. Chi non ha mai ascoltato una canzone alla radio, al cinema o in qualsiasi altro luogo e modo? Tutti ne entrano in contatto, prima o poi, a tutti sarà capitato di fischiettare o canticchiare un motivetto mentre si sta facendo altro, o sentire suoni provenienti da chissà dove: la musica è ovunque nella nostra vita quotidiana. Anche senza saperlo, o volerlo, ne siamo in contatto ogni giorno; musiche diverse sono parte integrante del nostro tempo libero, al lavoro, in chiesa, nelle pratiche sociali, come inni nazionali, canzoni delle regioni fino ad una semplice ninnananna. Quindi, la musica nasce in luoghi diversi, in culture diverse e diventa parte integrante di essi e, quindi, di ogni individuo. Questo è reso possibile grazie al suo carattere evocativo, permette di ricordare delle immagini, delle sensazioni o emozioni, in chi la ascolta, ma suscita sentimenti e stati d’animo anche in chi la produce. Ma andiamo per ordine. Ho deciso di affrontare il tema della popular music attraverso le canzoni di Bruce Springsteen e degli U2, proprio perché nessuno si mostra indifferente davanti ad un tipo di musica, tutti ne vengono coinvolti, volontariamente o no. Chiaramente il tema della popular music non poteva essere preso e analizzato di per sé senza fare una specie di introduzione per dire chi la studia e dove si sviluppa maggiormente. E, quindi, ho parlato dell’importanza assunta dai Cultural Studies e delle subculture all’interno delle quali la musica rappresenta una sorta di linguaggio comune. Il primo capitolo segue gli sviluppi del significato del termine “cultura”, cosa significa e cosa rappresenta in realtà, partendo dallo studio dei Cultural Studies, volti proprio a comprendere meglio le influenze che la cultura provoca in una data società. In particolare, di questo se ne occupa il famoso Center for Contemporary Cultural Studies, formato da studiosi dell’Università di Birmingham. Successivamente, ho seguito un breve percorso di analisi che mi ha portato dalla fase culturalista degli anni Cinquanta alla fase strutturalista, fino a quella post strutturalista di Stuart Hall. All’interno di questo capitolo, inoltre, ho tracciato le linee principali su cosa significhi cultura popolare e, quindi, cultura di massa prendendo in considerazione i mezzi attraverso i quali essa viene diffusa, ovvero i mass media. A tal proposito, ho identificato un certo tipo di audience e ho parlato, quindi, delle subculture, sia quelle americane che quelle inglesi del CCCS, analizzate secondo gli studi fatti da Dick Hebdige e Phil Cohen. In particolare, dopo un’analisi generale su cosa siano le sottoculture giovanili, ne ho presa in considerazione una, quella dei rockers, proprio perché più vicina al genere musicale e

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