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L'educazione come terapia per le persone con il morbo di Alzheimer

Informazioni tesi

  Autore: Matteo Buraglio
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Milena Santerini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 79

Al giorno d’oggi si sente sempre meno parlare dei problemi dell’età anziana, nonostante questi crescano a dismisura e ne sorgano di nuovi ogni giorno: l’abbandono, le demenze, la solitudine, il raggiungimento dell’età pensionabile sono solo alcuni tra i problemi maggiormente noti di cui sono portatrici molte di queste persone.
L’impressione che viene nel sentir parlare le persone riguardo agli anziani è che essi siano prevalentemente un peso, sia per la famiglia, sia per la società.
Lo stesso anziano vive una situazione di profondo spaesamento con l’uscita dal circuito produttivo prodotta dal pensionamento: questo vissuto lo porta, in taluni casi, a sentirsi inutile, senza uno scopo. Se la persona dovesse poi essere affetta da demenza senile, la situazione si aggraverebbe ancora di più, sia per l’anziano stesso, sia per la sua famiglia.
Un anziano con demenza comporta infatti per la famiglia un impegno tale che non sempre i membri della stessa riescono a farvi fronte completamente: si tratta di mutare radicalmente le proprie condizioni e abitudini di vita, i propri orari, gli impegni e di cercare di conciliare in tutto questo anche il lavoro.
Difatti un anziano demente richiede attenzioni e impegno totali, non potendo spesso essere lasciato solo, dipendendo sia nella cura sia nella gestione di sé da altri.
In molti casi le famiglie si affidano per necessità a badanti o a case di riposo presenti sul territorio. In queste ultime, l’anziano potrà trascorrere la giornata in un ambiente protetto, sotto la supervisione del personale in servizio e potrà avvalersi di servizi medici, infermieristici, riabilitativi ed educativi.
L’educatore, grazie alla formazione ricevuta, è in grado non solo di assistere dal punto di vista relazionale queste persone, ma anche da quello educativo, progettando metodi e interventi educativi finalizzati al miglioramento del benessere psicofisico dell’anziano.
Spesso quando si parla di educazione e di educatori si pensa a figure di riferimento per bambini e adolescenti, soggetti che, per la loro giovane età, necessitano di educazione in senso stretto.
Si percepisce meno invece l’utilità e lo scopo di un educatore in una comunità per anziani. Si pensa infatti, superficialmente, che un anziano necessiti di cure e dottori, non di educazione.
In realtà la figura dell’educatore è importante in questa realtà lavorativa esattamente quanto nelle altre: esso progetta attività atte a stimolare i potenziali residui degli anziani, lo aiuta a ritrovare il senso del proprio vivere, partendo dal vissuto remoto, gli conferisce la dignità che merita.
Difatti sia un anziano sia un bambino hanno pari dignità, sono entrambi esseri umani con bisogni e aspettative talvolta differenti, talvolta simili, che meritano in ogni caso attenzione e cura.
In questa Tesi di laurea verranno esposti i diversi aspetti che caratterizzano una delle demenze più gravi e più presenti tra gli Ospiti delle Case di riposo: il morbo di Alzheimer.
Verranno inoltre delineati i contorni dell’educatore che opera in casa di riposo e verranno definite le strategie e le impostazioni teoriche che stanno alla base della pratica in questo ambito lavorativo.
Per ultimo saranno esposte le pratiche dell’educatore, specificando il fine e i mezzi del suo operato, l’importanza della formazione ricevuta, le metodologie che utilizza per coniugare teoria e prassi nel lavoro con gli anziani affetti da Alzheimer.

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II Introduzione Al giorno d’oggi si sente sempre meno parlare dei problemi dell’età anziana, nonostante questi crescano a dismisura e ne sorgano di nuovi ogni giorno: l’abbandono, le demenze, la solitudine, il raggiungimento dell’età pensionabile sono solo alcuni tra i problemi maggiormente noti di cui sono portatrici molte di queste persone. L’impressione che viene nel sentir parlare le persone riguardo agli anziani è che essi siano prevalentemente un peso, sia per la famiglia, sia per la società. Lo stesso anziano vive una situazione di profondo spaesamento con l’uscita dal circuito produttivo prodotta dal pensionamento: questo vissuto lo porta, in taluni casi, a sentirsi inutile, senza uno scopo. Se la persona dovesse poi essere affetta da demenza senile, la situazione si aggraverebbe ancora di più, sia per l’anziano stesso, sia per la sua famiglia. Un anziano con demenza comporta infatti per la famiglia un impegno tale che non sempre i membri della stessa riescono a farvi fronte completamente: si tratta di mutare radicalmente le proprie condizioni e abitudini di vita, i propri orari, gli impegni e di cercare di conciliare in tutto questo anche il lavoro. Difatti un anziano demente richiede attenzioni e impegno totali, non potendo spesso essere lasciato solo, dipendendo sia nella cura sia nella gestione di sé da altri. In molti casi le famiglie si affidano per necessità a badanti o a case di riposo presenti sul territorio. In queste ultime, l’anziano potrà trascorrere la giornata in un ambiente protetto, sotto la supervisione del personale in servizio e potrà avvalersi di servizi medici, infermieristici, riabilitativi ed educativi. L’educatore, grazie alla formazione ricevuta, è in grado non solo di assistere dal punto di vista relazionale queste persone, ma anche da quello educativo, progettando metodi e interventi educativi finalizzati al miglioramento del benessere psicofisico dell’anziano.

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