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Endocannabinoidi e consolidamento della memoria emozionale nel ratto: meccanismi neurobiologici

Gli endocannabinoidi sono una classe di composti endogeni di natura lipidica che legano nel nostro corpo gli stessi recettori a cui si lega il principio attivo della cannabis. Questi lipidi bioattivi vengono rilasciati dai neuroni postsinaptici in seguito a depolarizzazione e si legano a recettori di membrana espressi sul neurone presinaptico: il recettore cannabinoide di tipo 1 (CB1) e di tipo 2 (CB2), la cui distribuzione anatomica riflette il ruolo funzionale dei due principali endocannabinoidi, l’anandamide e il 2-arachidonilglicerolo. I recettori CB1 sono ubiquitariamente distribuiti nel cervello, particolarmente in aree cerebrali implicate nell’apprendimento e nella memoria di tipo emozionale, tra cui l’ippocampo, l’amigdala e la corteccia prefrontale.
La neurotrasmissione cannabinoide a livello del nucleo amigdaloide basolaterale (BLA) svolge un ruolo cruciale nella modulazione dei meccanismi neurobiologici sottesi al consolidamento della memoria di eventi con una forte connotazione emotiva.
Alla luce di tali evidenze, lo scopo del lavoro è stato, in un primo momento, quello di valutare, nel ratto, se l’esposizione ad una esperienza con forte connotazione emotiva determinasse la formazione di una traccia cognitiva permanente, indice dell’avvenuto consolidamento mnemonico.
Il secondo obiettivo è stato quello di verificare se l’esposizione ad uno stimolo avversivo potesse innescare il rilascio di endocannabinoidi in amigdala, ippocampo e corteccia prefrontale. L’ultima fase del lavoro è stata focalizzata sulla determinazione del ruolo cruciale svolto dalla BLA nella modulazione dei livelli di anandamide in ippocampo e corteccia prefrontale.
Gli esperimenti sono stati condotti in ratti maschi Sprague Dawley utilizzando uno tra i più validati modelli per lo studio della memoria emozionale nel ratto, il test comportamentale di evitamento passivo. Questo test è basato su molteplici evidenze che dimostrano come l'evitamento di un'area in cui l'animale è stato esposto ad un leggero stimolo avversivo è indicativo di un ricordo della sede in cui tale stimolo è stato precedentemente ricevuto. Il presente lavoro dimostra che l’esposizione ad un’esperienza di tipo avversivo innesca la formazione di una traccia cognitiva permanente, indice dell’avvenuto consolidamento mnemonico, e che il sistema endocannabinoide è fortemente coinvolto nella modulazione dei meccanismi neurobiologici alla base di tale processo. Inoltre, in seguito ad esposizione allo stimolo avversivo, il rilascio di anandamide è diminuito nell’ippocampo e nella corteccia prefrontale dei ratti lesionati in BLA e aumentato nelle stesse aree cerebrali degli animali non lesionati. Questa evidenza sperimentale indica che la BLA svolge un ruolo cruciale nella neurobiologia del consolidamento della memoria di tipo emozionale, modulando il tono cannabinoide nelle altre due aree cerebrali reclutate in tale processo. In conclusione, tali risultati suggeriscono il potenziale coinvolgimento del signalling dell’anandamide nella neuromodulazione del consolidamento della memoria di tipo emozionale. In questo processo mnemonico in seguito all’esposizione ad un’esperienza fortemente avversiva, l’integrità anatomo-funzionale della BLA è determinante per il rilascio di anandamide in ippocampo e corteccia prefrontale, in seguito all’esposizione ad un’esperienza fortemente stressogena.

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1 1. IL SISTEMA ENDOCANNABINOIDE 1.1 CENNI STORICI La cannabis sativa (Cannabis) o canapa indiana, comunemente nota con il suo nome americano, marijuana, è una pianta apprezzata e coltivata da millenni, inizialmente come fibra tessile e in seguito per le proprietà curative e soprattutto inebrianti, sfruttate, quest‟ultime, in contesti religiosi e ricreativi (Kalant, 2001). La prima testimonianza relativa all‟uso di Cannabis è stata rinvenuta in Cina e risale al 4000 a.C. (Zuardi, 2006). Infatti nella più antica farmacopea del mondo, il “e pen- t s ’ao ching”, sono riportate le indicazioni della Cannabis sia come medicamento che come sostanza psicoattiva (Zuardi, 2006). Dall‟Asia centrale l‟uso di questa pianta si è poi diffuso in India, in Asia minore e nel continente africano (Kalant, 2001). In ogni epoca della storia e a tutte le latitudini la pianta di canapa ha fornito fibre tessili. Nelle società arcaiche e nelle culture tribali i suoi estratti sono stati adoperati a scopo inebriante in cerimonie rituali e, come è accaduto a molte altre piante di facile coltivazione o reperimento, è divenuta una panacea. In India la Cannabis veniva usata come narcotico, in base alle credenze religiose che la consideravano una pianta sacra, fonte di serenità e di gioia e con azione catartica verso le forze del male e tentatrici dell‟animo (Touw, 1981). Tale pianta era anche alla base dell‟armamentario terapeutico della medicina tradizionale indiana, in virtù dei molteplici effetti terapeutici identificati: sedativo, ansiolitico, rilassante, anticonvulsivante, analgesico, stimolante l‟appetito, antipiretico ed antibatterico (Kalant, 2001). Invece, nel mondo occidentale il riconoscimento del valore terapeutico della Cannabis è da ricondursi agli esperimenti condotti nei primi del 900 dal fisico irlandese William B. O'Shaughnessy e che misero in luce l‟efficacia di questa pianta nel trattamento di

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Farmacia

Autore: Mimma Giaffreda Contatta »

Composta da 125 pagine.

 

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