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Analisi dei predittori di risposta ad un trattamento multimodale e ad un intervento farmacologico in minori con disturbi esternalizzanti

Informazioni tesi

  Autore: Ludovica Lepore
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Tecnica della Riabilitazione Psichiatrica
  Relatore: Annarita Milone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 80

I Disturbi da Comportamento Dirompente (DCD), tra cui il Disturbo della Condotta (DC) e il Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP), sono patologie stabili e disabilitanti che possono essere associate ad una prognosi sfavorevole e a futuri esiti antisociali. I minori con questa condizione possono adottare un comportamento caratterizzato da aggressività e criminalità, che li pone in una situazione di svantaggio per il successo scolastico, per le relazioni interpersonali sia con i coetanei che con i familiari e che può comportare l’insorgenza dei primi problemi di abuso di sostanze e la messa in atto di azioni delinquenziali. Gli interventi multimodali forniti in ambito terapeutico, che hanno l’obiettivo di ridurre i comportamenti aggressivi attraverso tecniche come la gestione del comportamento, i giochi di ruolo, i rinforzi sociali e il problem-solving, sono risultati essere più efficaci rispetto alle modalità terapeutiche unimodali che focalizzano i loro interventi esclusivamente sul minore. Inoltre, i disturbi del comportamento gravi sono spesso poco responsivi a interventi terapeutici classici, soprattutto quando l'aggressività è il sintomo principale e quando vi è una comorbidità con altri disturbi. La farmacoterapia è in grado di migliorare alcuni comportamenti disadattivi e di aumentare la capacità della persona di beneficiare di interventi non farmacologici. I farmaci maggiormente utilizzati nel trattamento dei DCD sono gli stabilizzanti dell'umore e gli antipsicotici atipici, ma anche gli antidepressivi e gli psicostimolanti sono somministrati, nonostante i dati di efficacia siano scarsi.
Uno degli obiettivi principali di questa ricerca è quello di individuare possibili predittori di risposta ai trattamenti, in base a specifiche variabili demografiche, cliniche e personologiche da un lato e variabili di contesto dall'altro. L’obiettivo è quello di ottenere indicatori che possano servire a indirizzare la scelta dell’intervento terapeutico più specifico ed efficace per quella categoria diagnostica individuata.
Studi precedenti1 del gruppo di ricerca che presso l’IRCCS Stella Maris si occupa della validazione di protocolli di valutazione e di trattamento per i DCD, suggeriscono che l'efficacia di un trattamento psicosociale e/o farmacologico siano influenzate negativamente dalla gravità del disturbo, dalle caratteristiche di aggressività, predatoria piuttosto che impulsiva, dalle caratteristiche del trattamento (l'assenza di un intervento psicosociale associato a un trattamento farmacologico) e da quelle personologiche specifiche, come la presenza di tratti psicopatici e, più specificamente, del tratto calloso-anemozionale2 (CU). Studi su questo fattore hanno dimostrato che il livello elevato di tratti CU nei giovani con DC prevede divergenti caratteristiche cliniche ed esiti di trattamento insoddisfacenti, identificando un sottogruppo di bambini con diversi comportamenti antisociali che possono avere origini eziologiche uniche. Il ruolo del tratto psicopatico e in particolare della dimensione CU, infatti, è stato preso in considerazione durante la revisione dei criteri diagnostici per i disturbi mentali in età pediatrica e adolescenziale nel DSM-53, al fine di specificare ulteriormente un sottotipo clinicamente significativo denominato Disturbo della Condotta con Tratti Calloso-Anemozionali. Deficit di arousal emotiva di paura e angoscia, così come la bassa sensibilità alla punizione, la sovrastima delle conseguenze positive del comportamento aggressivo e il basso impatto delle conseguenze negative delle azioni, non solo aumentano il rischio di sviluppare un comportamento antisociale, ma influenzano anche la sensibilità al trattamento.
Lo scopo di questo elaborato è quello di esplorare, in un campione di minori con DCD, possibili caratteristiche che riguardano la risposta ai trattamenti, tra cui la tipologia di intervento e, più in particolare, il ruolo del tratto calloso-anemozionale. Abbiamo cercato di veificare se tratti callosi (mancanza di empatia e senso di colpa) e anemozionali (emozioni superficiali) e il tipo di aggressività (predatoria o affettiva) possono influenzare la risposta al trattamento psicosociale in giovani con DCD; inoltre, poiché tutti i soggetti hanno ricevuto un trattamento psicosociale multimodale e, in parte, una terapia farmacologica associata, abbiamo anche confrontato le caratteristiche e gli esiti dei pazienti trattati con questi due tipologie di interventi associati.

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4 Introduzione I Disturbi da Comportamento Dirompente (DCD), tra cui il Disturbo della Condotta (DC) e il Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP), sono patologie stabili e disabilitanti che possono essere associate ad una prognosi sfavorevole e a futuri esiti antisociali. I minori con questa condizione possono adottare un comportamento caratterizzato da aggressività e criminalità, che li pone in una situazione di svantaggio per il successo scolastico, per le relazioni interpersonali sia con i coetanei che con i familiari e che può comportare l’insorgenza dei primi problemi di abuso di sostanze e la messa in atto di azioni delinquenziali. Gli interventi multimodali forniti in ambito terapeutico, che hanno l’obiettivo di ridurre i comportamenti aggressivi attraverso tecniche come la gestione del comportamento, i giochi di ruolo, i rinforzi sociali e il problem-solving, sono risultati essere più efficaci rispetto alle modalità terapeutiche unimodali che focalizzano i loro interventi esclusivamente sul minore. Inoltre, i disturbi del comportamento gravi sono spesso poco responsivi a interventi terapeutici classici, soprattutto quando l'aggressività è il sintomo principale e quando vi è una comorbidità con altri disturbi. La farmacoterapia è in grado di migliorare alcuni comportamenti disadattivi e di aumentare la capacità della persona di beneficiare di interventi non farmacologici. I farmaci maggiormente utilizzati nel trattamento dei DCD sono gli stabilizzanti dell'umore e gli antipsicotici atipici, ma anche gli antidepressivi e gli psicostimolanti sono somministrati, nonostante i dati di efficacia siano scarsi. Uno degli obiettivi principali di questa ricerca è quello di individuare possibili predittori di risposta ai trattamenti, in base a specifiche variabili demografiche, cliniche e personologiche da un lato e variabili di contesto dall'altro. L’obiettivo è quello di ottenere indicatori che possano servire a indirizzare la scelta dell’intervento terapeutico più specifico ed efficace per quella categoria diagnostica individuata. Studi precedenti 1 del gruppo di ricerca che presso l’IRCCS Stella Maris si occupa della validazione di protocolli di valutazione e di trattamento per i DCD, suggeriscono che l'efficacia di un trattamento psicosociale e/o farmacologico siano influenzate negativamente dalla gravità del disturbo, dalle caratteristiche di aggressività, predatoria piuttosto che 1 Masi, G., Manfredi, A., Milone, A., Muratori, P., Polidori, L., Ruglioni, L., Muratori, F., Predictors of poorer response to treatments in youts with Disruptive Behavior Disorder, Psychopathy in referred youths with behavior disorder.

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Parole chiave

psicopatia
disturbo antisociale di personalità
disturbo della condotta
disturbo oppositivo provocatorio
comportamento dirompente
disturbi in età evolutiva
disturbo da comportamento dirompente
deficit di attenzione e iperattività
anger coping program

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