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Uccidere e lasciar morire

L'argomento sul quale verte la mia tesi è la filosofia morale e, più nello specifico, un settore che negli ultimi decenni è andato incontro ad un notevole sviluppo, soprattutto in America e nei paesi anglossassoni, grazie all'attualità e alla specificità dei temi trattati, ovvero la bioetica e, in particolare, l'eutanasia. La domanda alla quale cerco di rispondere attraverso il mio elaborato è se sussiste o meno una differenza moralmente rilevante tra l'uccidere e il lasciar morire: a tal scopo, ho difatto preso in considerazione quegli autori per i quali questa differenza esiste e ha delle forti ripercussioni a livello morale per poi porli a confronto con quegli autori secondo i quali invece non vi sarebbe nessuna differenza tra i due corsi d'azione. Ho inoltre cercato di esporre entrambi i punti di vista sottolineandone i pro e i contro e facendo riferimento ad esempi formulati dagli stessi autori.

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5 Introduzione Nella società odierna è andata crescendo l’attenzione per la dimensione etica dei problemi che ogni singolo individuo deve affrontare nella sua vita privata, così come nella sua vita pubblica. Questa cresciuta attenzione è una conseguenza delle profonde trasformazioni circa il modo di concepire la vita, dove tale trasformazione va di pari passo con un radicale riesame ed una profonda messa in discussione dei principi e delle regole morali tradizionali, soprattutto quelle concernenti questioni come il nascere, il morire, il prendersi cura e la responsabilità nei confronti non solo delle persone con le quali ci si relaziona, ma anche nei confronti delle generazioni future, degli esseri non umani e dell’ambiente che ci circonda. Con il seguente elaborato è stato preso in considerazione uno dei temi intorno ai quali il dibattito morale contemporaneo ha mostrato particolare interesse, ovvero l’eutanasia. A tal proposito, è stata analizzata una delle distinzioni tradizionali più interessanti, ovvero quella tra uccidere le persone o semplicemente lasciarle morire, con lo scopo di verificare se tra di esse effettivamente sussista o meno una differenza moralmente rilevante. All’interno del primo capitolo è stata esaminata la posizione di coloro che sostengono come non vi sia alcuna differenza moralmente significativa tra uccidere e lasciar morire, perché entrambi i corsi d’azione portano alla medesima conseguenza, ovvero alla morte del paziente; tale punto di vista viene denominato dai suoi stessi sostenitori “la tesi dell’equivalenza”. Facendo dunque riferimento alle conseguenze che possono scaturire o meno dalla messa in essere di una determinata azione, questi autori concordano con la teoria normativa rappresentata dal consequenzialismo, per il quale un’azione è giusta o sbagliata in base al rapporto tra le sue conseguenze buone e cattive. Nello specifico, si è posta l’attenzione sulla più importante tra le teorie consequenzialistiche, ovvero l’utilitarismo, in base al quale bisogna realizzare il miglior rapporto tra i valori positivi e i disvalori di una determinata azione. Infine, verrà analizzata la critica al cosiddetto “principio della sacralità della vita”, secondo il quale è sempre sbagliato uccidere intenzionalmente un essere umano innocente, anche se talvolta risulta lecito astenersi dal prevenire la morte, con lo scopo

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Elisa Sodano Contatta »

Composta da 163 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4854 click dal 31/01/2013.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.