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''Formosamente Anoressica''. L'insostenibile leggerezza di essere donna

Informazioni tesi

  Autore: Federica Muschio
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Comunicazione, Innovazione, Multimedialità
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Leonardo  Terzo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 129

Si dice della moda che sia come un fiume che scorre parallelo alla storia del mondo, attraversando la società.
Essa è l’espressione più evidente di uno dei caratteri fondamentali della specie umana: il continuo desiderio di trasformazione e cambiamento, che si esprime anche attraverso la dinamica dell’aspetto esteriore.
Nel corso della sua evoluzione tuttavia, la moda non aveva mai sperimentato una trasformazione paragonabile a quella che la investì all’inizio del XX secolo, quando questo settore acquistò una sua identità creativa e commerciale divenendo un’istituzione: nacque l’alta moda.
Quest’ultima però non ha mai smesso di scontrarsi con il suo rivale per eccellenza: il prêt-à-porter, detto anche “moda della strada”, che alla fine del secolo cominciò a svilupparsi in varie direzioni e ad assumere molteplici significati.
Nonostante questo scontro frontale, la haute couture è rimasta fedele alle sue premesse: manodopera ad alto livello, tessuti di altissima qualità, passione per il dettaglio e un infallibile intuito per l’innovazione.
La moda nasce a Parigi e una delle sue caratteristiche è la mutevolezza: non appena qualcosa diventa “di moda”, inizia ad essere “fuori moda”. Apparentemente il cambiamento è soggetto al capriccio dello stilista, ma in realtà le nuove creazioni sono prodotti lavorati a mano.
Tuttavia quella che è stata definita “la moda della moda” è frutto dell’entusiasmo e dell’euforia innovativa degli stilisti degli anni ’60.
Da Tokyo a New York la moda, che non deve più necessariamente essere di provenienza francese, parla tutta la stessa lingua. Il dernier cri, ovvero l’ultima novità della moda, può arrivare da Amburgo come da Londra o da Milano. In realtà non è più necessario che dietro a un singolo capo ci sia uno specifico stilista. Un abile ufficio di marketing è in grado di trasformare qualsiasi nome in un modello raffinato. Dalla T-shirt alla scarpa da ginnastica, tutto può diventare un oggetto di culto quasi come se fosse una creazione di Worth.
Ed è così che quelle muse che lui aveva invocato per protegger il suo lavoro ora paiono essersi vendicate dagli stilisti. Alla fine del XX secolo, al quale stilisti e couturier hanno conferito così tanto glamour, questi paiono diventati superflui.
Oggi rivediamo busti e cul-de-Paris come ai tempi della Belle Époque, come se tutto ricominciasse da capo.
La seduzione rimane sempre confinata nei seni e nei fondoschiena.
Tuttavia la moda va avanti: se le donne si rimettono il busto e la silhouette continua a stringersi è solo per libertà di scelta delle stesse.
Questa mia tesi invita i lettori a proiettarsi nell’universo della moda, e non solo, accompagnandoli lungo un percorso cronologico attraverso tutto il XX secolo, partendo dagli albori arrivando infine ai giorni nostri, i giorni in cui noi viviamo, alla ricerca ed alla scoperta del perchè il corpo femminile ha dovuto subire, e tutt’ora subisce, trasformazioni in base alla moda del momento.
Il corpo della donna sarà il protagonista di questa mia tesi. Il corpo trattato dal punto di vista della moda, il corpo come espressione, il corpo come oggetto di noi stesse, il corpo come ciò che noi siamo, ciò che noi mostriamo, ciò che si evolve ogni giorno di più, cambiando forma, dimensione e particolarità, quelle particolarità che ci rendono uniche.

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8 INTRODUZIONE Si dice della moda che sia come un fiume che scorre parallelo alla storia del mondo, attraversando la società. Essa è l’espressione più evidente di uno dei caratteri fondamentali della specie umana: il continuo desiderio di trasformazione e cambiamento, che si esprime anche attraverso la dinamica dell’aspetto esteriore. Nel corso della sua evoluzione tuttavia, la moda non aveva mai sperimentato una trasformazione paragonabile a quella che la investì all’inizio del XX secolo, quando questo settore acquistò una sua identità creativa e commerciale divenendo un’istituzione: nacque l’alta moda. Quest’ultima però non ha mai smesso di scontrarsi con il suo rivale per eccellenza: il prêt-à-porter, detto anche “moda della strada”, che alla fine del secolo cominciò a svilupparsi in varie direzioni e ad assumere molteplici significati. Nonostante questo scontro frontale, la haute couture è rimasta fedele alle sue premesse: manodopera ad alto livello, tessuti di altissima qualità, passione per il dettaglio e un infallibile intuito per l’innovazione. La moda nasce a Parigi e una delle sue caratteristiche è la mutevolezza: non appena qualcosa diventa “di moda”, inizia ad essere “fuori moda”. Apparentemente il cambiamento è soggetto al capriccio dello stilista, ma in realtà le nuove creazioni sono prodotti lavorati a mano. Tuttavia quella che è stata definita “la moda della moda” è frutto dell’entusiasmo e dell’euforia innovativa degli stilisti degli anni ’60. Da Tokyo a New York la moda, che non deve più necessariamente essere di provenienza francese, parla tutta la stessa lingua. Il dernier cri, ovvero l’ultima novità della moda, può arrivare da Amburgo come da Londra o da Milano. In realtà non è più necessario che dietro a un singolo capo ci sia uno specifico stilista. Un abile ufficio di marketing è in grado di trasformare qualsiasi nome in un modello raffinato. Dalla T- shirt alla scarpa da ginnastica, tutto può diventare un oggetto di culto quasi come se fosse una creazione di Worth. Ed è così che quelle muse che lui aveva invocato per protegger il suo lavoro ora paiono essersi vendicate dagli stilisti. Alla fine del XX secolo, al quale stilisti e couturier hanno conferito così tanto glamour, questi paiono diventati superflui.

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