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Democrazia e Statualità nei regimi in transizione: i casi di Israele e della Federazione Russa

Lo studio prende avvio dalla messa a fuoco della critica di teorie che, sino agli anni '90, avevano rappresentato la prospettiva dominante di lettura delle trasformazioni dei regimi politici e dei processi di democratizzazione.
Tali teorie non sono state importanti solamente sul piano accademico, esse hanno anche rappresentato il quadro di riferimento ideologico delle politiche adottate dagli organismi internazionali nei riguardi dei paesi in via di sviluppo, che, a partire dagli inizi degli anni '60, si sono impegnati in complessi e spesso sanguinosi processi di democratizzazione e state-building.
Questo insieme di teorie descriveva il processo di transizione come un continuum lineare ed unidimensionale che dall'autoritarismo conduceva necessariamente alla democrazia. Esse, inoltre, assumevano che al processo di democratizzazione dovessero corrispondere una riduzione della presenza dello Stato ed una conseguente riforma della governance. Gli eventi che hanno seguito la dissoluzione del regime sovietico hanno messo in luce le debolezze -preminentemente connesse alla scarsa attenzione posta sul rapporto tra Stato e cittadini -di questo corpo di teorie.
In questo modo il peso dei critici del paradigma della transizione, del cui ambito tali teorie facevano parte, è stato rafforzato. Il lavoro di ricerca è proseguito con l'analisi di una letteratura molto vasta e ricca di contributi critici. Da questi è emerso il lavoro di studiosi che si sono concentrati proprio sul ruolo dello Stato nelle transizioni ed hanno individuato nuovi schemi esplicativi.

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“La democrazia è inevitabilmente legata alla dimensione statuale. Senza uno Stato non può esistere cittadinanza, senza cittadinanza non vi può essere democrazia” J.Linz (1995) Introduzione Questo lavoro si è proposto di sviluppare uno strumento di valutazione oggettiva dei regimi politici. Il framework teorico di riferimento è stato elaborato sviluppando ed integrando gli studi sul rapporto tra Stato e cittadini di alcuni autorevoli autori. Lo studio prende avvio dalla messa a fuoco della critica di teorie che, sino agli anni '90, avevano rappresentato la prospettiva dominante di lettura delle trasformazioni dei regimi politici e dei processi di democratizzazione. Tali teorie non sono state importanti solamente sul piano accademico, esse hanno anche rappresentato il quadro di riferimento ideologico delle politiche adottate dagli organismi internazionali nei riguardi dei paesi in via di sviluppo, che, a partire dagli inizi degli anni '60, si sono impegnati in complessi e spesso sanguinosi processi di democratizzazione e state-building. Questo insieme di teorie descriveva il processo di transizione come un continuum lineare ed unidimensionale che dall'autoritarismo conduceva necessariamente alla democrazia. Esse, inoltre, assumevano che al processo di democratizzazione dovessero corrispondere una riduzione della presenza dello Stato ed una conseguente riforma della governance. Gli eventi che hanno seguito la dissoluzione del regime sovietico hanno messo in luce le debolezze - preminentemente connesse alla scarsa attenzione posta sul rapporto tra Stato e cittadini - di questo corpo di teorie. In questo modo il peso dei critici del paradigma della transizione, del cui ambito tali teorie facevano parte, è stato rafforzato. Il lavoro di ricerca è proseguito con l'analisi di una letteratura molto vasta e ricca di contributi critici. Da questi è emerso il lavoro di studiosi che si sono concentrati proprio sul ruolo dello Stato nelle transizioni ed hanno individuato 4

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Statistiche

Autore: Carlo Alberto Tinelli Contatta »

Composta da 118 pagine.

 

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