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Il lungo percorso della Croazia verso l'Unione Europea

Il popolo croato ha detto “si”: la Croazia sarà il 28esimo membro dell’Unione Europea, il secondo dell’ex Jugoslavia dopo l’ingresso della Slovenia nel 2004.
Questo l’esito del referendum svoltosi il 22 gennaio 2012 che con oltre il 66% di sì ha sancito l’ingresso di Zagabria nell’UE che sarà ufficiale dal 1°luglio 2013.
Una svolta nella tribolata e secolare storia del paese pronto ad uscire dalle “sabbie mobili” dei Balcani e a proiettarsi nell’arena internazionale per ricoprire finalmente un ruolo di primo piano.
Un’adesione, quella croata, che pochi osservatori avrebbero pronosticato alla fine del secolo scorso quando il paese usciva dalle macerie, materiali, morali e politiche, della guerra che segnò la dissoluzione della Repubblica Jugoslava.
Al tempo stesso però l’entrata della Croazia in Europa non deve stupire più di tanto, infatti la storia del paese permette di riconoscere in esso, al di là di tutte le specificità caratteristiche, i molti elementi che l’accomunano ad altri paesi d’Europa, su tutti il legame con la Chiesa occidentale, stabilito sin dall’alto medioevo, nonché la partecipazione ai processi, caratteristici di tutta l’Europa centrale ed occidentale, che videro svilupparsi i ceti e le realtà comunali.
In questo lavoro ho scelto di rivisitare la storia millenaria della nazione croata, dall’antichità fino ai più recenti sviluppi politici, per tentare di capire con quale bagaglio politico e culturale i croati giungono al più importante appuntamento con la loro storia.
Nel primo capitolo, dopo una rapida rassegna dei temi più antichi, l’attenzione si focalizza sul periodo che va dal XVI secolo fino alla fine dell’800, perché in quest’epoca assistiamo alla nascita di un primo sentimento nazionale e di una identità croata.
Il secondo capitolo è invece interamente dedicato al XX secolo, secolo del delirio nazionalista, prima serbo e poi croato, che come vedremo ha profondamente segnato non solo la Croazia ma l’intera regione dei Balcani Occidentali.
Nell’ultima parte, in cui è data meno attenzione alle vicende prettamente storiche, il punto focale della discussione è rappresentato dai vari modi in cui l’elite politica e culturale ha saputo scrivere e riformulare l’identità nazionale croata, prima per giustificare e rafforzare la nuova sovranità statale e poi per presentare all’elettorato la necessità di aderire alle istituzioni comunitarie.
Infine uno sguardo alla condizione economica croata nonché agli ultimi sviluppi nei rapporti italo-croati, sia dal punto di vista politico-istituzionale che economico-commerciale.

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Capitolo Primo 1. Antichità ed etnogenesi Tutto il territorio dell’odierna Croazia rientrava un tempo all’interno dei confini dell’Impero romano, tuttavia vi sono grandi disparità riguardo al modo in cui le diverse regioni furono plasmate dalle strutture politiche e sociali della tarda antichità. L’unica area ad essere influenzata in misura marcata dall’appartenenza all’Impero romano ed in generale dallo stretto rapporto con la cultura e lo spazio dei traffici del Mediterraneo, fu la zona costiera. Sulla costa adriatica già nel IV secolo a.C. erano sorte alcune colonie greche che nel III secolo a.C. passarono tutte sotto il dominio illirico. L’influenza politica romana sulle stirpi illiriche invece cominciò a profilarsi a partire dalla metà del II secolo a.C., nella zona compresa tra la costa e la pianura pannonica. Nel 34 a.C. Ottaviano, poi imperatore con il nome di Augusto, sottomise questa regione e, all’inizio del I secolo, venne formata la provincia di Dalmazia, dal nome della tribù dei delmatae. La provincia romana si estendeva dalla costa fino al bordo meridionale della pianura del fiume Sava e dall’Istria orientale fino all’odierna Serbia occidentale. Come detto la regione costiera fu quella più influenzata dalla presenza dell’Impero romano, infatti vediamo che la suddetta zona fu ulteriormente romanizzata e urbanizzata per ampi tratti. Le città più importanti della provincia di Dalmazia erano Salona la capitale, con circa 60mila abitanti, e Iader, da cui Zadar, Zara, che già nel 34 a.C. ottenne la qualifica di colonia romana. Questo periodo di relativo sviluppo si interruppe bruscamente a partire dal 293, ossia dall’anno in cui l’imperatore Diocleziano istituì la tetrarchia: suddivise l’impero in quattro parti e ne affido l’amministrazione a due imperatori e a due cesari. Nella circostanza la provincia di Dalmazia venne divisa, all’incirca lungo il corso del fiume Drina. L’epoca di Diocleziano è spesso ricordata, oltre che per la divisione del territorio dell’impero, anche per le persecuzioni ai danni dei cristiani che colpirono anche la Dalmazia e la Pannonia. In entrambe le regioni il cristianesimo aveva preso saldamente piede già all’inizio del III secolo, epoca a cui risalgono le prime diocesi. Di pari passo con lo sviluppo dell’organizzazione ecclesiastica avvenuto nella tarda antichità, quasi ogni città divenne sede di un vescovato, in conformità con la costituzione ecclesiale di allora. Per quanto riguarda invece la definizione dei confini, risalente all’epoca della tetrarchia, rimase immutata quando l’imperatore Teodosio, nel 395, sancì la definitiva divisione dell’impero in un Impero romano d’Occidente e un Impero romano d’Oriente, consolidando il dualismo tra Roma e Costantinopoli nonché quello tra Chiesa d’Occidente e Chiesa d’Oriente. Ancora oggi se si osservano i confini tra Croazia e Bosnia-Erzegovina da una parte e Serbia e 4

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Carlo Santillo Contatta »

Composta da 59 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 717 click dal 15/02/2013.

 

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