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Profili evolutivi della politica ambientale in ambito europeo

La presente ricerca si propone di offrire un quadro in chiave giuridico-evolutiva della politica ambientale in un ambito geografico politicamente circoscritto: si tratterà dell’esperienza europea o meglio del processo evolutivo, attuativo dei princìpi ambientali internazionali, dell’attuale Unione europea.
Il capitolo I apre la ricerca con l’esposizione dei vari significati del termine ambiente. Volendo identificare, infatti, le politiche ambientali in un dato contesto storico o geografico - e per quanto attiene alla presente indagine specificatamente rivolta all’ambito europeo - non si può prescindere dal chiarire le molteplici accezioni del termine ambiente sempre più oggetto di attenzione nei diversi rami della scienza economica, sociale ma soprattutto nell’esperienza giuridica; rami che inevitabilmente tendono ad incrociarsi, sovrapporsi tra loro e ad interagire simultaneamente con una politica ambientale la quale rappresenterà, tendenzialmente, il punto di equilibrio delle varie istanze provenienti dai settori più eterogenei. Non appare, dunque, completamente superata la tesi di chi sosteneva che “ambiente” fosse un termine che tutti capivano ma che nessuno era capace di definire, da ciò l’esigenza di chiarire il concetto di ambiente nell’etimologia e nelle scienze della vita, nelle scienze dell’economia - in particolare di quel ramo di essa che è l’economia ambientale - ed infine offrire una panoramica degli sviluppi ermeneutici del concetto di ambiente nel diritto, memore dell’antico brocardo “omnis definitio in iure civili periculosa est; parum est enim, ut non subverti posset”
Le problematiche ambientali sono un’altra faccia della globalizzazione, investono cioè, inevitabilmente, gli interessi globali, settoriali o generali, degli Stati. La necessità di un approccio comune alla risoluzione dell’inquinamento in senso lato favorisce la nascita del diritto internazionale dell’ambiente. Come si avrà modo di osservare nel capitolo II, l’evoluzione di tale diritto è fondamentalmente anche il punto di origine della moderna politica ambientale europea. Il diritto internazionale dell’ambiente, mediante i princìpi, linee guida e tutti gli altri atti adottati in un ampio consesso internazionale quali le conferenze di Stoccolma e di Rio de Janeiro, sarà il fondamento delle scelte di politica ambientale in ambito locale, pur mantenendo per lungo tempo una natura settoriale e soprattutto antropocentrica. In quest’ultimo senso non desterà meraviglia il titolo delle medesime conferenze, “sull’ambiente umano” nel caso di Stoccolma, e “sull’ambiente e lo sviluppo” nel caso di Rio de Janeiro, laddove per sviluppo deve intendersi un concetto multidimensionale che abbraccia l’economia, in primo luogo, ma anche con importanti sviluppi sul versante dei diritti umani. Il secondo capitolo è strutturato in paragrafi seguendo un ordine cronologico, paradigma essenziale per analizzare gli sviluppi interpretativi della materia oggetto d’analisi.
Sulla base della ricognizione dei sommari profili evolutivi tracciati nel capitolo dedicato all’ambiente nel diritto internazionale, il capitolo III analizza il lungo e articolato processo di costruzione della politica ambientale in ambito europeo. Idealmente, si può distinguere a) un processo evolutivo della tutela ambientale europea relativamente all’evoluzione dei Trattati istitutivi; b) anche se vicendevolmente correlati a questi ultimi, si analizzano separatamente i Programmi d’azione ambientale che rappresentano gli atti programmatici di indirizzo politico-ambientale. La politica ambientale nel suo complesso è dunque caratterizzata dalle norme “ambientali” contenute nei Trattati fondamentali dell’Unione europea, dai citati Programmi d’azione e, per dare concretezza agli obiettivi ivi prefissati, l’Unione si è dotata di strumenti di ricerca scientifica, strumenti di mercato e finanziari e, soprattutto, dei classici strumenti di normazione.
Il processo d’integrazione europeo è caratterizzato dalla persistente identità “sovrana” dei singoli Stati membri, i cui valori e principi fondamentali trovano, spesso, collocazione all’interno delle Carte costituzionali. Nel capitolo IV si darà conto dell’eterogeneo status costituzionale dell’ambiente nelle più significative esperienze costituzionali europee. Particolare attenzione sarà rivolta alla modifica del titolo V della Costituzione italiana, a continuazione ed integrazione di quanto già detto sul medesimo argomento all’interno del capitolo I. In chiusura al capitolo IV si metterà l’accento sul rapporto tra le norme costituzionali e l’incidenza della normazione europea sull’ordinamento interno.
Il capitolo V è dedicato alle conclusioni della presente ricerca: riflessioni e critiche de iure condito e prospettive de iure condendo.

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3 Ai miei figli Antonio e Omar, ed al loro futuro. PREMESSA “Non unius terrae, sed totius naturae interpretes sumus” 1 Dalla metà del secolo XIX, in occidente, inizia il lento mutamento del rapporto tra uomo e ambiente, relazione indissolubile nella storia della civiltà umana. Gli ultimi due secoli sono caratterizzati dall’esplosione del progresso tecnologico e scientifico, dal mutamento delle economie, dall’abbattimento delle frontiere terrestri ma anche culturali, dal movimento delle genti in un repentino flusso emigrazione-immigrazioni che non ha precedenti nella storia antica: oggi questi mutamenti sono spesso sintetizzati nell’espressione “effetto globalizzazione”. Il carattere fondamentalmente antropocentrico della relazione uomo-ambiente si è spinto, con l’avvento dell’industrializzazione, fino ad un uso indiscriminato del suolo e dello sfruttamento delle risorse biologiche, con l’intento di assecondare il vorace vortice del progresso economico, fino a raggiungere, tuttavia, un punto critico in cui il valore 1 Plinio Il Vecchio, Naturalis Historia, Liber Xviii, letteralmente tradotta: «noi siamo gli interpreti, non di un solo paese, ma della natura intera»; attualizzando l’espressione potremmo dire che «della natura bisogna sentirsi interpreti e non padroni»;

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Adriano Di Mieri Contatta »

Composta da 142 pagine.

 

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