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La costruzione del senso multimediale

Informazioni tesi

  Autore: Monica Rudes
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Omar Calabrese
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 239

Il presente lavoro rappresenta un tentativo di costruzione delle leggi compositive che caratterizzano i meccanismi espressivi del mezzo multimediale.
Questo tipo di analisi è già consolidata per quanto riguarda le arti tradizionali (letteratura, pittura, scultura, audiovisivo) ma non era ancora stata affrontata nel caso del linguaggio multimediale. Un linguaggio che, in definitiva, non ha ancora ricevuto una definizione precisa: pochi sanno esattamente a che cosa ci si riferisce con il termine ‘multimedialità’.
Per prima cosa ho allora cercato di delimitare l’ambito semantico del termine. Innanzitutto, un testo è multimediale per gradi: un libro illustrato può essere considerato multimediale, però ad un grado diverso rispetto ad un’enciclopedia su CD-Rom (che comprenda l’audio).
Il grado più alto di multimedialità, il linguaggio multimediale vero e proprio, possiede però una precisa specificità: permette la fruizione simultanea di media diversi e insieme struttura lo spazio in profondità, moltiplicando n-volte il singolo spazio prospettico.
Gli spazi in cui possono apparire i vari elementi multimediali sono in definitiva due, uno per la parte visiva ed uno per la parte sonora. In entrambi, la percezione degli elementi segue la disposizione figura-sfondo ma, a differenza dei testi non multimediali, si possono potenzialmente suddividere in molteplici livelli (layers) attraverso l’uso di diversi sottoriquadri (per la parte visiva) o attraverso le modulazioni di volume (per la parte sonora).
Per la parte visiva, la sovrapposizione di più sottoriquadri permette la moltiplicazione dello schermo (chiamato anche ‘riquadro generale’) in ulteriori spazi creati da nuove ‘finestre’ spesso ben delimitate da una cornice (cornice solamente limite o resa in modo figurativo).
A questo punto si pone però un problema. Come riesce lo spettatore ad organizzare una tale densità di informazioni ed a ri-costruire la narrazione? O, specularmente, quali meccanismi mette in atto l’enunciatore per figurativizzare il percorso narrativo?
In sintesi: come comprendere che un elemento è significativamente più importante di un altro? La risposta va ricercata nei meccanismi percettivi che evidenziano una particolare figura o suono piuttosto di un altro. A questo scopo, ho passato in rassegna le principali teorie della percezione degli stimoli visivi e nell’arte in generale (dalla Gestalt ad Arnheim).
Per interpretare il significato di un testo multimediale occorre allora rifarsi alle categorie plastiche prima ancora di quelle figurative. La combinazione simultanea degli elementi infatti risente prima di tutto dell’impressione percettiva provocata dalle caratteristiche di forma, dimensione, colore, direzionalità e dall’interpretazione che ne dà l’essere umano in quanto esistente in un certo mondo con delle determinate regole (prime fra tutte quelle fisiche della gravità, in secondo luogo le consuetudini dettate dall’ambiente culturale).
Vengono d’aiuto allora le tradizionali regole percettive della Gestalt: il significato del testo multimediale è più che mai da considerarsi come un prodotto olistico, superiore ala somma dei singoli elementi (immagini, video, testi o audio) che lo compongono.
Una volta stabilita la collocazione narrativa di ogni elemento, bisogna capire gli effetti che si vengono a creare quando due elementi compaiono simultaneamente.
Due elementi che compongono il testo multimediale possono infatti essere associati attraverso la loro repentina successione (ed è il caso del montaggio inteso in senso classico) oppure attraverso la loro giustapposizione e compresenza all’interno del medesimo riquadro o sottoriquadro, nello stesso momento temporale: si può parlare in questo caso di montaggio simultaneo.
E’ questo un ‘nuovo’ tipo di montaggio, un nuovo modo di mettere insieme immagini (e suoni) che è reso possibile dalla specificità del medium digitale in cui gli elementi originati da media diversi possono facilmente fondersi e combinarsi dal momento che vengono trasformati tutti in un unico ‘supporto’, i byte.
La seguente tassonomia può essere facilmente applicata (ampliando la casistica) a tre o più elementi affiancati all’interno del testo multimediale, originati dallo stesso tipo di media o da media diversi (nel qual caso il risultato espressivo segue vie associative più complesse).

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1/3 ABSTRACT Il presente lavoro rappresenta un tentativo di costruzione delle leggi compositive che caratterizzano l’espressione del mezzo multimediale. Questo tipo di analisi è già consolidata per quanto riguarda le arti tradizionali (letteratura, pittura, scultura, audiovisivo) ma non era ancora stata affrontata nel caso del linguaggio multimediale. Un linguaggio che, in definitiva, non ha ancora ricevuto una definizione precisa: pochi sanno esattamente a che cosa ci si riferisce con il termine ‘multimedialità’. Una definizione del linguaggio multimediale Per prima cosa ho allora cercato di delimitare l’ambito semantico del termine. Innanzitutto, un testo è multimediale per gradi: un libro illustrato può essere considerato multimediale, però ad un grado diverso rispetto ad un’enciclopedia su CD-Rom (che comprenda l’audio). Il grado più alto di multimedialità, il linguaggio multimediale vero e proprio, possiede però una precisa specificità: permette la fruzione simultanea di media diversi e insieme struttura lo spazio in profondità, moltiplicando n-volte il singolo spazio prospettico. La suddivisione dello spazio (visivo e sonoro) Gli spazi in cui possono apparire i vari elementi multimediali sono in definitiva due, uno per la parte visiva ed uno per la parte sonora. In entrambi, la percezione degli elementi segue la disposizione figura-sfondo ma, a differenza dei testi non multimediali, si possono potenzialmente suddividere in molteplici livelli (layers) attraverso l’uso di diversi sottoriquadri (per la parte visiva) o attraverso le modulazioni di volume (per la parte sonora). Per la parte visiva, la sovrapposizione di più sottoriquadri permette la moltiplicazione dello schermo (chiamato anche ‘riquadro generale’) in ulteriori spazi creati da nuove ‘finestre’ spesso ben delimitate da una cornice (cornice solamente limite o resa in modo figurativo). La grammatica multimediale A questo punto si pone però un problema. Come riesce lo spettatore ad organizzare una tale densità di informazioni ed a ri-costruire la narrazione? O, specularmente, quali meccanismi mette in atto l’enunciatore per figurativizzare il percorso narrativo? In sintesi: come comprendere che un elemento è significativamente più importante di un altro? La risposta va ricercata nei meccanismi percettivi che evidenziano una particolare figura o suono piuttosto di un altro. A questo scopo, ho passato in rassegna le principali teorie della percezione degli stimoli visivi e nell’arte in generale (dalla Gestalt ad Arnheim).

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